Baccei: “Torno se me lo chiedono i siciliani”. Attesa una folla implorante davanti all’assessorato…

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Come è tenero lui: dopo avere applicato in Sicilia il modello greco di austerity, dice che tornerebbe a fare l’assessore, ma se a chiederlo fossero i siciliani. Che, giustamente, di motivi per farlo ne avrebbero. Tanto che arrivano voci di migliaia di persone pronte a manifestare davanti al suo assessorato per farlo restare…

Diciamolo subito: l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, suscita tenerezza. Che altro si può provare dinnanzi alle parole che ha pronunciato ieri con candida convinzione?

A chi gli ha chiesto se fosse disponibile a ripetere la sua esperienza di assessore, in un eventuale governo guidato da Fabrizio Micari, ha risposto: “Io sono a disposizione, ma non mi candido a farlo. L’altra volta però me l’hanno chiesto da Roma, stavolta vorrei che fossero i siciliani a chiedermelo”.

Che fosse stata Roma ad imporlo, non c’erano dubbi. Non a caso, in questi anni, è stato indicato come il commissario inviato dal Governo nazionale, l’agente speciale in missione in Sicilia, il proconsole romano e così via per limitarci agli appellativi più ‘simpatici’.

Non è mai superfluo ricordare che se c’è qualcuno che lo ha imposto, c’è qualcun altro che ha accettato l’imposizione. E questo qualcun altro ha un nome: Rosario Crocetta. Anche all’Ars, tranne tiepide proteste, nessuno ha avuto da ridire su questa prepotenza romana che ha imposto ai siciliani un assessore non eletto, sconosciuto in Sicilia e mandato qui per fare gli interessi del governo nazionale. Il torto ai siciliani lo hanno fatto i politici che si sono prostrati dinnanzi a tale scelta. Baccei ha fatto il suo dovere, e dal suo punto di vista, lo ha fatto bene.

La sua missione è stata compiuta: lacrime e sangue per tutti.  Per le migliaia di dipendenti rimasti senza stipendi (vedi i lavoratori delle ex province, quelli delle società regionali, della Formazione, ecc…), per i Comuni a cui non sono rimasti gli occhi per piangere, per le scuole, per i disabili, per la sanità pubblica, per i più poveri. Austerity sul modello greco applicato alla Sicilia. Il tutto per garantire al Governo nazionale di potere continuare la sua azione da sanguisuga: garantito il prelievo forzoso a carico degli enti locali siciliani che non possono più assicurare servizi ma devono contribuire al risanamento della finanza pubblica italiana. 1.3 miliardi solo a carico della Regione. A cui vanno aggiunti i soldi strappati alle Province.  Per i Comuni si è agito diversamente: si sono tagliati direttamente i trasferimenti statali, di conseguenza quelli regionali. 

Dopo il Governo Crocetta-Baccei, la Sicilia è senza dubbio più povera e più inguaiata con un debito galoppante che deriva dai continui mutui accesi per sopperire ai furti legalizzati.

Indimenticabili, poi, i patti firmati con lo Stato da Crocetta e Baccei, per mezzo dei quali hanno rinunciato ai contenziosi con lo Stato, alias qualche miliardo di euro che la Sicilia poteva incassare grazie ai pronunciamenti favorevoli della Corte Costituzional in materia di tributi o di leggi finanziarie di dubbia applicazione nella nostra Regione. 5 miliardi? 2? 1? Qualunque sia la cifra, è stato un regalo a Roma che la Sicilia non poteva permettersi.

Indimenticabile anche l’indifferenza dinnanzi ai richiami della Corte dei Conti siciliana che puntava il dito contro uno Stato che stressa i conti della Sicilia e contro l’Agenzia delle Entrate che trattiene tributi che dovrebbero rimanere in Sicilia.

Questa è l’essenza del Governo Baccei-Crocetta. Tutto il resto sono chiacchiere: bilancio approvato, conti in ordine, bilancio parificato o meno. Magie e acrobazie per chiudere un documento contabile non sono nuovi. Peccato che le politiche economiche non si valutino con il metro del ragioniere, ma con gli effetti che hanno sui cittadini.

Lo ripetiamo: Baccei ha svolto solo il compito per cui è stato mandato in Sicilia. La colpa delle conseguenze pagate dai siciliani è tutta dei politici siciliani.

Ma, per tornare alla frase di Baccei, solo un tenerone poteva pronunciarla: pensa davvero che, a parte i soliti politici ascari, ci possa essere qualche siciliano così masochista da chiedergli di tornare? Assessore, suvvia! Lei è una persona intelligente, anche solo dire una cosa del genere potrebbe suscitare qualche dubbio in merito. Noi preferiamo pensare che lei dal punto di vista politico, sia più ingenuo di Peter Pan. Altrimenti dovremmo pensare che ci sta prendendo per i fondelli.

A meno che non sia vero- attendiamo conferme- quello che ci stanno dicendo in questo momento, ovvero che ci sarebbero migliaia di siciliani davanti al suo assessorato che la stanno implorando di tornare….

Sarà vero?

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