Bando per l’agricoltura biologica da 320 mln di Euro: la politica si sostituisce alla Giurisdizione?

Bando per l’agricoltura biologica da 320 mln di Euro: la politica si sostituisce alla Giurisdizione?
14 gennaio 2017

La domanda è legittima, perché l’Amministrazione regionale ha anticipato il CGA che deve ancora pronunciarsi su questa incredibile vicenda. La storia è quella di un bando (fondi europei per l’agricoltura) scritto male che esclude un gruppo di agricoltori. Da qui il ricorso al TAR Sicilia che ha dato ragione ai ricorrenti. A questo punto l’assessore Cracolici e il dirigente generale Cimò, ‘novellando’ il Diritto Amministrativo’, hanno organizzato una ‘fuitina’ per provare a mettere i giudici amministrativi davanti al fatto compiuto…

Ricordate il bando per l’agricoltura biologica da 320 milioni di Euro bloccato dal ricorso di un gruppo di agricoltori? Ne abbiamo parlato l’11 gennaio dello scorso anno – quindi un anno fa – nel seguente articolo:

Dietro i 320 milioni di Euro a rischio per l’agricoltura biologica c’è, in realtà, il grande ‘buco nero dei 5 miliardi di cui non si sa nulla

Parliamo di un  bando, a valere sul Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 (leggere fondi europei per l’agricoltura) che assegna contributi a fondi perduto a circa 8 mila aziende siciliane che dicono di operare nel settore dell’agricoltura biologica, ovvero l’agricoltura che fa a meno dei pesticidi e, in generale, dei prodotti chimici.

Il bando prevede una spesa di 320 milioni di Euro in sette anni. Di questi, 180 milioni di Euro dovrebbero essere già stati erogati. All’appello mancavano altri 140 milioni di Euro. A questo punto è arrivato il ricorso al TAR Sicilia di un gruppo di agricoltori. Questi produttori agricoli – non sappiamo se scrivere sostengono o sostenevano – di essere stati danneggiati dall’Amministrazione regionale (leggere alta burocrazia dell’assessorato regionale all’Agricoltura), che avrebbe erogato tali contributi ‘a pioggia’, senza alcuna differenziazione, danneggiando gli autori del ricorso.

I giudici del TAR Sicilia hanno dato ragione ai ricorrenti: hanno accolto il ricorso e hanno annullato la graduatoria. Il dipartimento regionale dell’Agricoltura avrebbe dovuto presentare appello al CGA (Consiglio di Giustizia Amministrativa).

“Ma gli uffici dell’assessorato all’Agricoltura – stiamo citando il nostro articolo dello scorso anno – a quanto pare, non hanno presentato appello. Forse per un malinteso con l’Avvocatura dello Stato. O, forse, per altri motivi che non è dato conoscere. Tant’è vero che, in assenza del ricorso presso il CGA, il TAR Sicilia ha emesso un’ordinanza nella quale ribadisce la nullità della graduatoria relativa ai fondi assegnati”.

Non abbiamo capito – visto che i termini sono scaduti – come ha fatto l’Amministrazione regionale a presentare il ricorso al CGA. ‘Misteri’ siciliani.

Sappiamo, però, che, in attesa del pronunciamento dei giudici del Consiglio di Giustizia Amministrativa l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, e il dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione, Gaetano Cimò, hanno stipulato un accordo con gli agricoltori esclusi che hanno impugnato la graduatoria.

La cosa è strana e inusuale. Vero è che le circa 8 mila aziende dell’agricoltura biologica siciliana rischiano non soltanto di non percepire i 140 milioni di Euro non ancora erogati, ma anche di restituire i 180 milioni di Euro già erogati. Ma questo non ci sembra un buon motivo per tirare la giacca ai giudici del CGA, che – lo ribadiamo – si debbono ancora pronunciare su tale vicenda.

La sensazione è che la politica siciliana, in modo maldestro, stia provando a mettere i giudici del CGA davanti al fatto compiuto. Della serie: il problema c’è stato, ma adesso l’abbiamo risolto e la Giustizia non serve più…

Noi, però, non possiamo non segnalare la temerarietà di una scelta – che è politica prima che amministrativa – che anticipa e prova, addirittura!, a sostituirsi alla Giurisdizione!

