L’Ars coglierà l’attimo per inaugurare la settimana degli ‘ascari metropolitani’?

3 maggio 2016

Nei prossimi giorni sapremo se il Parlamento siciliano presieduto da Giovanni Ardizzone manterrà la propria dignità istituzionale e legislativa, o andrà al rimorchio del ‘Ministro di rilevanza costituzionale’ Graziano Delrio. Insomma sapremo se difenderà la propria legge sulle Province o se coglierà l’attimo per darla in ‘pasto’ al Governo Renzi. I disegni di legge per far transitare Gela, Piazza Armerina e Niscemi nella città metropolitana di Catania. Pronta anche la legge elettorale comunale per fregare i grillini

 

La settimana politica e parlamentare che si apre oggi a Sala d’Ercole sembra contrassegnata, tanto per cambiare, dal solito ‘ascarismo’. Tanti gli argomenti che tengono banco, ma forse il più importante non è la manovra finanziaria bis (che alla fine, a parte l’introduzione del ‘tetto’ alle indennità ai dirigenti delle società regionali, non prevede chissà quali norme), ma la telenovela sulla ‘riforma’ (mancata) delle Province.

La settimana scorsa abbiamo assistito a una delle tante manifestazioni di degrado politico e istituzionale che è ormai il pane quotidiano del centrosinistra siciliano e italiano. Al Governo Renzi non piace la norma approvata dall’Ars che prevede l’elezione di secondo grado per i vertici delle tre città metropolitane istituite in Sicilia. Si tratta delle città metropolitane di Palermo, Catania e Messina.

A livello nazionale il ‘genio’ del Ministro Graziano Delrio – con la legge sulla ‘riforma’ delle Province che porta il suo nome – ha stabilito che i sindaci dei capoluoghi di provincia diventino, automaticamente, i numeri uno delle città metropolitane (si dovrebbero chiamare sindaci metropolitani, stando alla legge nazionale n. 142 del 1990).

La Sicilia – Regione fino a prova contraria autonoma – con un voto del proprio Parlamento, ha stabilito, invece, che a eleggere i vertici delle tre città metropolitane saranno i sindaci e i consiglieri comunali dei Comuni che ricadono nelle ex Provincia.

A questo punto, non ricordiamo più se per la terza o la quarta volta, il Governo nazionale ha ‘minacciato’ di impugnare la norma approvata dall’Ars, proprio in ordine al’elezione-designazione dei vertici delle città metropolitane.

Di solito, una legge si impugna se presenta profili di incostituzionalità. Il Parlamento siciliano, come già ricordato, ha deciso di eleggere i presidenti o sindaci metropolitani invece di adeguarsi alla ‘genialata’ della legge Delrio. Che cosa ci sarebbe di ‘incostituzionale’ nella scelta adottata dall’Ars?

Forse il signor Delrio, col fatto che viene qui in Sicilia a inaugurare e a ‘festeggiare’ opere e appalti ferroviari con il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, è diventato un “Ministro di rilevanza costituzionale”? Insomma, una legge diventa ‘incostituzionale’ se non si uniforma al Delrio-pensiero?

Come potete notare, siamo ormai in bilico tra la farsa e l’operetta oscena. Un tempo a dirimere le controversie tra Stato e Regione c’era l’Alta Corte per la Sicilia, “sepolta viva” nel 1957 da un ‘blitz’ della Corte Costituzionale. Era rimasto l‘Ufficio del Commissario dello Stato per la Regione siciliana. Era un ‘filtro’ importante, se non altro perché le leggi approvate dall’Ars venivano vagliate sotto il profilo costituzionale da giuristi e non, come avviene oggi, da passacarte di questo o quel Ministro!

Con la sostanziale abolizione del Commissario dello Stato da parte di una bizzarra ordinanza della Corte Costituzionale, le impugnative sembrano il frutto di mere – e talvolta un po’ miserabili – considerazioni politiche.

Scomparso il commissario dello Stato, adesso a impugnare le leggi dell’Ars è il Governo nazionale. Così assistiamo a impugnative sempre più fantasiose, che di ‘tecnico’ hanno poco o punto, ma che sono invece ‘politiche’ a tutti gli effetti.

Si impugna la legge siciliana sull‘acqua pubblica, anche se il referendum del 2011 ha sancito, a grande maggioranza, la volontà degli italiani di tornare alla gestione pubblica dell’acqua. Ma Renzi e il PD non voglio la gestione pubblica dell’acqua: vogliono i privati loro amici. Così la legge siciliana sull’acqua pubblica è diventata ‘incostituzionale’.

