Giovedì 30 Giugno oltre 24 mila precari invaderanno Palermo

Giovedì 30 Giugno oltre 24 mila precari invaderanno Palermo
24 giugno 2016

La manifestazione è promossa dall’ANCI Sicilia. I lavoratori precari dei Comuni e delle ex Province della Sicilia chiedono certezze, visto che in molti casi non vengono pagati da mesi. Il Governo nazionale – che ha creato insieme a Regione, Province e Comuni questo precariato – oggi non vuole più tirare fuori i soldi. Quello che l’ANCI Sicilia non dice è che questo personale dovrebbe essere retribuito con nuove tasse a carico di famiglie e imprese siciliane. Una follia che i cittadini della nostra Isola debbono respingere. Tra l’altro – come questo blog scrive da quando è in rete – si tratta di personale che non ha mai superato un concorso e che ha aggirato la Costituzione con la connivenza dio una politica  che oggi li ha abbandonati. L’adesione dell’UGL siciliana 

Tra sei giorni – per la precisione Giovedì 30 Giugno – Palermo verrà dai precari che operano nei Comuni siciliani e dai precari che lavorano nelle ex Province pomposamente ribattezzate Consorzi di Comuni e Città metropolitane con riferimento a Palermo, Catania e Messina. Una manifestazione promossa dall’ANCI Sicilia, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani.

Quante persone sfileranno a Palermo? I precari dei Comuni siciliani sono circa 24 mila. Poi ci sono quelli delle ex Province. Quindi gli amministratori dei Comuni, con in testa i sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali. Saranno tanti. Quanto basterà per mandare in tilt Piazza Indipendenza.

L’appuntamento è alle 9 e 30 in Piazza Marina. Alle 10 e 30 il corteo – con in testa i gonfaloni dei Comuni e i Sindaci con le fasce tricolore dovrebbe arrivare in Piazza Indipendenza, dove ha sede Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione siciliana.

“Tutti insieme – scrive in un comunicato il vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta – per evitare che nei prossimi mesi si possa dare vita ad una guerra tra poveri. In molti, a livello regionale  e nazionale, hanno fatto finta e, nella migliore delle ipotesi, continuano a far finta, di non sapere che il fenomeno del precariato ha origini molto lontane nel tempo. Nasce, infatti, molto prima della legislazione nazionale che negli ultimi anni ha imposto limiti sempre più stringenti alla spesa per il personale. Nasce da leggi regionali che hanno previsto contributi finanziari per i Comuni e che hanno consentito che i contratti di lavoro venissero rinnovati di anno in anno. Ma è bene ricordare che tale meccanismo si è consolidato anche grazie a leggi nazionali che, anno dopo anno, hanno confermato le peculiarità del precariato siciliano legittimandone la sua stessa esistenza”.

“I lavoratori a tempo determinato dei Comuni siciliani – sottolinea Amenta – sono figli di precise scelte regionali e nazionali, e non si può oggi – dopo decenni in cui si è rafforzata un’aspettativa in questi lavoratori e su di essi si è al contempo strutturata l’organizzazione della ”macchina’ comunale e l’erogazione dei servizi ai cittadini – pensare che possano esistere soluzioni diverse da quell’unica soluzione che consenta un complessivo percorso di stabilizzazione o in alternativa, in relazione agli anni di servizio, un percorso di accompagnamento alla pensione”.

“Quello che è mancato negli ultimi anni – prosegue il vice presidente dell’ANCI Sicilia – è un’interlocuzione credibile con il Governo nazionale, quello che è mancato ancora di più nell’ultimo periodo, al netto di slogan e di proposte i cui contorni non sono stati mai definiti, è la capacità di conciliare col processo di stabilizzazione, l’esigenza di efficienza degli Enti Locali. Necessità ed esigenze che ANCI Sicilia, in accordo con tutte le Rappresentanze dei lavoratori, ha definito sin dal 16 luglio 2015 attraverso l’unico documento unitario che contempla anche una disponibilità dei lavoratori a forme di mobilità sul territorio provinciale e all’assegnazione, anche attraverso percorsi formativi, di mansioni differenti da quelle in atto svolte in funzione delle effettive esigenze organizzative”.

“Il 30 Giugno 2016, a distanza di quasi un anno da quella proposta unitaria, scenderanno in piazza gli amministratori a fianco dei precari dei Comuni e del personale delle ex Province con la prima manifestazione unitaria che ha come obiettivo quello di chiudere la lunghissima fase caratterizzata dal tirare a campare ed aprire una nuova stagione che consenta, attraverso una strategia complessiva per il sistema delle Autonomie locali siciliane, di coniugare funzioni esercitate e risorse finanziarie con la gestione del personale”.

“Per queste ragioni – prosegue Amenta – oltre a chiedere nell’immediato la modifica dell’art.27 della Legge di Stabilità Regionale 2016 e del termine del 30 Giugno per l’approvazione del Piano triennale delle assunzioni, chiediamo l’avvio di un percorso che, garantendo gli attuali livelli occupazionali degli Enti Locali, possa dare garanzie a tutela dell’organizzazione dei Comuni e dell’erogazione dei servizi ai cittadini”.

