Olio d’oliva extra vergine: come, quando e perché cercheranno di fregare il Sud Italia

Olio d’oliva extra vergine: come, quando e perché cercheranno di fregare il Sud Italia
2 ottobre 2018

Avvertimento a tutti i cittadini del Mezzogiorno: l’annata olivicola sta per cominciare, non vi fate fregare. Nei supermercati andrà in scena un paradosso: al dimezzamento (e forse più) della produzione di olive si accompagnerà un’invasione di bottiglie di “Olio extra vergine di oliva italiano” al prezzo di 4-5-6 euro. Vi raccontiamo cosa stanno combinando e, soprattutto, cosa dobbiamo fare, noi meridionali, per non farci raggirare  

I nostri lettori sanno che per l’olio d’oliva – che da noi è solo extra vergine – si annuncia un’annata disastrosa (NE ABBIAMO PARLATO QUI). Torniamo sull’argomento per tre ragioni che proviamo a illustrare.

In primo luogo per segnalare ai grillini siciliani (con riferimento ai parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana) che la loro richiesta di accesso agli atti per il ‘caso’ delle 800 tonnellate di olio d’oliva extra vergine ‘biologico’ arrivato dalla Tunisia al porto di Palermo per poi essere portato a Sciacca non è molto utile se non accompagnato da altre azioni.

In secondo luogo per avvertire i nostri lettori-consumatori che, nei prossimi mesi, assisteranno a paradossi: olio d’oliva ‘extra vergine italiano’ (o quasi…) venduto nei supermercati a 5 euro, 4 euro, fino 3 euro a bottiglia, quando,  fronte del calo della produzione, una bottiglia di extra vergine non dovrebbe costare meno di 12 euro!

In terzo luogo – e questa è la ragione che, per noi meridionali, è la più importante – è in corso un’operazione per fregare i produttori di olio d’oliva extra vergine del Mezzogiorno d’Italia. Direte: siete stati proprio voi a scrivere che il Centro Nord Italia, dal 1860 ad oggi, ha scippato al Sud il controllo di questo comparto (COME POTETE LEGGERE QUI). Vero. Ma quest’anno, come ora proveremo a illustrare, la fregatura potrebbe essere doppia.

Ma andiamo con ordine.

Cominciamo con la richiesta di accesso agli atti presentata dai parlamentari regionali grillini sul ‘caso’ delle 800 tonnellate di olio d’oliva tunisino arrivate nel porto di Palermo (STORIA CHE ABBIAMO RACCONTATO QUI). Certo, il recente passato è importante: ma ancora più importanti, in questa storia dell’olio d’oliva che arriva in Sicilia con le navi, sono il presente e il futuro.

Con molta probabilità, la Sicilia, e non da oggi, è il crocevia da dove passa l’olio d’oliva nord africano per essere venduto nelle Regioni del Centro Nord Italia. Insomma, la vicenda delle 800 tonnellate di olio d’oliva tunisino sbarcato a Palermo e spedito a Sciacca potrebbe non essere l’unico caso: anzi.

Il Movimento 5 Stelle conta 20 parlamentari a Sala d’Ercole. E’ presente in tutte le province della nostra Isola. Perché non organizza un monitoraggio provincia per provincia per verificare e denunciare l’arrivo di eventuali navi che sbarcano olio d’oliva nord africano?

La stessa cosa dovrebbe essere fatta – sempre dai grillini – in tutto il Sud: a cominciare dalla Puglia e dalla Calabria. E la stessa cosa dovrebbero fare i grillini del Centro Nord Italia, perché la produzione olive, quest’anno, è in vertiginoso calo in tutta l’Italia.

Oltre a ‘sgamare’ i possibili carichi di olio d’oliva nord africano arrivati in Sicilia (e nel resto d’Italia), sarebbe interessante capire che fine fa questo prodotto. L’Unione Europea ha stabilito che l’Europa può importare grandi quantitativi di olio d’oliva tunisino a dazio zero. Bene. Ma che fine fa questo prodotto? A rigor di logica, dovrebbe essere commercializzato con la scritta “Olio d’oliva tunisino”: extra vergine, biologico, ma pur sempre tunisino.

Invece non solo non c’è informazione sull’olio d’oliva tunisino, ma a questo si accompagna la presenza, nei supermercati, di “Olio d’oliva extra vergine italiano” a prezzi irragionevoli.

