Olio d’oliva tunisino in Sicilia: Confagricoltura replica al patron della “Oleifici Bono” di Sciacca

Olio d’oliva tunisino in Sicilia: Confagricoltura replica al patron della “Oleifici Bono” di Sciacca
15 ottobre 2018

Tirata in ballo dalle dichiarazioni del titolare di uno dei più grandi oleifici della Sicilia, la Confagricoltura dell’Isola replica a muso duro. La tesi del titolare della “Oleifici Bono” di Sciacca è che l’olio d’oliva che arriva dalla Tunisia non finisce sulle tavole degli italiani, ma in America e in Asia. “Ottimo – replica Confagricoltura non senza ironia – un gran biglietto da visita per il nostro Paese e per la nostra agricoltura”

La Confagricoltura siciliana, tirata in ballo dalle dichiarazioni rilasciate dal patron della “Oleifici Bono” di Sciacca, Michele Bono (CHE POTETE LEGGERE QUI,) che definisce come “fake news” l’allarme lanciato in occasione dello sbarco a Palermo di 800 tonnellate di olio biologico tunisino (l’equivalente di quasi 1 milione di bottiglie), tiene a precisare nuovamente i contorni della vicenda lasciando ogni giudizio di merito alla politica ed alla pubblica opinione.

“Che l’ltalia sia deficitaria nel settore dell’olio d’oliva – sottolinea in una nota Confagricoltura Sicilia – è un fatto risaputo da tempo e la Spagna, a cui ci lega l’euro, è tradizionalmente il nostro principale fornitore. Proprio per questa ragione il Paese iberico è tenuto al rispetto delle regole comuni sulla concorrenza, per i metodi di produzione e di quelle per la certificazione del biologico”.

“Nulla vieta, nell’ambito del mercato globale – leggiamo sempre nella nota di Confagricoltura Sicilia – di poter acquistare la materia prima anche da Paesi extra UE, a condizione che questa provenienza venga indicata chiaramente in etichetta. Ai contingenti di olio tunisino sbarcati in estate in Sicilia, proprio a ridosso dell’inizio della nuova campagna olivicola, per motivi umanitari votati dal Parlamento Europeo non vengono applicati i dazi doganali, ovvero quegli automatismi in grado di disinnescare, alla fonte, qualsiasi forma di concorrenza sleale basata sul differenziale dei costi di produzione”.

“Bene ha fatto – sottolinea ancora la Confagricoltura siciliana – l’europarlamentare Ignazio Corrao (parlamentare europeo del Movimento 5 Stelle eletto nel collegio Sicilia-Sardegna ndr) a presentare un’interrogazione per conoscere quali siano gli organismi competenti a vigilare sulla corretta applicazione degli accordi comunitari in deroga al fine di verificare il rispetto dei quantitativi contingentati” (QUI IL NOSTRO ARTICOLO SULL’INTERROGAZIONE DI IGNAZIO CORRAO).

“Senza questa forma di controllo, da effettuare non solo in ltalia, ma in tutti i porti di sbarco europei, anche in quelli spagnoli – la nota dell’organizzazione agricola – potrebbe infatti essere scongiurata qualsiasi ipotesi di triangolazione che utilizzi la Tunisia come porta d’ingresso per olio proveniente da altri luoghi d’origine in esenzione di dazi doganali”.

“E’ chiaro, anche per chi di economia ne mastica poco come gli agricoltori – si legge ancora nella nota di Confagricoltura – che ogni intervento effettuato sul lato dell’offerta causa di conseguenza un effetto sulla domanda e quindi per la formazione dei prezzi. In Sicilia questo è ancora più accentuato a causa dell’eccessiva polverizzazione dei produttori e del loro scarso potere contrattuale. ll metro di paragone per la formazione dei prezzi utilizzato da chi ha in mano il mercato, negli ultimi anni, è stato sempre stranamente orientato verso il ribasso, sia in anni di carica che di scarica come la campagna che sta per iniziare”.

In ultimo, l’organizzazione degli agricoltori siciliani, confortata dalla dichiarazione dell’amministratore  dell’oleificio  di Sciacca, circa la totale assenza di olio tunisino negli scaffali italiani, si domanda: ma che fine fa tutto l’olio d’oliva che arriva dalla Tunisia?

“A quanto sembra sostenere il signor Bono – conclude non senza una punta di ironia la nota di Confragricoltura Sicilia – sembrerebbe destinato al mercato mondiale. Ottimo, i consumatori di questi Paesi penseranno di acquistare un un prodotto siciliano, confusi dall’Italian sounding: e invece consumeranno olio extra UE: un gran biglietto da visita per il nostro Paese e per la nostra agricoltura”.

P.s

Se, come ci dice la nota di Confragricoltura Sicilia, 800 tonnellate di olio d’oliva tunisino (il carico arrivato lo scorso agosto) equivale a quasi “un milione di bottiglie”, il secondo carico di olio d’oliva tunisino – mille e 600 tonnellate – dovrebbe dare luogo altre altri 2 milioni di bottiglie di olio d’oliva tunisino.

Quindi – stando a quello che ha detto il titolare “Oleifici Bono” di Sciacca, dalla Sicilia partono, alla volta degli Stati Uniti e dell’Asia, tre milioni di bottiglie di olio d’oliva tunisino.

Così la terza Regione italiana per la produzione di olio d’oliva extra vergine – la Sicilia – esporta olio d’oliva extra UE (a Bruxelles preferiscono questa formula piuttosto che l’indicazione corretta del luogo di produzione: la ‘trasparenza’ prima di tutto…).

Foto tratta da bitontoviva.it

I misteri dell’olio d’oliva tunisino che arriva in Sicilia: va tutto negli USA e in Asia. Possibile?

 

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