Il 97% dei prodotti alimentari commercializzati nel nostro Continente contiene residui di glifosato

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Questo diserbante è diventato un’emergenza internazionale. Da qui una petizione promossa da GranoSalus, che chiede al Governo del nostro Paese di bloccare il grano importato che contiene glifosato. Per informare meglio i nostri lettori, abbiamo deciso di riportare e di illustrare – con qualche piccolo approfondimento – la petizione. Questo ci consente si conoscere tutto quello che è importante sapere su questo veleno che, purtroppo, invade le nostre tavole 

L’Italia blocchi le importazioni di grano che contengono glifosato.

Lo chiedono con una petizione i protagonisti di GranoSalus, l’associazione che raccoglie produttori di grano duro delle Regioni del Sud Italia e tanti consumatori. L’iniziativa, lanciata nei giorni scorsi, ha già raccolto oltre 4 mila firme.

(In calce trovate il link che vi consente, se lo volete, di firmare la petizione). 

Il glifosato (o glyphosate), com’è noto, è l’erbicida più diffuso al mondo. Un prodotto chimico che non è certo un toccasana per la salute umana, come i lettori di questo blog sanno molto bene.

E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer

Gli agricoltori e consumatori iscritti all’associazione GranoSalus si rivolgono al ministro della Salute-Sanità, Beatrice Lorenzin, affinché “dichiari ricevibile la nostra petizione, al fine di consentire al consumatore di difendere la propria salute, oggi ‘avvelenata a norma di legge’ e senza avvisi in etichetta.

Chiedono, inoltre, “che, per il principio di precauzione, sia vietata la vendita di glifosato sotto qualsiasi marchio commerciale esso si presenti”.

Riteniamo importante riportare e commentare con voi la petizione, perché racconta la storia di questo diserbante che oggi costituisce un problema in tutto il mondo.

Al punto 1 si ricorda che il glifosato – prodotto  e venduto principalmente dalla multinazionale Monsanto con il marchio commerciale Roundup (per la cronaca, la multinazionale americana Monsanto e la tedesca Byer oggi ‘viaggiano’ insieme, come potete leggere in questo articolo) – è l’erbicida più diffuso al mondo ed è classificato, in base alla direttiva 67/548/CEE, come irritante e pericoloso per l’ambiente, tossico per gli organismi acquatici e con formulati pericolosi per l’uomo e/o per l’ambiente acquatico”.

Al punto 2 si dice che “l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha fissato la dose massima di assunzione giornaliera di glifosato in 0,5 mg per kg di peso corporeo”. Certo, sarebbe normale evitare di ingerire questo veleno: ma gli Stati, come potete notare, debbono scendere a compromessi con le multinazionali (e, nel caso dei Paesi deboli, subirle).

Molto importante il punto 3, dove si ricorda che “l’Agenzia per la ricerca sul cancro Iarc (OMS) di Lione, nel 2015, ha classificato il principio attivo (cioè il glifosato ndr) come un ‘probabile cancerogeno per l’uomo’ e come tale lo ha inserito nel gruppo delle 66 sostanze a rischio”.

Con la lettura del punto 4 entriamo nel vivo del problema che oggi investe tanti Paesi del mondo.

“Vari studi – si legge nella petizione – hanno dimostrato che le erbe infestanti hanno sviluppato una resistenza al glifosato: ad esempio la soia OGM (Organismi Geneticamente Modificati) pensata per ridurre l’uso degli erbicidi, ha prodotto l’effetto contrario”.

Questa è la parte allucinante della storia di questo erbicida:

ll vero boom’ di questo prodotto chimico scoppiò quando Monsanto cominciò a introdurre varietà di piante resistenti al glifosato: gli agricoltori potevano liberarsi delle piante infestanti semplicemente irrorando di glifosato i loro campi glifosato-resistenti.

E infatti, oggi, sono diffuse le varietà di alcuni cereali – classico l’esempio del mais – che vengono proposte proprio perché resistenti al glifosato.

Che significa questo? Semplice. Uno dei problemi dei cereali sono le cosiddette malerbe, che debbono essere eliminate. Utilizzando varietà di cereali resistenti al glifosato, quando si interviene, a tappeto, proprio con questo diserbante, sulle piantagioni di cereali attaccate dalle malerbe, le stesse malerbe muoiono tutte, mentre il cereale resistente allo stesso glifosato rimane in vita.

