Ars: tanti no all’abolizione dei tetti alle retribuzioni. Silenzio invece su Camera e Senato…

Ars: tanti no all’abolizione dei tetti alle retribuzioni. Silenzio invece su Camera e Senato…
26 dicembre 2017

Il problema ‘morale’ si pone per l’eliminazione dei tetti alle retribuzioni dei dipendenti dell’Ars. Piero Grasso: “La proroga della delibera del Senato sui tetti ai dirigenti non si farà e non è previsto che si faccia”. Insomma, al Senato gli stipendi possono aumentare. Il parlamentare nazionale Alessandro Pagano (Lega Nord) contro gli aumenti di stipendi all’Ars: ma non dice nulla su Montecitorio… E i grillini romani che dicono?

Non riuscendo ad affrontare i temi scottanti – l’acqua che manca perché le dighe vengono svuotate, la pesante eredità che i Governi di centrosinistra hanno lasciato al nuovo Governo di centrodestra in materia di rifiuti (discariche sature e raccolta differenziata con percentuali ridicole), i ‘buchi’ del Bilancio regionale, le Province fallite, i Comuni senza soldi, la crisi del grano duro e la presenza di navi che scaricano nei porti siciliani grano pieno di glifosato e micotossine e via continuando – la politica siciliana ho trovato un nuovo argomento su cui baloccarsi: il tetto delle retribuzioni dei dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana.

In realtà, come abbiamo raccontato, i ‘giochi’, in questo delicato settore, li hanno aperti, a Roma, il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati. Il ‘caso’ è esploso tra la primavera e l’estate di quest’anno, quando l’Autodiachia – la giurisdizione interna al Parlamento nazionale, composta da un gruppo di parlamentari – ha deciso di eliminare i tetti delle retribuzioni introdotto dal Governo Renzi, che ha fissato in 240 mila euro lordi gli stipendi per i dirigenti apicali.

Gianfranco Miccichè, non appena eletto presidente del Parlamento siciliano, ha pensato bene di ‘caratterizzare’ il suo ritorno nel ‘Palazzo’ con un argomento legato al denaro, affermando di voler togliere i tetti retributivi ai dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana.

Il suo ragionamento è semplice: da quando esiste, il Parlamento siciliano si rifà al Senato. Siccome il Senato ha tolto il tetto di 240 mila euro alle retribuzioni dei dipendenti, la stessa cosa farà l’Assemblea regionale siciliana.

Da giorni infuriano le polemiche: politici, filosofi, matematici e persino preti si sono infilati in questa diatriba.

La cosa strana è che si parla dei tetti delle retribuzioni dell’Ars, ma non si parla dei tetti delle retribuzioni di Camera e Senato. E dire che tale notizia è nota dalla scorsa primavera.

Dei tetti retributivi da eliminare al Parlamento nazionale ha parlato il Corriere della Sera lo scorso aprile (COME POTETE LEGGERE QUI) e Il Fatto quotidiano lo scorso agosto (COME POTETE LEGGERE QUI).

A parte questi articoli, non ricordiamo grandi polemiche. Il presidente del Senato, Piero Grasso, e la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, avrebbero potuto fare qualcosa per evitare la fine del blocco delle retribuzioni nei due ‘Palazzi’ della politica? Noi ce lo siamo chiesti (COME POTETE LEGGERE QUI).

Anche se, a dir la verità, una presa di posizione su tale argomento il presidente Piero Grasso – che oggi è il leader di Liberi e Uguali – l’ha già data ieri, come leggiamo nella Gazzetta del Sud on line:

“La proroga della delibera del Senato sui tetti ai dirigenti non si farà e non è previsto che si faccia”. Grasso ricorda che si è trattato di una “misura temporanea”, giustificata da “esigenza particolari”.

Da quello che abbiamo capito, al Senato della Repubblica e alla Camera dei deputati possono tornare le super retribuzioni.

E in Sicilia? A giudicare dai toni delle polemiche, no. E’ evidente che i dirigenti e, in generale, i dipendenti di Camera e Senato debbono possedere requisiti diversi – e di certo più importanti – dei dirigenti e dei dipendenti del Parlamento dell’Isola.