Anche perché in questa storia ci sono troppe anomalie. A cominciare da un bando che, a un certo punto, esclude alcune aziende non si capisce bene a che titolo (non a caso i titolari, come già ricordato, si sono rivolti al TAR Sicilia che gli ha dato ragione).

In quei giorni – nei giorni in cui il dipartimento regionale dell’Agricoltura decideva di escludere alcune aziende – si vociferava che tali esclusioni dovessero penalizzare soprattutto la provincia di Enna e, in particolare, un politico ennese molto influente del centrosinistra. Vero? Falso? Vattelappesca!

Il dato certo è che l’esclusione era illegittima: tant’è vero che il TAR Sicilia, come già accennato, ha bloccato la graduatoria dando ragione ai ricorrenti.

Poi c’è stato il ritardo nella presentazione dell’appello al CGA: nel gennaio dello scorso anno i termini per presentare l’appello erano scaduti: ma l’appello si è ‘materializzato’ lo stesso (magari i termini per la scadenza erano ‘ordinatori’ e nessuno se n’era accorto: boh!).

Ora arriva l’accordo tra le parti che anticipa il CGA. E stabilisce che ai ricorrenti verrà erogata, quasi a titolo di risarcimento, una cifra – non sappiamo quanto di preciso – sembra 350 mila Euro.

Sapete, cari lettori, chi dovrebbe pagare questa cifra? Non i burocrati dell’assessorato all’Agricoltura che hanno stilato una graduatoria sbagliata, ma tutti i cittadini siciliani!

Burocrazia e politica sbagliano e i cittadini pagano. Tutto questo è serio?

Il tutto nel quadro di un settore  – l’agricoltura biologica siciliana – che costa una barca di soldi, ma dove i controlli sono carenti, come potete leggere nel seguente articolo:

Agricoltura ‘bio’ in Sicilia: 4 mila Euro l’anno in media per azienda. Servono controlli modello GranoSalus

Vediamo adesso le reazioni.

Sulla vicenda intervengono i parlamentari regionali del Movimento 5 Stelle.

“Una pezza doverosa, ma tardiva – scrivono i grillini siciliani – su un colpevole intoppo cui la Regione poteva rimediare molto prima, evitando indicibili sofferenze e perdite agli agricoltori”.

I grillini, insomma, accolgono “con grande soddisfazione la notizia dell’accordo transattivo tra la Regione e 55 produttori ‘bio’, che dovrebbe scrivere la parola fine sul pasticciaccio dei fondi UE per per coltivazioni ecosostenibili, congelati da una sentenza del TAR”.

Anche i parlamentari del Movimento 5 Stelle – che probabilmente hanno consultato qualche ‘maga’ – danno per scontato che i giudici del CGA si adegueranno alla politica siciliana. 

“L’alt del Tribunale Amministrativo, a seguito del ricorso dei 55 produttori – scrivono sempre i grillini – rischiava infatti di mandare sul lastrico oltre 8000 imprese del settore, ormai con l’acqua alla gola in attesa dei fondi. In soccorso degli agricoltori, ormai alla canna del gas, da subito si era schierato il M5S, con numerosi atti parlamentari e con la richiesta di una audizione sul tema, tenuta all’Ars un anno fa”.

“Dire che siamo soddisfattissimi per i produttori – afferma la deputata 5stelle Valentina Palmeri – è poco, ma non possiamo non stigmatizzare e condannare fortemente l’approssimazione della Regione per il modo in cui il settore del biologico viene trattato, che invece di essere incentivato, nei fatti viene ostacolato dalla cattiva amministrazione e dalla burocrazia. Inoltre esprimo apprezzamento per la collettività degli agricoltori alcamesi. Ieri ad Alcamo i produttori ‘bio’ hanno organizzato un convegno su questo caso, assumendo una forte presa di posizione contro l’irresponsabilitá di coloro che hanno gestito questo bando e ribadendo fortemente la loro determinazione a veder garantita la giustizia”.