“Vogliamo che gli Enti Locali – si legge sempre nel comunicato – non siano più ingolfati da inutili adempimenti ripetuti più volte in un anno e finalizzati a stabilizzare solamente poche unità lavorative. Chiediamo, invece, che gli amministratori locali siano messi nelle condizioni di prevedere un percorso che dia certezze a tutti i lavoratori attraverso la storicizzazione della spesa regionale e le necessarie modifiche alla normativa nazionale in materia di spesa del personale”.

“È necessario che il Governo regionale partecipi ai tavoli con ANCI e Sindacati presentando proposte concrete in tempi strettissimi che siano in grado di salvaguardare anche i lavoratori degli Enti in dissesto e in pre-dissesto. Non possiamo non nascondere la nostra delusione e la nostra forte preoccupazione per ciò che sta accadendo non solo in Sicilia, ma anche a livello nazionale. Il risultato di questa situazione, che si trascina da decenni, è che, come al solito, ci sentiamo abbandonati al nostro destino, senza indicazioni chiare e precise che invece dovrebbero arrivare sia dal Governo regionale che da quello nazionale”.

“La manifestazione del 30 Giugno rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso, un punto di non ritorno che ci troviamo costretti ad affrontare in virtù del fatto che, in tanti anni, non siamo mai riusciti a trovare soluzioni condivise con lo Stato e la Regione. Il confronto è sempre mancato e se continuerà a mancare ci vedremo costretti a organizzare ulteriori azioni di protesta che non si limiteranno al nostro territorio ma che ci vedranno protagonisti anche in ambito nazionale”.

P.S.

Il nostro blog – a proposito dei precari siciliani – ha assunto una posizione e la mantiene: a nostro avviso, si tratta di persone che non hanno mai superato un concorso e che, di fatto, sono entrati nella pubblica amministrazione in barba alla Costituzione italiana.

Detto questo, Amenta fa bene a ricordare che lo Stato e la Regione hanno grandissime responsabilità, visto che, ora insieme, ora ognuna per proprio conto, hanno stabilizzato precari. 

Lo Stato, ad esempio, ha imposto la stabilizzazione di precari in tanti Comuni. Salvo a scaricare, poi, i costi di questi personale sugli stessi Comuni e sulla Regione. 

Lo stesso ha fatto la Regione che, a partire dagli anni ’80 del secolo passato, ha stabilizzato migliaia di persone.

Un dato certo è che, in Sicilia, i concorsi della pubblica amministrazione si contano sulla punta delle dita. Alla faccia della già citata Costituzione del nostro Paese. 

Oggi ci sono problemi. Ebbene, i Siciliani debbono sapere che la proposta del Governo Renzi, per i precari della nostra Isola, è la seguente: 

se Regione e Comuni della Sicilia se la sentono, tassino le famiglie e le imprese dell’Isola e paghino i precari. Perché il Governo Renzi non ha alcuna intenzione di tirare fuori i soldi per pagare questo personale.

Questa è la verità che l’ANCI Sicilia non dice. Lo diciamo noi. E, per quanto ci riguarda, siamo contrari all’idea di tassare i Si ciliani per pagare questi precari.  

Aggiornamento Domenica – 26 Giugno, ore 16,45

“Il futuro dei lavoratori degli enti in dissesto e pre-dissesto va garantito così come la continuità dei servizi comunali
Subito una soluzione concreta per garantire occupazione e continuità ai lavoratori delle ex province regionali. Non è più accettabile il rinvio, la questione va affrontata e risolta”.

A dirlo è Giuseppe Messina, Responsabile regionale dell’UGL Sicilia e Reggente dell’Utl di Palermo commentando la mobilitazione regionale dei precari degli enti locali dell’Isola.

Il 30 Giugno, difatti, si svolgerà a Palermo la manifestazione a sostegno dei lavoratori precari degli enti locali e del personale delle ex Province alla quale ha aderito l’UGL insieme ad altre organizzazioni sindacali.

“Quella dei precari è una vergogna che si trascina da troppo tempo – dice Messina – e che ha finito col ledere la dignità migliaia di lavoratori impediti dal precariato a programmare il futuro familiare come ogni altro cittadino di un Paese democratico. C’è forte preoccupazione per ciò che sta accadendo non solo in Sicilia, ma anche a livello nazionale -aggiunge il sindacalista – ed il risultato di questa situazione, che si trascina da decenni, è che, come al solito, senza indicazioni chiare e precise che invece dovrebbero arrivare sia dal governo regionale che da quello nazionale, il caos regna sovrano”.

“La mobilitazione del 30 giugno – conclude Messina – mette il timbro sulle responsabilità di Stato e Regione per soluzioni condivise che non arrivano. Adesso servono fatti, basta con la politica del rinvio”.

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