Corfilac, Consorzi di ricerca in agricoltura e Associazione allevatori fuori dalla ex Tabella H

Corfilac, Consorzi di ricerca in agricoltura e Associazione allevatori fuori dalla ex Tabella H
12 maggio 2016
Questo non significa che non verranno sostenuti con i contributi dalla Regione. Al contrario, entrano, ognuno con un capitolo a sé stante, nel Bilancio della Regione. Insomma, escono dal caos del bando per l’ex Tabella H. Intanto la politica siciliana, dopo aver ‘prostituito’ il Parlamento dell’Isola (sulle Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina) ai voleri del Governo Renzi, chiede a Roma “i trenta denari” (modello ‘culturale’ Giuda Iscariota…)

I Consorzi di ricerca per l’agricoltura, il Corfilac (Consorzio di ricerca per la filiera lattiero-casearia di Ragusa) e l’Associazione siciliana allevatori sono ufficialmente fuori dalla Tabella H. Significa che non avranno più bisogno di partecipare al bando per intercettare i contributi. Sono stati ufficialmente inseriti nel Bilancio della Regione, ognuno con un proprio capitolo: i Consorzi di ricerca per l’agricoltura con uno stanziamento di 400 mila Euro all’anno; il Corfilac con un milione e 380 mila Euro all’anno e l’Associazione siciliana allevatori con 2,5 milioni di Euro all’anno.
Questi, almeno, sono gli stanziamenti assegnati nei giorni scorsi dalla commissione Bilancio e Finanze dell’Assemblea regionale siciliana. Bisognerà capire se questi soldi ci sono o dipendono dai ‘famigerati’ 500 milioni di Euro che dovrebbero arrivare da Roma. Il presidente della Regione, Rosario Crocetta, dice che questi soldi arriveranno tra qualche giorno. Noi siamo un po’ (in verità più di un po’) pessimisti.
Dopo la notizia – l’unica degna di nota – ci sono i commenti dopo l’ ‘ascarata’ di qualche giorno fa, quando l’Ars ha deciso di ‘calarsi le brache’, adeguando la propria legislazione in materia di Città metropolitane a quella nazionale. Su questa vergogna abbiamo scritto ieri (come potete leggere qui).
Su questa vicenda si cimenta, a nome di tutto il gruppo parlamentare del Nuovo centrodestra, il parlamentare Nino D’Asero: 
 
“Si è fatta chiarezza sul nuovo assetto degli enti locali e, speriamo, un reale riordino del settore che da anni soffre la carenza di servizi essenziali. Ribadendo la nostra approvazione per il cosiddetto allineamento che porterà alla carica di presidente delle Città metropolitane i sindaci dei capoluoghi delle ex Province, in attesa ora dei fondi statali essenziali per il funzionamento delle nuove amministrazioni territoriali, aspettiamo con fiducia che i Liberi consorzi stilino il proprio statuto e che, per questo si ridia dignità politica e capacità decisionale ai cittadini, con l’elezione diretta dei loro presidenti”.
Forse senza volerlo, D’Asero ammette che il Parlamento siciliano, con grande ‘dignità istituzionale’, si è rimangiata la propria legge (elezione di secondo grado per i sindaci metropolitani) per ‘inginocchiarsi’ al cospetto del Governo Renzi, che ha imposto la nomina automatica dei sindaci di Palermo, Catania e Messina a sindaci metropolitani delle rispettive tre Città metropolitane.
Dove i sindaci di Palermo, di Catania e di Messina possano trovare il tempo per occuparsi, ognuno per la propria parte, di aree così vaste non riusciamo a capirlo: ma l’ordine del Governo Renzi era questo e l’Assemblea regionale siciliana a sovranità sempre più limitata doveva solo obbedire: e così è stato, anche se a maggioranza.
Ma forse l’arcano – cioè il perché Governo regionale e Ars si sono piegati ai voleri romani – lo spiega lo stesso D’Asero quando dice, sostanzialmente: bene, abbiamo obbedito, abbiamo ridotto il Parlamento siciliano al ruolo di passacarte del Governo Renzi: ora, però, Roma avissi a nesciri i picciuli: insomma, ora il Governo Renzi dovrebbe ‘cacciare’ i soldi. Richiesta che è stata avanzata anche dal presidente dell’ANCI Sicilia, nonché sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.
Per dirla in breve, la politica siciliana, dopo aver ‘prostituito’ il Parlamento dell’Isola (sulle Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina) ai voleri del Governo Renzi, chiede, adesso “i trenta denari” (leggere Giuda Iscariota…).  
Che grande politica, ragazzi! ‘Prostituire’ il Parlamento siciliano per fari restituire da Roma una minima parte dei soldi che hanno rubato alla Regione siciliana. Vomitevole!
Nino D’Asero, oltre ad ‘ascareggiare’ con Città metropolitane e Consorzi ‘fantasma’ di Comuni, ricopre anche il ruolo di presidente della commissione Statuto. E’ la commissione legislativa speciale dell’Ars che dovrebbe rivisitare quel poco di Statuto autonomistico siciliano che ancora rimane in piedi e, magari, provare a fare applicare gli articoli dello stesso Statuto calpestati da Roma.
Il capogruppo del Nuovo Centrodestra all’Ars ci informa che ieri mattina alla seduta della commissione Statuto è intervenuto il presidente della sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, Maurizio Graffeo, si è dichiarato pronto a collaborare all’iter di revisione dello Statuto in materia finanziaria.
“Questa apertura – sottolinea D’Asero – è essenziale per l’importante riforma in cantiere poiché la Corte dei Conti è una reale risorsa per l’Isola Il problema, al momento, sta anche nel ruolo della Commissione Paritetica, che dovrebbe lavorare all’attuazione di quelle parti ancora inattese della Carta per l’autonomia della Sicilia, al passaggio delle competenze dallo Stato alla Regione”.
Ma, la Commissione Paritetica, come hanno evidenziato due suoi componenti, Nino Caleca e Giuseppe Verde, anch’essi auditi ieri, deve esser convocata da Roma, si riunisce troppo raramente e mai lo ha fatto in tutto il 2016.
Insomma, il ‘manico’ della Commissione Paritetica lo tiene Roma: e dunque non c’è nulla di Paritetico.