Tutto giusto, tranne che in un punto: il cereale che si raccoglie e che finisce sulle nostre tavole è pieno di glifosato che finisce sulle nostre tavole e nel nostro organismo…

Ce lo spiega perfettamente il punto 5 della petizione, dove si dice, dati alla mano, che “oltre il 97% dei prodotti alimentari commercializzati nel nostro Continente contiene residui di glifosato, e tracce di glifosato sono state trovate nelle urine di 48 europarlamentari con concentrazioni da 0,17 a 3,5 microgrammi per litro ed una media di 1,73 (fonte: Agricolae.eu)”.

Di più: “Altri studi in Germania avevano già dimostrato, su un campione di 2009 persone, che il 99,6% presentava residui di glifosato nelle urine; il 75% di queste con una concentrazione almeno cinque volte superiore ai limiti consentiti per l’acqua; il 35% di queste con una concentrazione addirittura superiore tra le dieci e quarantadue volte (fonte: Test Il Salvagente)”.

Anche in Germania – Paese tradizionalmente molto attento all’amilentazione – la rivista tedesca Oko-Test ha trovato tracce di glifosato oltre che nel latte materno, nel miele e nella birra, in 14 campioni su 20 di farine di frumento, d’avena e pane (fonte: Test Il Salvagente).

Insomma, il glifosato ha ormai invaso la nostra vita. Nella petizione si ricorda che “in una recente interrogazione al ministro della Salute, da parte di un gruppo di parlamentari alla Camera dei deputati, si afferma che il glifosato sarebbe presente persino nei vaccini destinati ai bambini nei primi mesi di vita, secondo i risultati di una ricerca autofinanziata dall’associazione nordamericana Moms Across America (fonte: Agricolae.eu)”.

Di questo abbiamo scritto anche noi nel seguente articolo:

Presenza di glifosato nei vaccini per uso umano, a cominciare da quelli per i bambini nei primi mesi di vita?

Il punto 8 ci ricorda “che il glifosato viene ampiamente usato anche in pre-raccolta negli USA e Canada nelle coltivazioni di grano duro, per favorirne la maturazione artificiale, con conseguente presenza di residui nel grano raccolto e nelle farine che ne derivano”.

Altra questione che i Nuovi Vespri hanno trattato nel seguente articolo:

Il grano duro canadese migliore di quello siciliano? Falso: è solo un grande imbroglio al glifosato

Il punto 9 ricorda che il glifosato “non ha tempo di carenza in quanto è un disseccante totale che uccide tutto ed è pertanto illegittimo: l’uso di prodotti chimici in pre-raccolta comporta l’incremento di residui chimici nelle derrate alimentari e va quindi vietato”.

Dovrebbe essere così: ma l’Europa – e soprattutto l’Italia, dove hanno sede grandi industrie della pasta – è invasa dal grano duro coltivato nelle aree umide del Canada, dove questo cereale viene fatto maturare artificialmente con il glifosato.

Siamo arrivati al punto nevralgico di questa petizione che, come già sottolineato, si propone di impegnare il nostro Paese a vietare le importazioni di grano che contiene glifosato. Un divieto, questo, che converrebbe a tutta l’Europa, soprattutto a quei Paesi che mangiano pasta industriale italiana: perché se nel nostro Paese non entrerà più grano duro al glifosato, la pasta – che, è noto, si produce con il grano duro – sarà di certo priva di questo diserbante.

Invece, attualmente, si legge sempre nella petizione, “l’Italia importa grano duro da USA e Canada per la miscelazione e produzione di semole per pasta, pane e altri prodotti da forno. Questi rapporti commerciali, in particolare con il Canada, sono stati recentemente rafforzati dalla stipula degli accordi CETA a livello UE. (CETA= Canadian European Trade Agreements = accordi commerciali tra Canada ed Europa)”.

Il punto 11 racconta che alcuni marchi di pasta industriale italiana contengono glifosato. Noi, prima di avventurarci su questo sentiero, aspettiamo le analisi che verranno effettuate sui prodotti finiti del grano, pasta in testa, a cura dell’associazione GranoSalus.

Il punto 12 che l’Unione Europea definisce “i tenori massimi di glifosato nei prodotti alimentari (pasta, etc), in 10 mg/kg (ppm)”.

Il punto 13 ci ricorda che “la legislazione europea e italiana, dal mese di agosto 2016, vieta l’uso di glifosato in pre-raccolta per il grano duro. In particolare, il regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016, ha modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011 per quanto riguarda le condizioni di approvazione della sostanza attiva glyphosate; e il ministero italiano della Salute, con un decreto entrato in vigore il 7 ottobre 2016, ha recepito tale regolamento, imponendo una serie di divieti all’uso del glifosato, tra cui l’impiego sui cerali prima della raccolta, al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

Questo è un aspetto beffardo: l’Unione Europea “l’uso di glifosato in pre-raccolta per il grano duro”: ma allora perché, la stessa Unione Europea, consente l’importazione di grano duro trattato con il glifosato in pre-raccolta? Questo non è farsesco?

