Lo Stato scippa alla Regione i fondi per i boschi e, magari, la colpa è dei forestali!

Lo Stato scippa alla Regione i fondi per i boschi e, magari, la colpa è dei forestali!
11 febbraio 2018

L’onorevole Alessandro Aricò ha scoperto l’acqua calda: e cioè che, per trovare i soldi che il passato Governo Crocetta si faceva scippare da Roma, lo stesso Governo siciliano ‘razziava’ fondi di qua e di là, compresi i proventi della vendita delle azioni Unicredit. E questa sarebbe la novità? L’unica nota positiva è che il SIFUS ci dice che l’attuale Governo regionale vorrebbe evitare il caos che si è verificato lo scorso anno nel settore antincendio

La polemica l’ha sollevata Alessandro Aricò, parlamentare regionale di DiventeràBellissima, il movimento politico che fa capo al presidente della Regione siciliana:

“Durante l’ultima riunione della commissione Bilancio ho chiesto l’istituzione di una sottocommissione per verificare l’utilizzo dei proventi ricavati dalla vendita delle quote Unicredit di proprietà della Regione siciliana”.

Per la cronaca, si tratta, anzi, si trattava, della partecipazione azionaria della Regione in Unicredit, il polo bancario italiano che, dopo un lungo giro di valzer a perdere per la Sicilia e i siciliani, ha inglobato quello che restava di Banco di Sicilia e Sicilcassa.

Perché il parlamentare Aricò ha sollevato tale questione? Per “portare alla luce le eventuali manovre scorrette della rivoluzione crocettiana, che ha ulteriormente impoverito il patrimonio regionale”.

Con la vendita delle azioni Unicredit la Regione ha realizzato un controvalore di circa 56 milioni di euro. Risorse, questo il dubbio sollevato dal parlamentare di DiventeràBellissma, che potrebbero  essere stati “dirottati nel capitolo di Bilancio relativo ai pagamenti dei forestali”.

“I principi contabili di bilancio della Regione, invece – precisa Aricò – impongono il reinvestimento dei proventi di una dismissione azionaria e ne vietano l’utilizzo per far fronte a spese correnti”.

Insomma, il Governo Crocetta avrebbe commesso un’irregolarità.

“Inoltre – precisa puntuto Aricò – mentre le entrate in conto capitale derivanti da vendita di azioni sono in genere una tantum, le spese correnti presentano caratteri di ripetitività e serialità. In conclusione, utilizzare i proventi della vendita di azioni per risolvere una carenza di fondi su un capitolo di parte corrente – ad esempio per spese di personale e approvvigionamento di beni e servizi – è tecnicamente scorretto oltre a pregiudicare in maniera pesante i già precari equilibri di bilancio”.

Sul Giornale di Sicilia on line l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, che com’è noto era una riconosciuta ‘autorità’ in materia di contabilità pubblica, replica così:

“Nel 2014 le spese reali di investimento sono state maggiori rispetto alle entrate della Regione, pertanto, è esattamente il contrario, cioè una parte di spesa che poteva essere impiegata per spese correnti è stato utilizzata per spese di investimento”.

Che dire di questa storia? Che la politica siciliana, rispetto alla questione finanziaria della Regione, continua a fare finta di non capire.

Il problema non sono i 56 milioni di euro relativi alla vendita delle azioni Unicredit utilizzati per le spese correnti. Ricordiamo che, per fare fronte alle spese correnti, il Governo di Rosario Crocetta, nella passata legislatura, ha sbaraccato il fondo di rotazione della CRIAS (la Cassa Regionale di Credito per le aziende artigianali) di 20 milioni di euro.

In pratica, 20 milioni di euro che venivano erogati ad artigiani e agricoltori sono finiti in spesa corrente senza che nessuno abbia avuto qualcosa da dire. La motivazione tecnico-politica era “che tanto ci sono i fondi europei...”.

Il vero problema – e questo blog lo scrive da quando è in rete – sono i soldi che lo Stato centrale ha scippato alla Regione, con il consenso – questo sì – del Governo Crocetta e del PD.

Non sapendo dove trovare i soldi che si facevano scippare dal Governo Renzi – perché allora a Palazzo Chigi c’era Renzi – Crocetta e i suoi compagni del PD siciliano hanno utilizzato tutti i fondi disponibili presenti nel Bilancio regionale: i proventi della vendita delle azioni Unicredit, il fondo di rotazione CRIAS e tutto quello che gli veniva a tiro.

Questa è la “classe dirigente” del PD siciliano: una “classe dirigente” che ha massacrato le finanze regionali, per essere poi messa all’angolo da Renzi quando si è arrivati alla presentazione delle liste per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo. ‘Lungimiranti’, i vari Crocetta, Lumia e Cracolici, no?

Onorevole Aricò, ci creda: se lei vuole andare al di là dei proventi della vendita di azioni Unicredit ‘distratti’ – che è solo una delle tante magagne del passato Governo regionale – si vada a leggere cosa prevedono i due ‘Patti scellerati’ siglati da Crocetta con Renzi nel giugno del 2014 e nel giugno del 2016; e, magari, dia una sbirciatina alla sbrigativa cancellazione di 5 miliardi di euro di crediti cancellati a velocità supersonica dal Bilancio della Regione  (IN QUESTO ARTICOLO RACCONTIAMO COME SONO ANDATE LE COSE, SIA SUI DUE ‘PATTI SCELLERATI’, SIA SUI 5 MILIARDI DI CREDITI CANCELLATI DAL BILANCIO DELLA REGIONE).

