Orlando accusa: sui cani ‘business’ da 920 mila Euro all’anno. Ma il ‘business’ l’ha creato la sua Amministrazione!

29 marzo 2017

Non solo. Ricostruendo – con gli animalisti di Palermo e con i numeri alla mano – tutta questa vicenda, ci accorgiamo che, se tale periodo è durato cinque anni, debbono essere lo stesso Orlando e il dirigente del canile municipale, Gabriele Marchese, a spiegare come vengono spesi questi soldi. Oltre 350 cani ‘deportati’ negli ultimi anni nell’alta Italia, a Isnello e a Casteldaccia. Il ‘caso’ dei cani del Cantiere Navale. Mentre Dario Galvano (ADA) chiede un confronto pubblico a Marchese

Con molta probabilità, c’è chi ha interesse a sollevare un polverone per non far venire fuori la verità sulla gestione, molto raffazzonata, del canile municipale di Palermo. Addossando responsabilità – che, come ora racconteremo – sono dell’Amministrazione comunale, alle associazioni animaliste.

Questo blog ha seguito, passo dopo passo, quanto è avvenuto in questi ultimi giorni.

Qui trovate gli articoli che abbiamo scritto nei giorni scorsi.  

Ci eravamo riproposti di approfondire la questione, perché, già da tempo, molte cose, nella gestione del canile municipale di Palermo, ci sembravano strane.

Ieri, sulla rete, abbiamo letto che i cani randagi, a Palermo, sarebbero costati, negli ultimi cinque anni, circa 5 milioni di Euro. Così abbiamo rintracciato una dichiarazione rilasciata dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, la quotidiano La Repubblica edizione di Palermo (qui l’articolo).

Dice Orlando a proposito delle polemiche sul canile municipale:

“E’ una questione economica. Ho mandato in cortocircuito un sistema su cui contavano molte associazioni animaliste che sull’accoglienza degli animali hanno creato un business stimato in 920 mila Euro all’anno”.

Stando a come la raccontano Orlando e il dirigente del canile municipale di Palermo, Gabriele Marchese, il Comune avrebbe operato bene, mentre le associazioni animaliste della città vorrebbero lucrare sulla gestione dei cani.

Noi adesso faremo parlare i fatti che abbiamo registrato. E vi accorgerete che le cose stanno in modo totalmente diverso. In questo racconto ci faremo aiutare da Dario Galvano, delegato dell’ADA.

Dobbiamo iniziare dalla fine del 2009, primi mesi del 2010, quando al Comune di Palermo è ancora sindaco Diego Cammarata.

C’è da affrontare un’emergenza e l’allora assessore comunale, Aristide Tamajo, contatta i responsabili delle associazioni animaliste.

Diciamo subito una cosa: a chiamare le associazioni animaliste, in questi anni, è stato sempre il Comune di Palermo, sia quando c’era il già citato Cammarata, sia da quando, nella primavera di cinque anni fa, si è insediato Leoluca Orlando.

Sapete perché chiamano le associazioni animaliste? Perché non sanno come affrontare il problema e, per evitare di essere denunciati, chiamano di corsa i responsabili delle associazioni animaliste.

Che significa questo?

Semplice: che il “busuness” che oggi il Comune di Palermo dice di volere smantellare lo ha creato la stessa Amministrazione Orlando. Che, tra l’altro, dovrà adesso spiegare nelle tasche di chi finiscono ogni anno tutti questi soldi.

Ma andiamo con ordine.

L’allora assessore Tamajo chiama i responsabili delle associazioni animaliste. Che si debbono occupare dei cani di un rifugio sequestrato dalle autorità.

Se ne occupano per poco, perché poi arrivano i dipendenti della GESIP, la società del Comune allora ancora in piedi.

Ma anche la gestione GESIP dura poco. E il Comune richiama le associazioni animaliste.

Nel novembre del 2011 il sindaco Cammarata si dimette e arriva il commissario, il Prefetto Luisa Latella.

C’è da affrontare la questione cani randagi, anche alla luce della situazione finanziaria del Comune di Palermo che non è florida.

Poiché si tratta di un lavoro, è giusto che il Comune paghi chi si andrà ad occupare dei cani dei quali avrebbero dovuto occuparsi i dipendenti del Comune di Palermo.

A questo punto, prima domanda:

come mai, tra la fine del 2011 e i primi mesi del 2012 il Comune di Palermo, pur avendo a disposizione tante società comunali e tanti dipendenti, affida la gestione dei cani alle associazioni animaliste?

Per pagare il servizio alle associazioni animaliste il Comune chiede alle associazioni di costituire uno strumento giuridico adatto. Viene così fondata un’Associazione Temporanea di Scopo (ATS) tra l’ADA (Associazione Difesa degli Animali) e Lega Nazionale per la Difesa del Cane.

Comune a Associazione Temporanea di Scopo siglano un protocollo di affido. Le due associazioni iniziano ad occuparsi degli cani. La cifra pattuita è pari a 220 mila Euro all’anno. In questa cifra è compreso anche il costo che le associazioni debbono sostenere per qualche consulente esterno.

