La Via della Seta tra Italia e Cina? Ci ricorda il 1982: l’America di Reagan, i missili Cruise di Comiso e…

La Via della Seta tra Italia e Cina? Ci ricorda il 1982: l’America di Reagan, i missili Cruise di Comiso e…
13 marzo 2019

… e quello che successe prima con Enrico Mattei. E tutto quello che successe dopo. Da Mattei ad Aldo Moro, da Pio La Torre a Bettino Craxi, l’Italia ha più volte tentato di ridimensionare le pressioni di Paesi esteri. Ma non ha mai avuto molta fortuna. Anzi. Oggi l’attuale Governo prova ad aprire alla Cina. Per liberarsi dalle tante pressioni di Paesi esteri (non ci sono solo gli americani: ci sono anche i massoni della UE dell’euro). Speriamo bene

Dice il politologo statunitense Edward Luttwak al quotidiano on line Affaritaliani.it:

“L’accordo coi cinesi sulla Nuova Via della Seta è un atto dimostrativo e simbolico. Il memorandum è opaco e proprio per questo ancora più significativo dal punto di vista strategico. L’Italia pagherebbe un alto costo sia politico sia diplomatico”.

Con chi?, gli chiede il giornalista. E Luttwak:

“Con gli Stati Uniti ma non solo. Non è che fai arrabbiare solo Donald Trump in questa situazione ma tutta la coalizione marittima che vede tra le sue fila Stati Uniti, Regno Unito, India e Giappone. La scelta di stare con la Cina dimostrerebbe che l’Italia si rivela essere ancora una volta provinciale e fuori dai giochi”.

E dei possibili vantaggi economici per l’Italia? Anche su questo punto il politologo americano dà una sua spiegazione:

“Un conto sono degli accordi commerciali specifici, un altro conto è firmare un memorandum d’intesa su un progetto che gli Stati Uniti e non solo ritengono avere anche fini politici. A livello commerciale anche Washington ha rapporti positivi con la Cina su molti temi, il punto non è questo”.

Infine il tocco finale:

“L’Italia prenderà le sue decisioni, ma deve avere ben presente quale può essere il costo politico diplomatico che sarebbe costretta a pagare. Lo scambio commerciale e culturale tra Italia e Cina esiste già, non c’è bisogno di aderire ufficialmente alla Belt and Road”.

Il problema non è economico, dice Luttwak: è politico. Come se la politica, in un mondo dominato dal primato dell’economia sulla politica (per la precisione dal neo-liberismo economico della ‘Scuola di Chicago’ di Milton Friedman), fosse estranea all’economia…

Di accordi economici con la Cina, da parte di vari Paesi del cosiddetto Occidente industrializzato, se ne contano tanti. Lo stesso politologo americano ricorda i rapporti commerciali tra USA e Cina (dimenticando, però, di precisare che, proprio in questo periodo, è in corso una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina: semplice vuoto di memoria?).

Ma ci sono anche gli accordi tra Cina e Germania, se è vero che, nel 2017, i cinesi sono stati i primi partners commerciali con i tedeschi con un interscambio pari a oltre 180 miliardi di euro.

Per non parlare della Francia di Macron che, lo scorso anno, con la Cina, ha siglato accordi economici e commerciali su vari temi: cultura, energia, aeronautica, sanità.

Solo l’Italia non deve trovare intese con la Cina?

I Nuovi Vespri hanno affrontato il tema de ‘La Via della Seta’ pubblicando, nell’ottobre dello scorso anno, un articolo di Mario Di Mauro dal titolo emblematico:

“Il No all’aeroporto cinese in Sicilia e il sì al Muos a Niscemi”.

Scriveva circa cinque mesi addietro Mario di Mauro in un articolo che è di profetica attualità:

“Oltre dieci anni fa, da Pekino, l’avrebbero voluta far passare
dalla SICILIA con un Hub aeroportuale mondiale (altro
che ponticello sul Canale di Messina!). Da Washington e da
ROMAFIA risposero: “NO! In Sicily si fa il MUOS!”.

“L’abbiamo scoperto e denunciato subito, e lo ripetiamo sempre.
Al confronto, il resto è chiacchiera da Spettacolo coloniale,
nebbia per i cervelli vuoti dei sicilianoidi colonizzati: come
in Terra così in Cielo”.

