Rifiuti in Sicilia: si va avanti di emergenza in emergenza e si programmano solo grandi affari

Rifiuti in Sicilia: si va avanti di emergenza in emergenza e si programmano solo grandi affari
5 luglio 2016

Gli attuali governanti della nostra Isola, in questi tre anni e mezzo, hanno dimostrato non solo di non essere in grado di affrontare la questione rifiuti, ma di essere interessati solo a fare affari sulla pelle dei cittadini siciliani. La verità è che questi esponenti del centrosinistra siciliano somigliano tanto alle cavallette affamate. Il ‘caso’ della discarica di Bellolampo, a Palermo, che tra qualche settimana sarà nel caos. Le centinaia e centinaia di milioni spesi per i centri di compostaggio e le isole ecologiche di cui non si sa più nulla. E, sullo sfondo, il caos

Impegnati a razziare quel poco che è rimasto nelle ‘casse’ della Regione, i governanti della Sicilia targati centrosinistra – vere e proprie cavallette affamate – non hanno certo il tempo di occuparsi dei rifiuti che, con l’arrivo dell’estate, aumentano in proporzione geometrica. Nonostante gli scippi finanziari del Governo Renzi e i ‘Patti’ levantini firmati da Rosario Crocetta con Roma, la Sicilia rimane un’Isola a vocazione turistica. In molti piccoli e medi centri – soprattutto nei centri costieri – da fine Giugno ai primi di Settembre la popolazione raddoppia (e in alcuni casi triplica) grazie alle presenze turistiche. Così la produzione di rifiuti raddoppia o triplica. Come smaltire questi rifiuti?

Signori, benvenuti nella Sicilia governata da Rosario Crocetta, dal PD e dai partiti del centrosinistra.

Scrive Nicola Cristaldi, sindaco di Mazara del Vallo, già presidente dell’Assemblea regionale siciliana e già parlamentar4e nazionale:

“C’è una Sicilia sommersa di rifiuti con i sindaci che chiedono dove scaricare la spazzatura e quindi in quali discariche portare gli stessi rifiuti e con la Regione che fa finta di non vedere. I sindaci protestano, gli operatori turistici e commerciali sono furibondi, gli odori in certe parti sono diventati nauseabondi, la stagione estiva rischia di non dare frutti sperati a causa della spazzatura nelle strade. I Comuni non possono raccogliere i rifiuti perché non sanno dove portarli, stante che l’individuazione delle discariche è di competenza regionale. Sono state informate tutte le autorità preposte, compresi i ministeri della Salute, dell’Interno e dell’Ambiente. E NON ACCADE NULLA! Mi chiedo che cosa ci voglia per vedere qualche magistrato che cerchi di capire che cosa sta accadendo…”.

Cristaldi parla di discariche. Perché in Sicilia, dal 2008 ad oggi – con l’eccezione di alcuni piccoli e medi centri nei quali, autonomamente, è stata avviata la raccolta differenziata dei rifiuti – si parla solo di discariche. E, da qualche mese, di inceneritori di rifiuti. Quanto alla già citata raccolta differenziata, gli uffici della regione fanno sapere che in Sicilia si attesterebbe al 12%. Bugie. Se si arriva al 5-6% è assai. Con l’esclusione delle grandi città, a cominciare da Palermo, Catania e Messina

In Sicilia non esiste un vero e credibile governo dei rifiuti. La Regione siciliana, sulla carta, si è dotata di un dipartimento amministrativo che si dovrebbe occupare di questo problema. C’è anche, sempre sulla carta, un assessore regionale che si dovrebbe occupare dei rifiuti. Ma è come se tale dipartimento e tale assessorato non esistessero.

Da circa due anni a questa parte la Sicilia si accorge che esiste un assessore regionale con delega ai rifiuti solo quando quest’ultimo rilascia dotte interviste a questo o quel giornale. O come quando – come sta avvenendo in questi giorni – i rifiuti accumulatisi nei Comuni vengono sballottati da una discarica all’altra. Per il resto, zero assoluto.

Siamo in estate. Ormai in piena estate. E la situazione, in materia di rifiuti, si può riassumere in un sola parola: caos. Ed è anche logico: se non c’è, a monte, un’organizzazione, se la Regione siciliana, in materia di rifiuti, non esiste, se non c’è un vero Piano per la gestione dei rifiuti – e in Sicilia tale Piano non c’è – il caos non può che essere la conseguenza logica.

