Allevamenti in Sicilia: gli strascichi del fallimento dell’ARAS e la Coldiretti che, da Roma fino alla nostra Isola…

Allevamenti in Sicilia: gli strascichi del fallimento dell’ARAS e la Coldiretti che, da Roma fino alla nostra Isola…
2 luglio 2018

Succede di tutto e di più nel mondo degli allevamenti siciliani. Non basta la crisi. Non bastano i mancati pagamenti AGEA. Adesso arrivano anche le richieste di soldi per prestazioni precedenti al fallimento dell’Associazione Regionale Allevatori. Nel frattempo il nuovo Ministro Centinaio restituisce i controlli funzionali alle Regioni. Un colpo per la Coldiretti, da Roma alla Sicilia  

I riflettori stanno per riaccendersi sull’Associazione Regionale Allevatori della Sicilia (ARAS), dichiarata fallita dal Tribunale di Palermo nel marzo dell scorso anno (COME POTETE LEGGERE QUI). Questo per almeno due motivi. In primo luogo perché molti allevatori siciliani sarebbero stati chiamati a pagare dalla gestione fallimentare prestazioni effettuate dalla stessa Associazione in periodi precedenti il fallimento. In secondo luogo perché il nuovo Ministro delle Risorse agricole e Alimentari, Gian Marco Centinaio, ha fatto sapere che i controlli funzionali negli allevamenti dovranno essere effettuati dalle strutture regionali.

Le due vicende, come ora proveremo a raccontare, si incrociano. Ma andiamo per ordine.

Cominciamo con i cosiddetti controlli funzionali. In Sicilia i controlli funzionali, sino a prima del fallimento dell’ARAS, venivano effettuati dalla stessa Associazione Regionale Allevatori Siciliana. Tra i tanti disastri registrati nella passata legislatura c’è anche il fallimento dell’ARAS, del quale questo blog si è più vole occupato (COME POTETE LEGGERE NEGLI ALLEGATI IN CALCE A QUESTO ARTICOLO).

Con il fallimento dell’ARAS dei controlli negli allevamenti della Sicilia si è occupata l’AIA, l’Associazione Italiana Allevatori, gestita dalla Coldiretti.

La prima notizia è che la gestione fallimentare dell’ARAS starebbe chiedendo a tanti allevatori siciliani il pagamento di prestazioni precedenti al fallimento della stessa Associazione Regionale Allevatori della Sicilia.

Non sappiamo come stanno le cose. Ma non possiamo fare a mano di sottolineare un fatto politico tutt’altro che secondario: in una terra dove la Regione siciliana è in sostanziale default non dichiarato, dove le ex Province sono senza soldi e vicine al default (la Provincia di Siracusa è già fallita) e dove chi amministrati i Comuni senza soldi, invece di protestare con Roma e con la Regione, prova in tutti i modi scippare altri soldi dalle tasche dei cittadini (vedi Palermo, ma non solo), anche gli agricoltori sono sotto ‘spremuta’.

Per mantenere i Consorzi di bonifica si cerca di aumentare i canoni idrici agli agricoltori e, adesso, scopriamo che si sta cercando di ‘spremere’ soldi anche agli allevatori.

L’aspetto tragicomico di questa storia è che tutti – il Governo nazionale che gestisce AGEA, il Governo regionale siciliano per la parte che riguarda i Consorzi di bonifica e, a scendere, tutti gli altri soggetti fanno finta di non sapere che non solo gli agricoltori siciliani sono massacrati dalla concorrenza sleale dei prodotti che arrivano da mezzo mondo (con il Governo regionale che si guarda bene dal controllarli), ma hanno anche il problema dei fondi pubblici europei che non arrivano.

Questo blog si è più volte occupato degli incredibili ritardi con i quali AGEA (l’Agenzia dello Stato che dovrebbe effettuare i pagamenti in agricoltura) eroga alle imprese agricole siciliane i fondi europei. Ritardi che, per tantissimi agricoltori e allevatori siciliani, sono di due anni e, talvolta, anche di tre anni. Questo perché, con molta probabilità, lo Stato, negli anni passati, ha utilizzato i fondi per l’agricoltura per pagare altre cose (COME ABBIAMO RACCONTATO QUI).