E qui arriviamo alla seconda ragione per la quale torniamo a parlare dell’olio d’oliva extravergine. E’ probabile che, nei prossimi mesi, assisteremo a un paradosso: invasione, nei supermercati italiani, di bottiglie di “Olio extra vergine di oliva italiano” a 6 euro, 5 euro, 4 euro, fino a 3 euro (e qualche volta anche sotto i 3 euro!), a fronte di un calo della produzione che giustificherebbe prezzi più elevati.

Non vi lasciate ingannare, allora: la produzione di olive, quest’anno, è stata drasticamente ridotta dalle avverse condizioni climatiche. Ed è così in tutta l’Italia. Com’è noto, Puglia, Calabria e Sicilia producono il 90% dell’olio extra vergine di oliva. Ebbene, in Puglia e in Sicilia ci sono zone dove la produzione è dimezzata e, in alcuni casi, ridotta di due terzi.

Ciò significa che il prezzo dell’olio extra vergine italiano – quello vero – non potrà scendere sotto i 10 euro in Sicilia e i 12-14 euro in Puglia. Meno di tanto non potrà costare.

E qui arriviamo alla terza ragione per la quale stiamo tornando su questo argomento. Una riduzione del 50% della produzione di olive (ed anche oltre in alcune aree del Mezzogiorno) dovrà, per forza di cose, fare schizzare all’insù il prezzo dell’olio d’oliva extra vergine prodotto nel Mezzogiorno d’Italia. A meno che…

A meno che non vada in scena – cosa che probabilmente avverrà – il doppio raggiro ai danni del Sud.

Il primo raggiro è rappresentato dalla presenza di tanto, troppo olio d’oliva del Nord Africa, ovviamente non commercializzato come tale (sennò il ‘gioco’ finisce: chi acquisterebbe una bottiglia di olio extra vergine di oliva non italiano, magari con l’indicazione “Tunisino”? Pochissimi), i produttori del Sud Italia potrebbero trovare non poche difficoltà a vendere il proprio prodotto.

Il primo raggiro ai danni dei cittadini nel Mezzogiorno sarebbe quello di fagli portare in tavola olio d’oliva nord africano spacciato per extra vergine italiano.

Il secondo raggiro – legato al primo – ad opera del solito Nord Italia, potrebbe essere quello di prendersi una parte del vero olio extra vergine del Sud Italia per rivenderlo a prezzi esorbitanti chissà dove, o per utilizzarlo nei luoghi rinomati.

Se ai produttori del Sud lo pagassero a prezzo pieno, beh, ci potrebbe anche stare. Ma ricordiamoci che ad essere fregati sarebbero comunque i cittadini del Mezzogiorno, ai quali – non potrebbe che essere così – resterebbe l’olio nord africano presentato come italiano!

Il problema, oltre che economico, è culturale. E’ semplicemente assurdo continuare ad accettare questa volgare ‘colonizzazione’ da parte del Centro Nord sull’olio d’oliva extra vergine, che è una produzione meridionale!  Dobbiamo essere noi meridionali ad acquistare il nostro olio d’oliva extra vergine dai nostri produttori, sostenendo i nostri agricoltori.

Mettendoci in testa che non dobbiamo risparmiare su un prodotto di altissima qualità, che tra l’altro – cosa non secondaria – è un toccasana per la nostra salute.

In quasi tutte le Regioni del Sud ci sono produttori di olio d’oliva extra vergine: ed è a loro che bisogna rivolgersi per acquistare il nostro olio extra vergine di oliva. Facendo grande attenzione a non farci imbrogliare. Perché – lo ribadiamo – siamo in presenza di una vera ‘invasione’ di olio d’oliva nord africano, del quale non sappiamo nemmeno come viene prodotto. Quindi occhio anche ai frantoi: perché non possiamo escludere che, all’atto della molitura delle olive, lo miscelino.

Allora, cittadini del Sud Italia: un po’ di attenzione. E cominciare sin da ora a cercare dove acquistare il vostro olio d’oliva extra vergine per il prossimo anno.

Foto tratta da italiani.it

Olio d’oliva extra vergine italiano: quest’anno produzione quasi dimezzata. Attenti all’olio tunisino… 

 



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