Il problema è che siamo in estate. E la presenza dei rifiuti non raccolti lungo le strade può provocare epidemie e seri problemi alla salute pubblica.

In assenza dello Stato, in assenza di regole certe, ogni Comune va per i fatti propri. Gli ATO rifiuti costituiti nei primi anni del 2000 (Ambiti Territoriali Ottimali, società per azioni costituite tra Comuni in forza di una folle legge regionale) non ci sono più. Dovrebbero essere stati sostituiti dalle SRR, Società per la Regolamentazione dei Rifiuti. Ma le SRR non sono mai decollate.

Così ogni Comune si è organizzato per la raccolta in economia o, comunque, in autonomia. Fra le proteste dei circa 13 mila dipendenti assunti a umma umma negli anni passati dagli ATO rifiuti.

Bene o male, i rifiuti vengono raccolti. Poi, però, da qualche parte bisogna portarli. Dove? Qui torniamo alla domanda posta dal sindaco di Mazara del Vallo, Cristaldi: dove portare questi rifiuti?

Da oggi i Comuni di Altavilla Milicia, Altofonte, Balestrate, Bolognetta, Borgetto, Campofiorito, Camporeale, Capaci, Cinisi,  Contessa Entellina, Corleone, Giardinello, Isola delle Femmine, Lercara Friddi, Marineo, Marsala, Misilmeri, Monreale,  Montelepre, Palazzo Adriano, Piana degli Albanesi, Prizzi, San  Cipirello, San Giuseppe Jato, Santa Cristina Gela, Terrasini,  Torretta e Vicari conferiranno i rifiuti nella discarica di Bellolampo, a Palermo. Una decisione assunta dalla Regione siciliana. Un’altra follia, perché la discarica di Bellolampo è in ‘emergenza’ dal lontano 1986. Da allora si costruiscono vasche su vasche su vasche. Ormai Bellolampo è una bomba ecologica. Si aspetta solo che esploda.

Non ci capita spesso, negli ultimi tempi, di dare ragione al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. Ma sulla gestione della discarica di Bellolampo Orlando ha fatto bene a non cedere alla Regione, che avrebbe voluto da tempo utilizzarla per far conferire i rifiuti ai Comuni vicini. Dobbiamo ricordare che, già nel passato, i Comuni del Palermitano hanno utilizzato, per smaltire i propri rifiuti. Scaricavano i rifiuti e non pagavano il servizio. E hanno contribuito a far fallire l’AMIA, la società del Comune di Palermo che gestiva sia la raccolta dei rifiuti, sia la discarica.

Che quello che diciamo risponda al vero lo conferma il seguente comunicato stampa della CISL a proposito dell’ordinanza della Regione che consente ai Comuni del Palermitano di scaricare i propri rifiuti nella discarica di Bellolampo:

“Per non cadere negli stessi errori del passato – si legge nel comunicato della CISL – quando i Comuni non pagavano incidendo abbondantemente sulle cause del fallimento dell’allora AMIA, vigileremo come sindacato affinché i servizi resi da RAP (la società che fa capo al Comune di Palermo che ha preso il posto dell’AMIA ndr) nei confronti di terzi vengano incassati con certezza e regolarità dall’azienda”.

“Lo sforzo richiesto alla RAP e ai lavoratori – sottolineano Dionisio Giordano, segretario regionale Fit CISL Ambiente, e Daniela De Luca, segretario CISL Palermo Trapani – con un ulteriore turno per consentire il conferimento agli altri Comuni a seguito delle ordinanze regionali, non può rilevarsi anche un boomerang dal punto di vista finanziario, ci auguriamo che questa volta non sia cosi e ci sia responsabilità da parte di tutti”.

I vertici della CISL dicono una cosa sacrosanta. negli anni passati i Comuni conferivano i rifiuti a Bellolampo. Ma non pagavano. I sindaci dicevano di essere senza soldi. Falso. Perché poi, in estate, i soldi per feste & festini li trovavano. E li trovavano – e li trovano ancora oggi – per pagare i debiti fuori bilancio, una pratica contabile ai limiti della legge che la Corte dei Conti stigmatizza da anni (visto che ci siamo, quando la magistratura contabile e la magistratura ordinaria metteranno la parola fine allo scandalo dei debiti fuori bilancio dei Comuni sarà sempre troppo tardi).