Non solo agricoltori e allevatori siciliani sono in grande difficoltà: ma adesso dovrebbero pagare più cara l’acqua per irrigare (agricoltori) e pagare per i ‘buchi’ dell’ARAS (allevatori).

In questa vicenda già ‘calda’ si innesta la mossa del Governo nazionale sui controlli negli allevamenti.

Qui serve una breve digressione. La Coldiretti, se proprio la dobbiamo dire tutta, ha gestito l’ARAS fino a prima del fallimento.

L’Associazione Regionale Allevatori Siciliana vanta una lunga tradizione. Fino a quando alla direzione di questa struttura ha operato il dottore Antonino Petix ha sempre funzionato. C’erano, ovviamente – ma questo riguardava tutte le strutture pubbliche della Sicilia – pressioni politiche, soprattutto sul fronte delle assunzioni di personale.

Ma l’ARAS funzionava. Dopo il pensionamento di Petix è iniziato un periodo travagliato, legato a vicende nazionali che si sono riverberate anche in Sicilia.

E’ successo che molte Associazioni Regionali Allevatori sono state commissariate: e tra queste anche quella siciliana (cioè la citata ARAS). Le organizzazioni agricole tradizionali si sono divise: Confagricoltura e CIA (Confederazione italiana Agricoltori) si sono chiamate fuori, lasciando alla Coldiretti la gestione delle Associazioni Regionali Allevatori.

In Sicilia le vicissitudini sono state tante. Vicende che non sono ancora state chiarite.

Come già ricordato, con il fallimento dell’ARAS i controlli negli allevamenti sono passati all’Associazione Italiana Allevatori. Questo avveniva quando al Governo dell’Italia c’era il centrosinistra: lo stesso colore politico del Governo regionale siciliano della passata legislatura.

Insomma, nel mondo degli allevamenti la Coldiretti, tra Roma e Sicilia, ha svolto un ruolo centrale. Ora il colore del Governo è cambiato a Roma e in Sicilia.

Con la mossa del Ministro Centinaio tutto cambia: i controlli tornano alle Regioni. O meglio, alle Associazioni Regionali Allevatori, là dove sono ancora in piedi.

Il primo dato è che la Coldiretti – che a livello nazionale controlla l’AIA – perde il controllo sugli allevamenti siciliani.

E allora? Qualche giorno fa, in un comunicato, la presidente della CIA siciliana, Rosa Giovanna Castagna, è stata chiarissima:

“Serve al più presto un soggetto il più ampio e rappresentativo possibile, sicuramente non di parte, per garantire la selezione genetica e i controlli funzionali e dove la gestione sia di competenza regionale”.

Messaggio preciso: vero è che la Coldiretti, sin dai tempi della gloriosa DC, è sempre stata governativa: ma adesso, se in Sicilia dovrà essere una struttura regionale ad effettuare i controlli negli allevamenti dell’Isola, il “soggetto” che verrà chiamato ad effettuare questi controlli non potrà essere di parte.

Insomma, per dirla con estrema chiarezza, Coldiretti perderà il potere che ha esercitato sugli allevamenti della Sicilia. E sembra che, su una linea di gestione unitaria e non di parte dei controlli negli allevamenti (da affidare, magari, all’Istituto Zootecnico della Regione), si muovano anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, e il dirigente generale del dipartimento Agricoltura, Carmelo Frittitta.

Cosa, questa, che per Coldiretti – da Roma alla Sicilia – risulterebbe non proprio ‘digeribile’…

Da leggere:

Agricoltura, dopo le proteste del mondo del grano duro tocca agli allevatori siciliani

Associazione Regione Allevatori della Sicilia: i ‘numeri’ del fallimento

Associazione Allevatori come la Basilica di Santa Chiara: dopu c’arrubbaru ci misiru ‘i catini

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