Un altro parlamentare del Nuovo Centrodestra, Pietro Alongi, si occupa dell’assistenza ai disabili nelle scuole. Alongi ha chiesto ieri al presidente della Regione, Rosario Crocetta, all’assessore all’Istruzione, Bruno Marziano e all’assessore Luisa Lantieri di rivedere la “norma, dannosa così come emendata su proposta del Movimento 5 Stelle, che riguarda il servizio agli studenti con handicap grave. Servizio per l’assistenza ai soggetti con handicap particolarmente gravi che a oggi è stato brillantemente svolto da operatori con specifica qualifica. Tant’è che le cooperative subentranti avevano l’obbligo di assorbire il personale ormai qualificato per non rompere il legame anche di fiducia fra assistenti e assistiti”.

“Questa norma, infine – conclude Alongi – mette alla porta centinaia di operatori che, da decenni, svolgono questo specifico servizio. Operatori che, a nostro avviso, sono una risorsa e non un peso. Ci batteremo con tutte le nostre energie affinché questo articolo venga rivisto”.
Della diga Gibbesi si occupa, Nello Musumeci:

“Il Governo – scrive il parlamentare regionale di centrodestra – faccia tutto il possibile per ristabilire l’erogazione dell’acqua dalla diga Gibbesi, che potrebbe servire diversi Comuni nelle province di Agrigento e Caltanissetta, in modo da garantire agli agricoltori del comprensorio la certezza di una stagione irrigua, senza comprometterne il prodotto”.

Su questa vicenda Musumeci ha presentato, insieme ai deputati del Gruppo Lista Musumeci, Sabti Formica e Gino Ioppolo, un’interrogazione al Presidente della Regione e all’assessore all’Agricoltura, nella quale sottolinea come, nonostante l’importanza che questo invaso ha per l’intera economia della zona, la diga continui ad essere inutilizzata, per problemi legati sia alla mancanza di una rete irrigua, sia agli intralci frapposti dalla burocrazia regionale”.

“La diga Gibbesi – spiega Musumeci – è una riserva idrica di fondamentale importanza per gli agricoltori di una vasta zona del Nisseno e dell’Agrigentino. I quasi 3 milioni di metri cubi di acqua garantirebbero la normale irrigazione di centinaia di ettari di coltivazioni ricadenti nel comprensorio, soprattutto nel periodo estivo”.

Nell’interrogazione si chiede, in particolare, al Governo Crocetta di intervenire, poiché il perdurare di questa grave situazione preoccupa enormemente gli addetti al settore, certi che “il mancato utilizzo delle acque dell’invaso causerà danni all’agricoltura per svariati milioni di Euro, mettendo a repentaglio centinaia di posti di lavoro”.

Il parlamentare Salvatore Giuffrida di una riunione andata in scena in commissione Bilancio e Finanze dell’Ars sulla SEUS, la società che gestisce il servizio di Pronto Soccorso in Sicilia.

“Ho appreso con soddisfazione – afferma Giuffrida – che la Regione siciliana non intende uscire dall’importante società. Le lungaggini registrate nel rinnovo della convenzione sono dovute al rispetto dell’art.192 del codice degli appalti, che prevede che i servizi vengano erogati a prezzi sostenibili. La richiesta di chiarimenti in ordine alla sostenibilità dei costi fatta dall’assessorato alla Salute alla Presidenza della Seus – spiega il vicepresidente di Sicilia democratica – come si è potuto evincere dalle dichiarazioni del Ragioniere generale della Regione, Salvatore Sammartano, è stata formula alla SEUS così come alle altre società partecipate della Regione”.
“Non ritengo corretto, invece – sottolinea sempre Giuffrida – il comportamento dell’assessorato al Bilancio (nella Regione siciliana non c’è più l’assessorato al Bilancio: si dovrebbe trattare dell’assessorato all’Economia retto da Alessandro Baccei ndr), in ordine alla richiesta di chiarimenti alla SEUS per l’affidamento in house del servizio, facendolo solo dipendere dai valori di mercato. Non sono d’accordo per due ordini di motivi:1) La Seus e’ una società che opera nel settore dell’emergenza/urgenza a tutela della salute di noi cittadini siciliani; 2) il dirigente della SEUS, Gaetano Montalbano, ha spiegato in modo chiaro e con il conforto della normativa di riferimento, che la SEUS, proprio per la sua natura giuridica e per il settore in cui opera, non può essere sottoposta alle leggi di mercato”.
P.S.
Nella foto si vedono le pecore e non i deputati dell’Ars che si sono inginocchiati al cospetto del Governo Renzi. Non cominciate a pensare male…

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