9
Ago
2017
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Sicilia: fallita la Regione, fallite le Province, quasi falliti i Comuni. Perché serve il ‘Sovranismo’

La Regione siciliana è alla frutta (la Corte dei Conti ha parlato di “rischio default”). Le Province sono fallite. I Comuni dell’Isola sono sulla via del fallimento (ieri il Governo regionale ne ha commissariati circa 250 per mancata approvazione del Bilancio: dimenticando che è la stessa Regione che sta facendo fallire i Comuni). Perché, in questo scenario, diventa importante il ‘Sovranismo’. Il CETA, il grano duro siciliano e la candidatura di Giovanni la Via. La ZES di Massimo Costa e Roberto La Rosa: come affidare le pecore ai lupi romani e comunitari…  

Che cosa significa essere ‘Sovranisti’? Da qualche giorno a questa parte sta provando a raccontarlo Beppe De Santis, su questo blog. Significa, innanzitutto, difendere la Costituzione italiana del 1948: quella Costituzione che il signor Matteo Renzi e il suo pessimo partito – il PD – hanno provato a stravolgere con la riforma ‘bocciata’ dalla maggioranza degli italiani lo scorso 4 dicembre.

Difendere la Costituzione italiana del 1948, in Sicilia, significa anche difendere lo Statuto autonomistico siciliano. Perché se va a fondo la Costituzione, va a fondo anche l’Autonomia siciliana.

Per la Sicilia è una grande sfida. Che, nella difficile partita delle prossime elezioni regionali, si sostanzia nel movimento-lista “Noi Siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana”. Di questa lista il candidato presidente della Regione è Franco Busalacchi, il titolare di questo blog. Tra i designati assessori vi sono l’economista keynesiano, Nino Galloni, e il filosofo, Diego Fusaro.

Se andate su google e scrivete “la Sicilia fallita”, spunteranno anche le immagini di Rosario Crocetta, il disastroso presidente della Regione uscente che potete ‘ammirare’ nella foto sopra. Crocetta è il simbolo del fallimento della Sicilia. Ma sappiate che dietro Crocetta ci sono Renzi, il PD e l’Europa dell’euro.

Attenzione: Renzi è stato sconfitto, ma è ancora sulla plancia di comando del PD. Gli ‘europeisti’ – ovvero le multinazionali che si sono impossessate dell’Unione Europea e, in Italia, del Partito Democratico, per finire di ‘schiavizzare’ l’Italia con la copertura del partito politico di ‘Sinistra’ – hanno dato a Renzi un’altra opportunità.

Sì, hanno dato al segretario del PD un’altra occasione: deve convincere gli italiani a trasformarsi da cittadini ormai di seria B in ‘sudditi’. Ma questa volta Renzi deve portare agli ‘europeisti’ risultati concreti. Niente più cambiali in bianco per il Pinocchio del Mugello.

Questo significa che le multinazionali, che già condizionano  il Parlamento europeo, hanno cominciato a presentare il conto. A Strasburgo e a Roma.

Hanno cominciato subito con il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada che prevede una serie di penalizzazioni che colpiscono produzioni tipiche mediterranee.

La caratteristica del CETA è che colpisce, indistintamente, prodotti del Centro Nord Italia e prodotti del Sud. Certo: più del Sud che del Centro Nord, ma questa volta anche del Centro Nord Italia. Per esempio, il prosciutto di Parma, che già in Canada si scontra con prodotti di qualità inferiore.

Le multinazionali, a proposito del CETA, non immaginavano che le maggiori resistenze sarebbero arrivate dal Sud Italia e, in particolare, da Puglia e Sicilia per il grano duro.

I canadesi, per dare via libera alle multinazionali nel proprio Paese, chiedono che alcune loro produzioni abbiano campo libero in Europa. Abbiamo già accennato al prosciutto crudo. Ma il Canada punta soprattutto a sbolognare all’Europa 4 milioni di tonnellate di grano duro all’anno prodotto nelle aree fredde di questo Paese: grano duro fatto maturare con il glifosato (come potete leggere qui) e pieno di micotossine DON (come potete leggere qui).

Tutto immaginavano, le multinazionali, tranne che di trovare opposizione alla collocazione, in Europa, dei già citati 4 milioni di tonnellate di grano duro prodotto ogni anno nelle aree umide e fredde del Canada (qui notizie su questi 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese di ‘ottima’ qualità: si fa per dire!). Mai avrebbero immaginato che tale opposizione sarebbe nata in Puglia e in Sicilia.