E le alternative alle discariche? Con i fondi di Agenda 2000 (la Programmazione dei fondi comunitari 2001-2006) e con la Programmazione comunitaria 2007-2013 sono stati avviati i lavori per centinaia e centinaia di piattaforme per la raccolta differenziata dei rifiuti. Ma il Governo regionale di Raffaele Lombardo (2008-2012) e l’attuale Governo regionale di Rosario Crocetta non sono mai stati interessati alla raccolta differenziata dei rifiuti.

Ed è anche logico: in Sicilia buona parte delle discariche sono private. E Lombardo, nel 2008, pensò bene in ‘intruppare’ nel proprio Governo un’organizzazione imprenditoriale con un vice presidente che era ed è titolare di una delle più grandi discariche della Sicilia: la discarica di Siculiana. Parliamo di Giuseppe Catanzaro, vice presidente di Confindustria Sicilia. Per la cronaca, Confindustria Sicilia, nel 2012, ha sostenuto la campagna elettorale di Rosario Crocetta. E per due anni, o giù di lì, un rappresentante di Confindustria Sicilia ha fatto parte della Giunta Crocetta.

Quest’ultimo – l’attuale presidente della Regione – ha provato a liberarsi dall’abbraccio mortale con i signori delle discariche. Il primo assessore regionale con delega ai rifiuti è stato il magistrato Nicolò Marino. E’ l’unico che ha capito che la Sicilia, in materia di rifiuti, sarebbe andata a sbattere. Ed è stato l’unico che ha provato, da un lato, a ridurre lo strapotere dei signori delle discariche; e, dall’altro lato, ha provato a capire cos’era successo e cosa stava succedendo con le centinaia e centinaia di milioni di Euro spesi per la raccolta differenziata: centri di compostaggio, isole ecologiche e via continuando.

Marino, ovviamente, è stato respinto come un corpo estraneo. Le cronache ricordano un suo scontro durissimo con il vice presidente di Confindustria Sicilia, il già citato Catanzaro. Che, fino ad oggi, ha avuto ragione.

Morale: Marino è stato fatto fuori. Crocetta non ha avuto la forza – e forse nemmeno la voglia – di difenderlo.

Il caos nel settore dei rifiuti di oggi è anche il frutto del ‘siluramento’ di Marino. Se quest’ultimo fosse rimasto sulla plancia di comando dell’assessorato regionale ai Rifiuti molte cose sarebbero cambiate. Invece non è cambiato nulla. E lo scenario è peggiorato.

Gli unici che, dopo Marino, si sono preoccupati di capire che fine hanno fatto le centinaia di milioni di Euro spesi per i centri di compostaggio, per le isole ecologiche, in una parola, per tutto quello che serve per la raccolta differenziata sono i parlamentari del Movimento 5 Stelle. Che si sono rivolti anche alla Corte dei Conti. Che, detto per inciso, è l’unica giurisdizione che il centrosinistra siciliano teme (il riferimento al centrosinistra è dovuto al fatto che oggi governa la Regione, le nove ex Province e quasi tutti i Comuni).

Intanto, lo ricordiamo ancora una volta, il caos, in materia di rifiuti, impazza. E non mancano le polemiche. E’ il caso di Misterbianco e di Motta Sant’Anastasia, due Comuni del Catanese che, da anni, si battono per far chiudere una discarica che ha appestato tutta la zona e le aree vicine. Per ora il Governo regionale – che, lo ribadiamo, non governa razionalmente il settore, ma subisce e fa subire ai cittadini siciliani la propria inadeguatezza – dialoga con i sindaci e i comitati No discarica di questi due Comuni.

Ma è solo un modo per prendere tempo. Perché gli amministratori comunali e i comitati No discarica di MIsterbianco e Motta Sant’Anastasia vogliono, anzi pretendono la chiusura della discarica. E fino a quando la discarica non chiuderà le polemiche non mancheranno. Perché i cittadini non vogliono essere più avvelenati per consentire ai signori delle discariche della Sicilia di diventare ricchi.