“Tutta questa vicenda – aggiunge Angela Foti, altra parlamentare grillina – mette in luce l’inconsistenza di questo Governo. L’instabilità politica ed il continuo cambio di poltrone negli assessorati stanno creando danni enormi. Non ultimo questo, che presumibilmente ricadrà sulle tasche dei siciliani. Il passo indietro degli allevatori – che per fortuna è arrivato, contenendo i danni – infatti è stato fatto in virtù di un accordo transattivo che prevede per loro un risarcimento di circa 350.000 Euro, che molto verosimilmente verranno pescati nel bilancio regionale e non da dai fondi UE. Se si fosse provveduto a pagare il contributo a valere sulla nuova programmazione quando si era ancora in tempo, la vicenda si sarebbe chiusa senza gravare sul bilancio regionale. E tutto ciò per errori della Regione che si è inventata e incaponita sulla graduatoria unica. Chi pagherà per questo?”.

“Da tempo – prosegue Angela Foti – diciamo che la transazione era ormai l’unica via d’uscita possibile, non si doveva arrivare a questo punto. Chiediamo che vengano individuati e sanzionati i responsabili diretti di questo scempio. Il senso di impunità, dilagante nella pubblica amministrazione, è probabilmente una delle principali cause dello sfacelo cui stiamo assistendo”.

Sulla vicenda interviene anche l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao:

“L’accordo transattivo che ha concluso il contenzioso legale tra 50 produttori Bio e l’assessorato regionale dell’Agricoltura che aveva bloccato l’erogazione di fondi per 320 milioni di Euro per 8.000 produttori – dice Corrao – è la palese dimostrazione di come i nostri agricoltori e allevatori siano gli unici veramente capaci di tutelare sé stessi. Il ruolo di Cracolici e dei suoi funzionari regionali è invece quello di far danni”.

“La Regione – prosegue l’eurodeputato – aveva sbagliato clamorosamente a scrivere il bando e ciò con gravissime ripercussioni nei confronti degli 8000 agricoltori ammessi, alcuni dei quali avevano già utilizzato i contributi ricevuti. Tale superficialità amministrativa ha fatto rischiare la compromissione dell’intera sottomisura 214/1 dal valore di 320 milioni. Da quel momento in poi sono stati sospesi tutti i pagamenti in attesa dell’esame del ricorso da parte del CGA  che, incompleto, non può svolgere le proprie funzioni”.

A questo punto Corrao segnala un’altra anomalia creata dalla Regione siciliana, o meglio, dal Governo della Regione:

“Una beffa, quella del CGA (Consiglio di Giustizia Amministrativa) – sottolinea l’esponente grillino – che per mesi non è stato in grado di operare a causa del mancato insediamento dei componenti di nomina regionale, nonostante fosse stato anticipato agli agricoltori che a metà dicembre il ricorso alla sentenza del TAR sarebbe stato esaminato. E poi i danni incalcolabili per gli agricoltori, a cui i 180 milioni di Euro rimasti bloccati avrebbero potuto fare molto comodo e che invece sono stati costretti a indebitarsi ulteriormente. Inoltre  la Commissione Europea potrebbe non rimborsare le somme derivanti da una spesa frutto di un atto illegittimo. Da un lato quindi promesse di Cracolici che minimizzava sul problema, dall’altro le inadempienze. Ma una domanda a Cracolici e soci vorrei farla – conclude Corrao -: chi si prenderà la responsabilità politica del grossolano errore?”.

Commenta sulla propria pagina facebook il vice capogruppo del PD all’Ars, Giovanni Panepinto:

“La complicata vicenda del bando del 2012 sul ‘biologico’ comincia a risolversi. Servirà la sentenza del CGA comunque, perché tutto vada a buon fine. Oggi (ieri per chi legge ndr) è stato stipulato l’accordo con i ricorrenti che hanno impugnato la graduatoria. Antonello Cracolici con il direttore generale Cimò hanno messo un primo punto fermo. In provincia di Agrigento sono settecento le aziende interessate. Gli agricoltori hanno bisogno di certezze, come quelli di Canicattì che nei giorni scorsi hanno avuto danneggiate le produzioni”.

Il dottore Cimò, per la cronaca, ha preso il posto di Rosaria ‘Rosa’ Barresi, dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione ai tempi del papocchio, del quale è stata tra le principali protagoniste (oggi la dottoressa Barresi ricopre il ruolo di dirigente generale all’assessorato al Territorio e Ambiente).

Il post di Panepinto è commentato da Santi Di Fede, agronomo:

“Caro onorevole, questa vicenda incresciosa è stata causata solo dall’arroganza di un direttore generale e da una politica miope, spesso lontana dagli interessi veri delle aziende che operano nel nostro amato territorio!”.

 

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