Qui – anche se per ora si chiamano con nomi diversi – entrano in scena i ‘Sovranisti’. Perché, di fatto, i produttori di grano duro del Sud Italia (soprattutto di Puglia e Sicilia) che, insieme con i consumatori, hanno dato vita all’associazione GranoSalus, opponendosi al grano duro di pessima qualità che arriva in Italia con le navi (che molto spesso è grano duro canadese) non fanno altro che provare ad opporsi alla folle globalizzazione dell’economia a partire dal basso.

Uno dei punti del programma dei ‘Sovranisti’ è quello di opporsi, con gli scarsi mezzi che oggi sono ancora disponibili, alle follie della globalizzazione. Il CETA – un trattato commerciale internazionale che, se applicato, renderà ordinario il consumo, in Europa, del grano duro canadese per produrre pasta, farina, pizze, biscotti, dolci e via continuando – non è altro che uno dei volti tremendi della globalizzazione.

Chi oggi si oppone in Italia al grano duro estero che arriva con le navi dovrebbe stare con i ‘Sovranisti’. Invece succede che gli esponenti di due partiti politici italiani – PD e Forza Italia – due partiti che, nel Parlamento europeo, hanno votato in favore del CETA, organizzino, a livello locale, movimenti contro il CETA in difesa degli agricoltori penalizzati da questo trattato internazionale.

E’ chiaro che i rappresentanti di questi due partiti stanno prendendo in giro la gente. Nel caso della Sicilia, stanno prendendo in giro i produttori di grano duro siciliano.

Senza la disinformazione le multinazionali che oggi condizionano il PD di Renzi e Forza Italia di Berlusconi (che, non a caso, sono ormai due partiti simili, tanto che, a un certo punto, stavano per allearsi: leggere il Nazareno), molti italiani sarebbero già ‘Sovranisti’.

Un esempio tipico di disinformazione va in scena in Sicilia. A quanto pare, il PD, gli ex UDC passati a sinistra e i trasformisti del Ministro Angelino Alfano potrebbero candidare, alla presidenza della Regione, Giovanni La Via. 

Sapete chi è Giovanni La Via? E’ un europarlamentare eletto nelle file di Forza Italia poi passato con i trasformisti di Alfano. Nella vita fa il docente universitario di Economia Agraria presso la facoltà di Agraria di Catania.

Il professore-onorevole Giovanni La Via conosce perfettamente la storia del grano duro canadese. Ma non ha mai fatto nulla, da europarlamentare, per tutelare il grano duro siciliano.

E’ per questo che, con molta probabilità, gli ‘europeisti’ lo vorrebbero presidente della Regione siciliana?

Pensate un po’ che ‘figata’: i due partiti che al Parlamento europeo hanno votato in favore del CETA presentano un candidato in una delle Regioni italiane più importanti per la coltivazione del grano duro per potere affossare meglio i produttori di grano duro della Sicilia… Una beffa!

Attenzione: il problema non è La Via. E nemmeno Alfano. Il vero problema è che ci sono produttori di grano duro della Sicilia che vanno dietro ancora al PD, ad Alfano e a La Via. E questo succede perché l’informazione è carente.

Del resto, succede anche con Forza Italia. In Sicilia un nostro amico – grande e bravo produttore di grano duro – va ancora dietro a Berlusconi e ai suoi ‘giannizzeri’ siciliani perché è convinto che, se il centrodestra vincerà le elezioni regionali del prossimo novembre, rilancerà la produzione siciliana di grano duro.

Abbiamo più volte provato a fargli capire che lo stanno prendendo in giro. Ma lui non lo capisce. Sa che con il grano duro siciliano a 20 euro al quintale non ha dove andare, ma si ostina ad andare dietro al partito – Forza Italia – che al Parlamento europeo ha votato sì al CETA per ‘incaprettare’ lui e gli altri produttori di grano duro della Sicilia.

Il nostro amico vive ancora la politica dentro schemi che per lui è ‘innaturale’ abbandonare. E’ questa difficoltà a uscire da tali ‘schemi’ che consente a due ‘squali’ come Renzi e Berlusconi di avere ancora seguito (sempre meno, per fortuna).

Un’altra categoria di persone che dovrebbe essere già da un pezzo ‘Sovranista’ è rappresentata dai professori di Liceo e, in generale, delle scuole superiori. Una categoria che ha iniziato a riconsiderare la cosiddetta ‘Sinistra’ – alla quale è stata in massima parte fedele per decenni – solo dopo aver provato sulla propria pelle i disastri della ‘Buona scuola’ di Renzi.

