Perché nella Sicilia di Musumeci e Miccichè le politiche del lavoro non partiranno mai

Perché nella Sicilia di Musumeci e Miccichè le politiche del lavoro non partiranno mai
10 ottobre 2018

In Sicilia le politiche del lavoro le hanno fatte sempre le segreterie dei politici e i sindacati tradizionali. A partire dagli anni ’80, tranne rare eccezioni, quasi tutte le assunzioni nella pubblica amministrazione (e anche in certe aziende private) sono avvenute secondo criteri rigorosamente clientelari. Gli Sportelli multifunzionali sono stati un ‘incidente di percorso. Per questo la vecchia politica li ha chiusi e non li vuole riaprire. Ma stavolta c’è un problema che…

E’ bene fare chiarezza sull’annosa vicenda delle politiche del lavoro in Sicilia. Le politiche del lavoro sono tipiche dei Paesi civili. Servono a mettere in comunicazione (oggi si dice in rete) chi cerca lavoro e chi offre lavoro. Perché soprattutto nelle grandi Regioni e anche nelle grandi città non sempre i disoccupati conoscono le opportunità di lavoro; così come chi ha bisogno di manodopera – soprattutto specializzata – non sempre sa a chi rivolgersi.

Le politiche del lavoro, in Sicilia, non hanno mai avuto una grande tradizione. Perché le ‘politiche del lavoro’ nella nostra Isola, a partire dai primi anni ’80 del secolo passato, quando la Regione siciliana cominciò ad assumere senza concorso (allora c’erano le ‘cooperative giovanili’), le hanno sempre fatte le segreterie dei politici di maggioranza e di opposizione e i sindacati tradizionali.

Da allora ad oggi si è sempre andati avanti con le chiamate dirette clientelari e con il precariato che viene ‘sanato’ ogni 4-5 anni.

Quando cominciò l’avventura degli Sportelli multifunzionali la politica siciliana dell’epoca non capì bene di cosa si trattava. Affidati agli enti formativi, i politici dell’Isola pensavano che non avrebbero dato fastidio.

Ma non è stato così, perché i lavoratori degli Sportelli multifunzionali hanno cominciato a lavorare bene pur tra mille problemi, e in un contesto dove non esistono i concorsi pubblici e dove tutto, in materia di assunzioni, è mediato dalla politica e dai sindacati tradizionali all’insegna del clientelismo (e del voto di scambio).

La vecchia politica siciliana non poteva tollerare la presenza di uffici pubblici che mettevano in rete domanda e offerta di lavoro. Perché la mediazione tra domanda e offerta di lavoro, in Sicilia, è sempre stata una prerogativa della politica e del sindacato. Al’insegna – lo ribadiamo – del clientelismo (e della ricerca dei voti con tali mezzi).

Attenzione: le assunzioni clientelari non riguardano solo la pubblica amministrazione, ma anche le aziende private. Esempio da manuale è la storia di Girgenti Acque, dove anche i politici che, ufficialmente, erano contro tale società, partecipavano alla spartizione delle assunzioni (COME POTETE LEGGERE QUI).

Per altri soggetti privati: per esempio gli ATO rifiuti, che hanno assunto circa 13 mila persone senza concorsi.

Per continuare con le società regionali, comunali e provinciali: tutte spa e tutte con assunzioni per chiamata diretta da parte di politici e sindacalisti.

Secondo voi come fa la vecchia politica e il vecchio sindacalismo a raccogliere ancora oggi voti in Sicilia? Semplice: con la gestione atipica, clientelare e truffaldina delle ‘politiche del lavoro’.

Non dimenticate che, se oggi CGIl, CISL e UIL sono tutte schierate con il PD (con l’eccezione di qualche federazione della CGIL), un tempo votavano per la DC (CISL), per il PCI (CGIL) e per il socialisti UIL).

Come dicevamo, quando la vecchia politica e il vecchio sindacalismo si sono accorti che gli Sportelli multifunzionali funzionavano per davvero (questo lo dicono in pochi, ma il personale di questi uffici, in buona parte, era formato, lavorava bene e si aggiornava) li hanno chiusi.