Che dire alla fine del nostro ‘viaggio’ nel caos dei rifiuti della Sicilia? Che la situazione resta grave. Che non è concepibile che, nel 2016, una Regione di 5 milioni di abitanti – a cui si aggiungono i turisti e gli immigrati – debba essere condannata a smaltire i rifiuti nelle discariche. Non è più concepibile che la raccolta differenziata venga affidata alla buona volontà di qualche sindaco di un piccolo o medio Comune. Non è possibile che siano stati spesi centinaia e centinaia di milioni di Euro (fondi rigorosamente pubblici) per centri di compostaggio, isole ecologiche e altre piattaforme per la raccolta differenziata dei rifiuti che, fino ad oggi, in buona parte, non sono serviti quasi a nulla (per non parlare delle opere incomplete).

Il nostro augurio è che la Corte dei Conti per la Sicilia – anche se oberata di lavoro da una politica mafiosa che lascia i giudici contabili privi di mezzi proprio per rendere difficile il loro lavoro – chieda conto e ragione ai responsabili delle tante opere pubbliche che sarebbero dovute servire per la raccolta differenziata e che, invece, sono rimasta al palo.

Lo ribadiamo: siamo davanti a un Governo regionale che non è in grado di affrontare l’emergenza. L’avere dirottato i rifiuti di tanti Comuni del Palermitano nella discarica di Bellolampo è un errore grave. Dovuto al fatto che, da Gennaio ad oggi, la Regione non ha fatto nulla in questo settore, a parte le interviste e le chiacchiere. Così, davanti all’emergenza dell’Estate, l’attuale Governo non ha trovato di meglio che incasinare una discarica – quella di Bellolampo – che è già in crisi.

L’attuale Governo regionale non si è insediato un paio di mesi fa. Governa da oltre tre anni e mezzo la Sicilia. E anche in materia di rifiuti ha dimostrato pressappochismo, presunzione, arroganza e tracotanza. L’attuale Governo non ha la capacità per affrontare un problema così grave. Che è diventato grave proprio per l’insipienza di chi ha gestito in modo approssimativo un settore delicatissimo.

I fatti parlano da soli. Non c’è raccolta differenziata. Molte delle discariche sono fuori legge. Gli ampliamenti di alcune discariche sono stati concessi in barba alla legge. Firmati, in alcuni casi, non dai dirigenti responsabili, ma da altri soggetti che non avevano titolo per firmare. Il percolato, in alcuni casi, viene esportato a costi elevatissimi. E tra qualche settimana, ne siamo sicuri, la Sicilia sarà costretta ad esportare, sempre a costi elevatissimi, anche gli stessi rifiuti.

Siamo governati da una banda di dilettanti allo sbaraglio. Inadeguati e incapaci. Che pensano solo ai fatti propri e agli affari. E’ il caso della proposta folle degli inceneritori dei rifiuti. Che inquineranno l’ambiente, non risolveranno il problema delle discariche (i rifiuti bruciati, per un terzo, si trasformano in ceneri che vanno smaltite come rifiuti speciali) e serviranno solo a qualche politico e ai suoi amici per riempirsi le tasche di soldi. Uno schifo totale.

Gli inceneritori, sponsorizzati dal PD di Renzi – che in  Sicilia ha il volto del sottosegretario Davide Faraone (è lui che controlla l’assessorato regionale che si dovrebbe occupare dei rifiuti: è lui, infatti, che ha imposto all’attuale Giunta regionale l’assessore Vania Contraffatto) – non avranno vita facile. Già nella Valle del Mela, in provincia di Messina, le proteste per il folle progetto dell’inceneritore sono all’ordine del giorno (come potete leggere qui).

E di proteste, contro gli inceneritori made in Faraone & company, ce ne saranno tante. In primo luogo perché gli inceneritori di rifiuti, come già accennato, inquinano. In secondo luogo, perché non risolvono l’emergenza rifiuti di oggi, se è vero che la realizzazione di un impianto per l’incenerimento dei rifiuti dura almeno cinque anni.

La verità è che l’unica ‘emergenza’ di questi ‘gaglioffi’ è quella di gestire i milioni di Euro, tra espropri di terreni e appalti. Il resto sono chiacchiere.

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