“La Nuova Via della Seta (Belt and Road Initiative- BRI) è
finalizzata a infrastrutturare nuove rotte commerciali che
interconnettono la Cina attraverso l’Asia -per Terre e per
Mari- col cuore dell’Europa. L’investimento B.R.I. costa a
Pekino almeno 12 volte il ‘Piano Marshall’ americano per
la ricostruzione dell’Europa nell’ultimo Dopoguerra (ma
senza le sue ipocrisie e i suoi trucchi)”.

“La Nuova Via della Seta, questa immane e inedita visione
di sviluppo, è stata addirittura inserita -al recente 19° congresso- nello Statuto del Partito Comunista Cinese, tra i
suoi ’14 Principi’, a sigillo della ‘ascesa armoniosa della
nazione’. E non si tratta più solo di export di merci – sempre
più qualificate – ma di investimenti in infrastrutture che
realmente mancano”.

“Le riserve cinesi di moneta estera sono stimate in circa 3
mila miliardi di dollari equivalenti; il progetto BRI permetterebbe di investirne una buona parte nella costruzione di infrastrutture nei 65 Paesi attraversati”.

“Punto Fermo: nel disegno originario di Pekino era la Sicilia
l’Hub mediterraneo, turistico e infrastrutturale, della
Via della Seta, verso Rotterdam e Amburgo, ma anche verso
la MediterrAfrica e le Americhe. L’Aeroporto intercontinentale
siciliano sarebbe stato tra i più grandi del mondo.
Washington disse: Not in Sicily! Qui si fa il MUOS.

(tratto dal libro L’ISOLA SENZA CIELO -edizioni TerraeLiberAzione).
www.terraeliberazione.wordpress.com” (QUI, PER ESTESO, L’ARTICOLO DI MARIO DI MAURO).

La verità è che, dal 3 settembre del 1943, quando in Sicilia, a Cassibile, l’Italia, con il generale Giuseppe Castellano, firmò una resa senza condizioni trasformata poi in “armistizio”, l’Italia è stata ‘americanizzata’. E la Sicilia, di questa ‘americanizzazione’, ne è esempio concreto: basti pensare alla base militare di Sigonella, nella Piana di Catania, e al Muos a Niscemi.

Abbiamo tentato di scrollarci di dosso il peso di questi alleati-padroni? Sì, più volte. E il riferimento non è solo agli americani, che ovviamente ci sono sempre stati e ci sono ancora, ma all’influenza dei Paesi esteri in generale.

Il ‘caso’ di Enrico Mattei è emblematico: la sua uccisione avvenuta nell’ottobre del 1962 segna, con molta probabilità, l’inizio non di una strategia, ma di una ‘stretta’ sull’Italia (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

La vicenda di Aldo Moro, con i risvolti internazionali, non ha bisogno di alcun commento (QUI UN NOSTRO ARTICOLO SU ALDO MORO).

Nel titolo di questo articolo citiamo non a caso Pio la Torre e il 1982, anno del suo assassinio. Con coraggio l’allora segretario regionale del Pci siciliano portava avanti la battaglia per il Mediterraneo mare di pace e, di conseguenza, contro i missili di Comiso: i missili Cruis americani.

Chi rese l’Italia un “Paese sovrano” è stato, nel 1985, l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Bettino Craxi (COME POTETE LEGGERE QUI E ANCHE QUI).

Tutte storie finite male. E oggi? “Il problema è politico”, ci dicono. Forse è di politica economica: magari l’Italia deve continuare a restare prigioniera dell’Unione Europea dell’euro e della truffa del debito pubblico italiano che, ogni anno, ci costa da 75 a 90 miliardi di euro di interessi.

Magari il rapporto tra Italia e Cina non piace alla BCE, una banca privata che Governa gli Stati della UE che sono ‘democratici’, ma privi di sovranità monetaria (e anche di sovranità politica, se è vero che un Governo espressione di un Parlamento liberamente eletto non può scegliere un Ministro dell’Economia: lo deve scegliere la UE: cosa accaduta con il No a Paolo Savona al Ministero dell’Economia). Magari la Cina potrebbe mettere fine al ‘ricatto’ sull’IVA. Chissà.

Che dire di altro? Speriamo bene…

Foto tratta da ilprimatonazionale.it

QUI PER ESTESO L’ARTICOLO DI AFFARI ITALIANI.IT

 



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