L’unica cosa che non dovete fare è tirare in ballo, in questa storia, gli operai della Forestale, che in questa storia non c’entrano proprio nulla!

Se il Governo nazionale scippa alla Regione siciliana i fondi – regionali! – con i quali si pagavano gli operai della Forestale, la responsabilità è degli ‘ascari’ che si sono fatti scippare quest soldi, non certo degli operai della Forestale!

Tra l’altro, l’onorevole Aricò come stanno le cose lo sa benissimo. Ricordiamo che, nel 2012, Aricò, da assessore regionale al territorio e Ambiente, rispondendo all’allora assessore suo compagno di Giunta, Andrea Vecchio, dichiarava a Live Sicilia:

“Dispiace constatare che Andrea Vecchio, che stimiamo per quanto fatto nel corso della sua attività, oggi nella sua veste istituzionale si lasci andare a ingiuste dichiarazioni che seguono i più scontati luoghi comuni, come quello che ad appiccare i fuochi siano gli operai forestali. Voglio rassicurarlo che i 7 mila operai del servizio antincendio, sotto il coordinamento degli agenti del Corpo forestale della Regione, svolgono un’efficace opera di prevenzione e di spegnimento, con turni che in caso di incendio superano anche le 16 ore quotidiane”.

“Una macchina – leggiamo sempre nell’articolo di Live Sicilia di sei anni fa – quella dei forestali, che costa qualcosa come 693 milioni di euro all’anno. Metà dei quali a carico della Regione, il resto dell’Inps, che garantisce il sussidio di disoccupazione nei mesi in cui i dipendenti non lavorano. Spesa che ha obbligato la Regione nei mesi scorsi ad accendere un mutuo col quale erogare queste buste paga. Un mutuo bocciato dal Commissario dello Stato che ha sancito un principio fondamentale: ‘I mutui possono essere chiesti soltanto per gli investimenti, non certo per pagare stipendi’. Così l’Ars s’è rimboccata le maniche e ha cominciato a tagliare un po’ qua e un po’ la fino a reperire 96 milioni di euro prima, e altri 105 milioni poi”.

Pensate un po’: già nel 2012 c’erano difficoltà. Figuriamoci negli anni del Governo Crocetta, quando la Regione, a partire dal 2014, ha subito dallo Stato non soltanto i già citati ‘Patti scellerati’ e l’eliminazione dal proprio Bilancio di 5 miliardi di crediti, ma anche un esborso annuo di un miliardo e 300 milioni di euro per il risanamento dei conti di uno Stato non non ha risanato una mazza!

Nell’intervista di sei anni fa all’allora assessore Aricò c’è un passaggio che è illuminante: là dove si dice che l’Inps dovrebbe garantire il sussidio di disoccupazione con una spesa di circa 350 milioni di euro all’anno.

A nostro avviso il problema è proprio questo: l’Inps.

Ci siamo mai chiesti perché, lo scorso anno, gli operai dell’antincendio sono stati avviati al lavoro a luglio invece che ad aprile? La risposta è semplice: per mancanza di soldi.

Perché noi abbiamo motivo di credere che l’Inps – cioè sempre lo Stato – non sia molto felice nell’ottemperare a un accordo, che risale ai primi anni ’80 del secolo passato, sulla gestione degli operai della Forestale.

Il risultato, lo scorso anno, si è materializzato con la perdita di 20 mila ettari di boschi siciliani distrutti dagli incendi.

Hanno ‘risparmiato’ lo Stato e la Regione lasciando i boschi siciliani senza le opere di prevenzione degli incendi?

Non siamo in grado di rispondere. Però sappiamo che tutti gli incendi che hanno funestato la scorsa estate la Sicilia sono stati contrassegnati dalla presenza di Canadair, gli aerei anfibi il cui costo è pari a 15 mila euro per ogni ora di volo (in calce tutti gli articoli qui Canadair).

E quest’anno? Abbiamo chiesto ‘lumi’ al segretario del SIFUS della Sicilia, Maurizio Grosso (il SIFUS è il Sindacato che si batte per la stabilizzazione degli operai della Forestale della Sicilia).

Grosso ci ha detto che l’attuale Governo regionale si sta muovendo in discontinuità rispetto al precedente Governo Crocetta. Con il Bilancio in dodicesimi (cioè in esercizio provvisorio) sono stati stanziati i fondi per avviare la campagna antincendio nei tempi prestabiliti: cioè ad aprile.

Insomma, un’inversione di tendenza c’è. Ovviamente, si attende che, dalle parole, si passi ai fatti.

Ecco gli articoli sui Canadair:

Incendi/ Sorpresa: i Canadair e gli elicotteri antincendio sono gestiti da privati!

Incendi in Sicilia/ Per caso i Canadair si pagheranno con i fondi del PSR?

Chi ha interesse a incendiare la Sicilia? Il dopo-fuoco e il grande business di elicotteri e Canadair

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