Ebbene, proprio in queste ore i professori di Liceo hanno un’occasione storica per riflettere sul ‘Sovranismo’. Avete presente la scuola superiore che passa da cinque a quattro anni? Il solito Governo nazionale trazione PD ci ha detto che è una riforma ‘importante’ e bla bla bla.

La verità su questa riforma l’ha detta – non sappiamo se volontariamente o involontariamente – Il Sole 24 Ore, il giornale della Confindustria:

“Con un anno di scuola in meno l’Italia risparmierà un miliardo e 300 milioni di euro all’anno”.

Avete capito perché vogliono ‘sta riforma della scuola? Per ‘risparmiare’!

E perché bisogna ‘risparmiare’?

Perché ogni anno l’Italia – e qui torniamo ai ‘Sovranisti’ – deve pagare all’Unione Europea dell’euro non meno di 90 miliardi di euro di soli interessi sul debito! Gli italiani, ormai, pagano le tasse non per avere servizi, ma per pagare gli interessi sul debito.

L’Italia non sa più dove trovare 90 miliardi di euro all’anno per pagare gli interessi sul debito pubblico.

Alla sola Regione siciliana, negli ultimi quattro anni, lo Stato ha scippato un miliardo e 300 milioni di euro all’anno, più altre ruberie varie: come i 5 miliardi di euro – frutto di pronunciamenti della Corte Costituzionale favorevoli alla Regione – che il presidente Rosario Crocetta, nel giugno del 2014, ha pensato bene di regalare a Roma.

Il risultato è che, oggi, la Regione siciliana e le nove ex Province della nostra Isola sono fallite. Non lo diciamo solo noi che la Regione siciliana è fallita: lo lascia capire, tra le righe, anche la Procura generale della Corte dei Conti per la Sicilia.

E tra pochi mesi falliranno anche i Comuni siciliani. Questo grazie anche all’insipienza dei vertici dell’ANCi Sicilia – l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani – con in testa il suo presidente, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, forse il peggiore presidente dell’ANCI siciliana da quando tale associazione esiste.

Il signor Orlando – pur sapendo benissimo che la Regione siciliana è fallita a causa degli scippi finanziari operati da Roma – attacca l’Autonomia siciliana. Pensate: rispetto ai tanti, troppi miliardi di euro che lo Stato ha rubato alla Regione, il presidente dell’ANCi Sicilia, Orlando, non ha mai detto una sola parola!

Solo ieri sera, di fronte a un Governo regionale – che ad agosto, su oltre 600 milioni di euro che deve ai Comuni si accinge ad erogare appena 50 milioni di euro – ha diramato un comunicato che è un esempio di ipocrisia istituzionale.

Orlando chiede i 340 milioni del Fondo delle Autonomie e i 115 milioni di euro con i quali i Comuni pagano e rate dei mutui. Avanza timidamente questa richiesta – dimenticando i circa 200 milioni di euro previsti per pagare i precari dei Comuni – sapendo benissimo che la Regione non ha questi soldi perché è fallita.

La Regione – fatta fallire da Roma – non ha i 600 milioni di euro e oltre da erogare ai Comuni in base a leggi regionali! E che fa, da parte sua, il Governo Crocetta-PD? Commissaria circa 250 Comuni perché non hanno approvato i Bilanci!

Ma se i Comuni sono senza soldi – a causa di una Regione fallita che non paga unitamente l dramma di tanti cittadini siciliani che, impoveriti, non possono più pagare le tasse – come fanno ad approvare i Bilanci?

Un esempio di ‘Sovranismo’ mancato è rappresentato dall’ex sottosegretario all’Economia, Stefano Fassina. Da economista – perché Fassina è un economista – a un certo punto ha detto:

“Signori, l’euro è insostenibile!”.

Ha ragione: come si fa a restare nell’euro con un debito pubblico che, dal 2011 ad oggi, è passato da mille e 800 miliardi di euro circa a quasi 2 mila e 300 miliardi di euro? Pensate: è aumentato di circa 500 miliardi di euro nonostante le penalizzazioni che il Governo Monti, il Governo Letta, il Governo Renzi e il Governo Gentiloni hanno appioppato agli italiani tra IMU e tasse varie.