Contro l’aumento delle retribuzioni ai dipendenti dell’Assemblea regionale siciliana – perché alla fine di questo si tratta – si schiera il leader della Lega Nord della Sicilia, Alessandro Pagano:

“Il presidente Miccichè – dice Pagano – ha l’esperienza e la competenza per svolgere bene il ruolo di garanzia alla guida dell’Ars. Trovo senza dubbio positiva l’idea di trasformare la commissione Antimafia in Anticorruzione. E’ doveroso approfondire sulla presenza o meno di fenomeni corruttivi all’interno della burocrazia regionale. Ma sull’ipotesi di ripristino degli stipendi d’oro a dirigenti e consiglieri parlamentari dell’Assemblea regionale, la Lega prende le distanze nutrendo molte perplessità. In una Regione in cui si parla di esercizio provvisorio, dove oltre la metà dei siciliani si trova in condizioni di povertà, si rischia così di far passare soltanto messaggi sbagliati e fuorvianti”.

Pagano è parlamentare nazionale. Domanda: a Roma, invece, togliendo il tetto ai dipendenti del Parlamento nazionale, che tipo di messaggio è passato?

Su La Repubblica edizioni locali di qualche giorno fa leggiamo:

“Il capogruppo di Fratelli d’Italia a Sala d’Ercole, Antonio Catalfamo, è netto: ‘Siamo contrari a un ritorno al passato, ma condividiamo la preoccupazione del presidente sulla precedente gestione: la spending review non deve essere un criterio abusato. Occorre equilibrio”.

“L’opposizione Miccichè l’avrà anche dentro l’Ufficio di presidenza. Non solo dai tre rappresentanti del Movimento 5 stelle:

‘Dovrà passare sul nostro corpo, non consentiremo aumenti di stipendio’, ha detto la capogruppo grillina Valentina Zafarana.

Ma anche, ad esempio, dal deputato questore di Diventerà bellissima, il movimento di Musumeci, Giorgio Assenza:

“Penso si debba introdurre un nuovo tetto, magari superiore a quello precedente, evitando però di tornare a segretari generali con stipendio da oltre 500 mila euro'”.

Un attacco a Miccichè arriva dall’assessore regionale, Vincenzo Figuccia:

“La realtà – scrive Figuccia – è che probabilmente questa maggioranza ha sbagliato a votare Miccichè. Consentitemi di mostrare una profonda amarezza e di sollevare profonde perplessità nei confronti delle affermazioni del neopresidente dell’Assemblea regionale siciliana, con riferimento ai tetti degli stipendi. È normale che molti dirigenti dell’Ars siano andati in pensione e che esista una nuova eccellente classe dirigente che ha preso il loro posto. Anche in modo sobrio e meno esoso e non credo ciò rappresenti un disvalore”.

Secondo Figuccia, che ha lasciato Forza Italia in polemica con il coordinatore-commissario Miccichè, per aderire all’UDC, la maggioranza “avrebbe potuto fare scelte più coraggiose esprimendo un presidente dell’Ars di maggiore discontinuità. Non mi piace l’immagine che si sta dando all’esterno. La considero offensiva per tanti che non possono mangiare, licenziati, inoccupati, giovani, meno giovani e soggetti appartenenti a varie categorie che guardano a questo governo con speranza e che aspettano segnali nella direzione del cambiamento, dello sviluppo e del sostegno a chi soffre”.

In effetti, nei giorni scorsi, nel presentare la proposta di eliminazione dei tetti alle retribuzioni dei dipendenti dell’Ars, il presidente Miccichè si è esibito in un panegirico nei riguardi dei dirigenti del Parlamento siciliano che sono andati in pensione anticipatamente. Dimenticando di precisare che questi signori sono andati via per una questione di convenienza, non certo per motivazioni morali.

Anche se Miccichè non ha sminuito la professionalità di chi è rimasto, di fatto, il suo discorso si è prestato a tale ‘lettura’.

P.s.

Giustamente, i grillini dell’Ars – con in testa Valentina Zafarana – annunciano le barricate contro l’eliminazione del tetto delle retribuzioni dei dipendenti. ma cosa dicono i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle sui tetti delle retribuzioni eliminati alla Camera e al Senato?   

 

 

 

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