Al punto 14 apprendiamo “che la Regione Calabria, con la deliberazione n. 461/2016 della Giunta regionale ha bandito il pesticida della Monsanto, e conseguentemente le aziende agricole calabresi che utilizzano questa sostanza saranno escluse dai finanziamenti del PSR (Piano di Sviluppo Rurale)”. Insomma, in Calabra, gli agricoltori che utilizzano il glifosato non possono accedere ai fondi europei.

Il punto 15 ci informa che anche “la Regione Molise, nel PSR 2015-2020, misura 10.1.2 dedicata alle tecniche di agricoltura conservativa, ha vietato l’impiego dei diserbanti, per chi vuole accedere ai contributi previsti dal PSR”.

“Purtuttavia – leggiamo sempre nella petizione – continuando a consentire le importazioni di grano contenente glifosato dai Paesi non UE, il governo italiano non sta effettivamente salvaguardando la salute dei cittadini. Del resto, per abrogare le soglie di tolleranza dei pesticidi negli alimenti in Italia si è tenuto un referendum nel 1992, con circa 20 milioni di voti espressi, di cui oltre il 95% favorevoli”.

“Inoltre – continuiamo a leggere nella petizione – nonostante il decreto del governo, molte Regioni italiane prevedono tuttora ampio uso del glifosato anche per pratiche definite ‘sostenibili’, finanziate dai nuovi PSR”.

GranoSalus ricorda, inoltre, che è già stata presentata “una petizione su scala globale, sostenuta da una coalizione di 38 realtà italiane” con la quale si chiede “alle Autorità politiche europee e a quelle degli Usa, Canada e Brasile di esercitare il principio di precauzione e sospendere immediatamente l’uso del glifosato” (come potete leggere qui).

Nella petizione si ricorda che l’Unione Europea “può stabilire solo il livello minimo di tutela ambientale, sotto al quale non si può andare, mentre quello massimo e di precauzione viene stabilito comunque dagli Stati membri (Sovranità Ambientale e Sanitaria)”.

Il principio di precauzione ci ricorda che, anche a fronte di un minimo sospetto di tossicità, sarebbe opportuno fermarsi e riflettere. Ebbene, secondo GranoSalus sarebbe opportuno che Governo nazionale e Regioni Italiane bandissero l’uso del glifosato in Italia.

“Si rammenta che il principio di precauzione, base del diritto europeo e nazionale – si legge sempre nella petizione – prevede l’inversione dell’onere della prova, ovvero che prima di immettere sostanze nell’ambiente, e in particolare nell’agricoltura, deve essere dimostrata la loro innocuità.”

Alla luce di quanto affermato GranoSalus chiede:

“che il Ministro Lorenzin dichiari ricevibile la nostra petizione, al fine di consentire al consumatore di difendere la propria salute, oggi ‘avvelenata a norma di legge’ e senza avvisi in etichetta;

che per il principio di precauzione sia vietata la vendita di glifosato sotto qualsiasi marchio commerciale esso si presenti;

che per la tutela della salute dei cittadini italiani e per la loro reale sicurezza alimentare, Governo e Regioni esercitino il principio di precauzione e sospendano immediatamente l’importazione di grani esteri contenenti glifosato;

che il Ministro Lorenzin, unitamente al Ministro Martina, neghi ogni autorizzazione governativa alle importazioni di grano estero proveniente soprattutto dal Canada;

che il Ministro Martina modifichi in sede europea la PAC che limita la nostra coltivazione di grano duro specie laddove si incentivano forme di set-aside;

che ogni regione italiana, in particolare nel mezzogiorno, dove la coltivazione del frumento duro è particolarmente vocata, proceda all’aggiornamento dei Disciplinari di Produzione Integrata delle infestanti e Pratiche agronomiche, escludendo dai finanziamenti del Piano di sviluppo rurale tutte quelle aziende che fanno uso di glifosato”.

ECCO IL LINK CHE VI CONSENTE DI FIRMARE LA PETIZIONE DI GRANOSALUS

 

 

 

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  • RAGAZZI, PRETENDIAMO DAL NOSTRO FRUTTIVENDOLO O FORNAIO O FORNITORE DI GENERI ALIMENTARI CHE SI INFORMI SULLA PROVENIENZA DELLE MATERIE PRIME CON CUI SONO PRODOTTI GLI ALIMENTI CHE CI VENDE, CHISSà CHE ANCHE LUI NON SI CONVINCA A CHIEDERE AI SUOI FORNITORI CHE I CLIENTI VOGLIONO CIBI SANI E GENUINI E NON VELENI.

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