Da allora va avanti una lotta per riaprirli. Ma è una lotta impari. Con il cinismo tipico della vecchia politica, i vecchi politici – di centrosinistra e di centrodestra – alla fine della passata legislatura hanno pure approvato una legge per far ripartire le politiche del lavoro in Sicilia.

Ma era tutto un ‘babbio’. O meglio, un modo per evitare che anche questi lavoratori votassero alle elezioni regionali del novembre 2017 e alle elezioni politiche del marzo 2018 Movimento 5 Stelle.

A gabbarli hanno pensato i politici del centrodestra, gli unici – grazie anche ai voti degli “impresentabili” e ai ricorsi ‘insabbiati’ – che potevano vincere le elezioni regionali dello scorso anno: cosa che si è puntualmente verificata.

Una volta vinte le elezioni regionali, gli attuali governanti – con in testa quel consumato ‘gesuita’ del presidente della Regione, Nello Musuneci – si sono ‘annacati’ la questione della riapertura degli Sportelli multifunzionali per scippare i voti di questi lavoratori anche alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo (sforzo servito a poco perché il PD di Renzi e Berlusconi, che avrebbero dovuto governare insieme, hanno perso).

Dopo le elezioni politiche dello scorso, però, Musumeci e il ‘capo’ di Forza Italia in Sicilia, il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè (che non è meno ‘gesuita’ di Musumeci: anzi è peggio di Musumeci, perché ha maturato negli anni una concezione ‘dorotea’ della politica che lo porta a sfruttare tutti i posti di sottogoverno possibili e immaginabili: non è un caso se l’Ars, da quando c’è Miccichè, sia diventato un ‘assumificio’), hanno dovuto gettare la maschera.

Così, dopo aver illuso i lavoratori degli ex Sportelli multifunzionali, adesso Mucumeci e compagni li vorrebbero ‘scaricare’ sul groppone di Roma. 

Detto questo, provate a mettere in fila le promesse di lavoro che l’attuale Governo regionale ha fatto nelle ultime settimane: assunzioni nella sanità di medici, infermieri, amministrativi; assunzioni presso gli uffici della Regione siciliana; assunzioni presso il Parlamento siciliano; assunzioni presso la Resais, una società di ‘parcheggio’ per i lavoratori disoccupati degli enti regionali che avrebbe dovuto essere chiusa circa venti anni fa; stalizzazioni di precari nei Comuni eccetera eccetera.

La Regione siciliana è in sostanziale default, quasi tutti i Comuni non hanno approvato i bilanci consuntivi 2017 (e siamo a ottobre!), e la vecchia politica siciliana che fa? Promette assunzioni in vista delle elezioni europee del maggio prossimo.

Se ci fate caso, le assunzioni promesse dalla vecchia politica non passano dai Centri per l’impiego, ma passano tutte dalla vecchia politica siciliana! Tutte rigorosamente controllate dai politici in funzione delle imminenti elezioni europee del prossimo anno.

Tutte controllate, una per una, da quella vecchia politica siciliana che, non a caso, non ne vuole sapere delle politiche del lavoro.

Però, questa volta, c’è un inghippo: a Roma non c’è un Governo nazionale colluso con la vecchia politica. E questo è un problema che rischia di mandare in tilt tutta la Sicilia: sì, questa volta Regione e Comuni (le Province siciliane, di fatto, non esistono più sotto il profilo economico e  finanziario), questa volta, rischiano il fallimento.

E infatti, proprio ieri, il presidente Musumeci ha lanciato l’allarme:

“La Regione siciliana non ha più un quattrino” (COME POTETE LEGGERE QUI).

Che significa questo? Semplice: che i siciliani potrebbero capire, già a gennaio, che quelle di Musumeci e compagni sono balle, perché i problemi finanziari di Regione e Comuni dell’Isola potrebbero travolgere tutto e tutti. Altro che nuove assunzioni!

 

 



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