Anche l’elezione dei vertici delle città metropolitane, come già ricordato, è, agli occhi del Governo Renzi, ‘incostituzionale’. Dietro quest’impugnativa minacciata, ovviamente, non sembrano esserci motivazioni costituzionali, ma gli ‘affarrucci’: per esempio, i fondi nazionali ed europei – che dovrebbero andare alle città metropolitane siciliane.

Ebbene – questo il volere del Governo Renzi – questi fondi, a Palermo e a Catania, debbono essere gestiti da Leoluca Orlando e da Enzo Bianco. Due personaggi che, non a caso, Sabato corso, hanno accompagnato Renzi nel suo farsesco tour siciliano, tra ‘inaugurazioni’ di carreggiate autostradali mai franate e altre sceneggiate etno-panormite.

Il bello sapete qual è? Che il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, davanti non all’impugnativa del Governo Renzi, ma alla ‘minaccia’ di impugnativa, si è subito messo sull’attenti, annunciando che il Parlamento siciliano avrebbe subito ottemperato agli ‘ordini’ di Renzi e Delrio!

Davvero un bel modo di difendere le prerogative legislative del Parlamento siciliano, no? Roma ordina e il presidente Ardizzone e gli altri deputati ‘ascari’ del centrosinistra di Sala d’Ercole pronti a obbedire…

Questo, almeno, era lo scenario che abbiamo lasciato la scorsa settimana (che potete leggere qui). Con il presidente Ardizzone e i parlamentari di centrosinistra che erano pronti ad approvare la designazione dei presidenti delle città metropolitane siciliane adeguandosi alla legge Delrio, senza passare da un eventuale giudizio della Corte Costituzionale: insomma, pronti al ‘servaggio’ legislativo come nella ‘migliore’ tradizione ‘ascara’…

Contro il parere del presidente della Regione, Rosario Crocetta – questo lo dobbiamo riconoscere – che ha annunciato di voler invece difendere la legge davanti la Corte Costituzionale.

Gli unici parlamentari che, sempre la scorsa settimana, si sono ribellati sono stati i grillini, per i quali la legge siciliana non va cambiata in base ai voleri romani. Insomma i parlamentari del Movimento 5 Stelle difendono le prerogative dell’Ars.

Vedremo come finirà questa settimana.

Sempre in materia di città metropolitane vanno segnalati quattro disegni di legge che potrebbero andare in discussione all’Ars questa settimana. Prevedono i passaggio di Gela, Piazza Armerina e Niscemi nella città metropolitana di Catania. Mentre un quarto disegno di legge prevede il passaggio di Licodia Eubea dalla provincia di Catania a quella di Ragusa (in questo caso si tratta del Consorzio di Comuni di Ragusa: ora le province si chiamano così).

Ultima notizia – non certo per importanza – è la nuova legge elettorale per i Comuni. Si tratta della legge – approvata dalla commissione Affari istituzionali e già pronta per l’Aula – che dovrebbe consentire alla vecchia partitocrazia siciliana di penalizzare il Movimento 5 Stelle.

In pratica, più che una nuova legge, è la vecchia legge elettorale che verrebbe ripristinata. Scheda unica con il cosiddetto ‘effetto di trascinamento’: ovvero il semplice voto al consigliere comunale che andrà, automaticamente, al candidato sindaco apparentato con la lista.

Questo significa che i vecchi partiti si preparano, Comune per Comune, a fare massa – a prescindere dal colore politico – in chiave anti-grillina.

 

Aggiornamento:

dichiarazione di Giovambattista Coltraro, capogruppo all’Ars di Sicilia Democratica

“Un adeguamento integrale alla legge Delrio è un’ulteriore violazione dei principi costituzionali che sono alla base dell’autonomia statutaria siciliana, il che non darebbe alcuna soluzione al problema”.

Così interviene il capogruppo all’Ars di Sicilia Democratica, Giambattista Coltraro, nella querelle sorta nel merito della decisione del governatore Crocetta di ricorrere alla Consulta e non aderire alla Delrio per la riforma della Province.

“Bisogna scindere – prosegue Coltraro – la problematica relativa al finanziamento statale dei liberi consorzi rispetto a quella dell’adeguamento della legge regionale sui liberi consorzi alla legge nazionale cosiddetta Delrio. La condizionalità dei finanziamenti statali all’approvazione di una legge regionale i cui contenuti vengono stabiliti interamente dal governo centrale è una cosa che non si è mai vista e concreta una palese violazione di ogni principio di diritti. Pertanto, si configura un conflitto tra Regione e Stato che dovrebbe essere risolto nelle sedi opportune: o politiche o giudiziarie”.

“Appoggiamo, dunque – conclude il capogruppo di Sicilia Democratica –  la scelta di Crocetta di approdare alla Consulta. Diversamente rischieremmo di divenire meri esecutori del volere romano e di autonomia statutaria neanche a parlarne”.

 

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