Presidente Musumeci e assessore Bandiera: che fine ha fatto l’olio d’oliva tunisino?/ MATTINALE 137

Presidente Musumeci e assessore Bandiera: che fine ha fatto l’olio d’oliva tunisino?/ MATTINALE 137
20 settembre 2018

Si tratta di 800 tonnellate di olio d’oliva tunisino arrivato 15 giorni fa a Sciacca. Ci sono stati controlli? Sei mesi fa, dopo il blocco di una nave carica di grano duro ammuffito proveniente dal Kazakistan, il presidente della Regione si è impegnato ad effettuare i controlli su tutti i prodotti agricoli freschi e trasformati che arrivano in Sicilia dall’estero. Ma di questo impegno non si è saputo più nulla. Chi ha deciso di non effettuare i controlli? Che fine ha fatto l’olio tunisino arrivato a Sciacca?

Poco più di quindici giorni addietro nel porto di Palermo venivano sdoganati 800 tonnellate di olio d’oliva tunisino (COME VI ABBIAMO RACCONTATO QUI) destinate a Sciacca, in provincia di Agrigento. Da quel giorno aspettiamo che qualche autorità – politica, amministrativa e via continuando – informi l’opinione pubblica sulla destinazione di questo prodotto. Invece continuiamo a registrare il silenzio.

Non si tratta di un fatto di poco conto. Perché negli anni passati non sono mancati i casi di olio d’oliva tunisino o, in generale, estero, spacciato per extra vergine italiano. Anche la Sicilia – terza Regione italiana per la produzione di olio extra vergine d’oliva, dopo Puglia e Calabria – non è esente da questi fenomeni.

La scoperta di questo carico di olio d’oliva tunisino arrivato a Palermo con destinazione Sciacca potrebbe non essere l’unica. Anzi, è probabile che tutta l’Italia e altri Paesi europei siano ‘invasi’ da olio d’oliva tunisino, dal momento che l’Unione Europea ha siglato un accordo con la Tunisia (accordo approvato dal Parlamento europeo). (IN CALCE TROVATE GLI ARTICOLI SU TALE ARGOMENTO).

Un accordo – lo ricordiamo che colpisce le agricoltura mediterranee dove la coltura dell’olivo da olio è molto diffusa: Spagna, Italia e Grecia.

In Italia le Regioni colpite da questo flusso di olio d’oliva tunisino sono la Puglia, la Calabria e la Sicilia, che producono il 90% dell’extra vergine di oliva del nostro Paese.

Quello che colpisce è la natura truffaldina della gestione di tale accordo avallata dall’Unione Europea. Sapendo che tanti consumatori europei non acquisterebbero olio d’oliva tunisino, la UE, di fatto, non ostacola la commercializzazione di questo prodotto sotto mentite spoglie. 

La UE ha imposto – perché è di questo che si tratta – l’arrivo di un fiume di olio d’oliva tunisino? Bene. Potrebbe almeno assicurarsi che tale prodotto venga messo in commercio con la dizione “Olio d’oliva tunisino”, o “Olio d’oliva extra vergine tunisino” o, ancora, con la dizione “Olio d’oliva extra vergine tunisino biologico”, a seconda del tipo di produzione importata.

Ma sembra che questa elementare regola d’informazione per i consumatori non interessi la UE. E sembra che non interessi nemmeno le autorità dei Paesi che fanno parte della stessa Unione Europea.

Insomma, il dubbio – che è più di un dubbio – è che l’olio d’oliva tunisino, una volta giunto in Europa perda qualunque connotazione che ne certifico l’origine.

Eppure dovrebbe essere dovere delle varie autorità – delle autorità europee e delle autorità di ogni Paese europeo dove tale olio viene esportato – assicurare la ‘tracciabilità’ del prodotto, per evitare di prendere in giro i consumatori.

Sarà un caso, ma tanti supermercati sono pieni di “olio d’oliva extra vergine” al costo di 5 euro a bottiglia, 4 euro, 3 euro e, addirittura!, a meno di tre euro a bottiglia.

In queste bottiglie, spesso, c’è scritto che si tratta di olio d’oliva extra vergine italiano: ma questa è un’indicazione molto discutibile, dal momento che produrre una bottiglia di un litro di olio d’oliva (l’indicazione vale per quest’anno), nel Sud Italia, costa, in media, 10 euro (circa 7 euro in Sicilia, dove alcuni costi di produzione non vengono considerati, fino a 14 euro in Puglia, dove l’analisi dei costi di produzione è più dettagliata).

La domanda è semplice: come fanno a mettere in vendita un extra vergine ‘italiano’ a 3-4-5 euro a bottiglie da un litro se produrre una bottiglia da un litro costa, in media, 10 euro?

Uno dei modi per fare chiarezza sul ‘mistero’ di prezzi stracciati dell’extra vergine di oliva in vendita nei supermercati è il seguente: assicurare la corretta informazione ai cittadini-consumatori sulla ‘tracciabilità’ dell’olio d’oliva tunisino che arriva in Europa e, nel nostro caso, in Italia e in Sicilia.

Sono arrivati a Sciacca 800 tonnellate di olio d’oliva extra vergine biologico tunisino? Benissimo. Poiché non ci si può opporre alle scelte dell’Unione Europea e del Parlamento europeo – anche se tali scelte penalizzano l’agricoltura di alcuni Paesi europei – le autorità debbono almeno assicurare che la commercializzazione di tale prodotto venga effettuata correttamente, indicando la ‘tracciabilità’ del prodotto: se l’olio d’oliva arriva dalla Tunisia, ebbene, nelle bottiglie ci deve essere scritto che si tratta di un prodotto tunisino.

Altrimenti si tratta di un imbroglio ai danni dei consumatori.

Ultima considerazione sul Governo della Regione siciliana. In campagna elettorale il presidente della Regione, Nello Musumeci, si era impegnato a fare chiarezza sulle derrate alimentari che arrivano in Sicilia dall’estero.

Dopo la nave carica di grano duro in parte ammuffito arrivata dal Kazakistan e bloccata lo scorso marzo nel porto di Pozzallo e poi rimandata indietro (almeno così ci è stato detto), il presidente della Regione e l’assessore all’Agricoltura, Edy Bandiera, si sono impegnati a costituire un gruppo di lavoro per effettuare i controlli su tutte le derrate alimentari estere che arrivano in Sicilia.

Da allora ad oggi – e sono passati già sei mesi – di questo gruppo di lavoro che dovrebbe effettuare i controlli sulle derrate alimentari che arrivano in Sicilia dall’estero non si è saputo più nulla?

Nel frattempo in Sicilia continuano ad arrivare navi cariche di grano duro che nessuno controlla. Idem per altre derrate alimentari.

Il Governo regionale ha deciso autonomamente di non effettuare i controlli? O qualcuno glielo sta imponendo? Ed eventualmente chi? Il Governo nazionale (che su questo punto dovrebbe fare chiarezza)? L’Unione Europea? Le lobby commerciali?

Il presidente Musumeci e l’assessore Bandiera risponderanno a queste domande?

 

 

 



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