Ci vuole tanto a capire che l’euro è una moneta gestita all’insegna dello strozzinaggio? Solo per pagare gli interessi di questo debito gli ultimi quattro Governi italiani hanno aumentato le tasse, tagliato i fondi agli ospedali pubblici, venduto ‘pezzi di mare’, hanno fatto fallire le ex Province, hanno fatto fallire la Regione siciliana, stanno facendo fallire i Comuni e – fresca di questi giorni, come già accennato – hanno tagliato persino un anno di Liceo per arraffare un miliardo e 300 milini di euro all’anno.

Ci vuole tanto a capire che restare nell’euro è un suicidio? Ci vuole tanto a capire che i soldi scippati dalle tasche degli italiani finiscono in Germania?

Fassina ha provato a fondare un partito di Sinistra diverso con una tiepida ispirazione ‘Sovranista’: Sinistra Italiana. Ma di lui non si parla più. Il suo posto è stato preso dai signori di SEL – quelli di Vendola – il cui compito è raccogliere i voti in uscita dal PD per riportarli agli ‘europeisti’ che si stanno mangiando l’Italia…

Ultimo esempio che citiamo – più che altro per ‘ricercata’ vacuità di tale proposta politica – è la richiesta della ZES che il movimento Siciliani Liberi ha messo come punto ‘qualificante’ del programma del proprio candidato alla presidenza della Regione, Roberto La Rosa.

Stringi stringi, questa ZES – sigla che sta per Zona Economica Speciale – non è altro che una serie di agevolazioni: agevolazioni che l’Unione Europea e lo Stato italiano dovrebbero concedere alla Sicilia.

Pensate: l’Unione Europea e lo Stato, che hanno fatto fallire la Regione siciliana – nella testa del professore Massimo Costa (che è il leader di Siciliani Liberi) e dell’avvocato Roberto la Rosa – dovrebbero concedere alla Sicilia la ZES…

Ditemi voi se questa è una proposta seria o una presa per i fondelli per raccattare voti tra i siciliani creduloni…

 

Da leggere anche:

Rilanciare la vera dieta mediterranea consumando più cibi prodotti in Sicilia e nel Sud: ecco come fare

 

L’economista keynesiano Nino Galloni e il filosofo Diego Fusaro nella squadra di Franco Busalacchi

 

Beppe De Santis: “La Sicilia è fallita per colpa di Baccei e della Ragioneria della Regione”

 

Una rivoluzione in Sicilia per mandare a casa i ladri, criminali e mafiosi che ancora oggi la dominano

 

Noi siamo alleati del M5S, anche se diversi e strategicamente alternativi

 

 

 

 

 

 

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6 Responses

  1. Il territorio giapponese soggetto a terremoti ed eruzioni, ha le stesse dimensioni di quello italiano, ma con il doppio della popolazione. Partito nel dopoguerra distrutto e perdente con scarse risorse economiche, ha saputo con le sue risorse umane aggregate fra loro, conquistare il mondo. Il Paese è stato trasformato e ora vanta una delle migliori qualità della vita dove tutto funziona. Quando fu eletto il governatore Crocetta, cercai in tutti i modi di fargli sapere che avremmo avuto il piacere di incontrarlo, unitamente ai leader dell’opposizione, per elaborare assieme un piano strategico di rilancio della Sicilia. Noi non facciamo chiacchiere, non andiamo in televisione, non facciamo conferenze, ma siamo quelli che abbiamo creato i presupposti di sviluppo non solo del Giappone, ma di Singapore, Hong Kong, Taiwan, Francia, Regno Unito, Svezia, ….Silicon Valley. Sviluppare la Sicilia, risorse umane permettendo, sarebbe un gioco. Rilancio l’offerta al vincitore delle prossime elezioni ed agli oppositori, ma sopratutto ai siciliani che sono stanchi di aspettare. E chissà che da lì possa partire un nuovo rinascimento italiano.

    http://www.forumpachallenge.it/soluzioni/un-nuovo-rinascimento-italiano

  2. Alessandro

    Il progetto ZES sarebbe una presa in giro perché l’Italia e l’UE (i cui trattati, per altro, prevedono proprio le ZES per le isole e sono già realtà altrove) non lo concederebbero mai alla Sicilia, invece (forti di 71 anni di esperienza) oggi dovrebbero concedere la piena attuazione dello Statuto (come sempre: l’Italia è matrigna… ma ci si vuole stare dentro)… e questo (per un inspiegabile doppiopesismo) non sarebbe prendere in giro i siciliani.

  3. Marco

    La ZES sarebbe una presa in giro, invece la proposta di un ex burocrate della Regione Siciliana con una vera pensione che gli deriva dall’unica parte dell’applicazione dello Statuto, dovremmo prenderla come cosa seria?

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