Questo punto è importante. Le associazioni mettono a disposizione 25 persone circa che, ogni giorno, a turno, come ci dice Galvano, si occupano dei cani. Se ci ragioniamo, non è una grande cifra: è, sì e no, meno della cifra che un’amministrazione pubblica siciliana spende ogni anno per pagare due dirigenti (anche se, in verità, in Sicilia, ci sono dirigenti pubblici che, ogni anno, costano circa 200 mila Euro e forse più).

Questo accordo funziona per circa un anno: dai primi mesi del 2012 al marzo 2013.

Nel marzo 2013 si è già insediata la Giunta comunale di Leoluca Orlando. Elena La Porta, presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, viene nominata consulente del Comune di Palermo. Si crea un’incompatibilità (la Lega Nazionale per la Difesa del Cane, attraverso il suo presidente, non poteva lavorare per il Comune del quale era consulente) e l’Associazione di Scopo viene sciolta.

Continua a lavorare solo l’ADA, anche se a singhiozzo, fino al 18 marzo del 2016.

Il costo,per il Comune di Palermo, come ricorda il dirigente del canile municipale, Gabriele Marchese, è stato di 200 mila Euro all’anno.

Quindi, per quattro anni il Comune di Palermo ha speso, per le associazioni animaliste, 800 mila Euro.

Anche questo punto è importante: è stato il Comune di Palermo che, fino al 18 marzo 2016, a chiedere alle associazioni animaliste di occuparsi dei cani del canile municipale.

Se ne deduce che la seguente dichiarazione che Marchese ha rilasciato al quotidiano La Repubblica edizione di Palermo è quanto meno strana:

“I problemi – dice Marchese – sono iniziati nell’aprile del 2016 con la revoca della concessione all’associazione ADA che gestiva il canile dal 2012. Il Comune ogni anno dava loro 200 mila Euro per gestire il canile, che ora è affidato agli operai dell’azienda partecipata RESET, all’interno del contratto di servizio e dunque con un notevole risparmio per le casse comunali”.

Sono stati prima la commissaria Latella e poi la Giunta Orlando a chiamare la associazioni animaliste e a chiedere loro di gestire i cani del canile municipale.

Semmai devono essere Marchese e la stessa Amministrazione Orlando a spiegare perché il personale della RESET è stato chiamato solo nell’aprile del 2016 a gestire il canile. Forse perché prima detto personale era in Cassa integrazione e non era disponibile?

Non sarebbe stato corretto, da parte del sindaco Orlando e del dirigente Marchese, spiegare queste cose, invece di lasciare intendere che dietro la gestione dei cani, a Palermo, c’è un “business” che il Comune ha strappato agli animalisti?

Questa, in lingua italiana, si chiama scorrettezza!

Ma ancora siamo a niente. Ora vi raccontiamo che cosa hanno combinato i signori dell’attuale Amministrazione comunale.

Intanto nel 2014 il Comune, come ci racconta Giusy Caldo, volontaria del canile, ha pubblicato un bando per la gestione del canile. Il bando è stato vinto da una società di Corleone, la VIFRACOS.

“Ma questa società – ci racconta sempre Giusy Caldo – non aveva i requisiti per gestire il canile” (altra vicenda che sarebbe interessante approfondire…).

Così il Comune di Palermo, ancora una volta, ha chiamato le associazioni animaliste.

Leggiamo, adesso, con molta attenzione questo passo dell’articolo pubblicato da La Repubblica edizioni di Palermo:

“Da un lato c’è il Comune, che vuole far partire i lavori di ristrutturazione del canile (aggiudicati nel 2012 e mai iniziati perché la struttura è sempre piena di animali), dall’altra le associazioni animaliste, molte attive a livello nazionale, che ottengono denaro per accogliere nelle loro strutture i cani quando in via Tiro a Segno si raggiunge la capienza massima”.

“Si tratta di 2.080 Euro all’anno per ogni cane, per tutta la durata dell’accoglienza che in molti casi dura anni – conferma il dirigente comunale Gabriele Marchese -. Un giochetto che questa Amministrazione sta rompendo, e il trasferimento di questi cani con un contributo una tantum di 480 Euro va in questo senso”.

Peccato, come ci racconta Giusy Caldo, che il “giochetto” lo ha creato la stessa Amministrazione comunale di Palermo.

Dice Giusy Caldo:

“Nel 2013 il Comune di Palermo ha ‘deportato’ a Modena 100 cani. Il costo di mantenimento è di 4 Euro e mezzo al giorno”. Pensate: 4 Euro e mezzo al giorno “per tutta la durata dell’accoglienza che in molti casi dura anni”, dice lo stesso Marchese.

Aggiornamento: ieri, in conferenza stampa, il dottore Gabriele Marchese ha detto che queste adozioni a pagamento lui le ha ereditate dai suoi predecessori. Ne prendiamo atto. Su questo punto torneremo nell’articolo che illustra la conferenza stampa di ieri (presenti il sindaco Leoluca Orlando e lo stesso dottore Marchese).    

Non è finita:

“Altri 50 cani del canile municipale di Palermo – ci dice sempre Giusy Caldo – sono finiti a San Patrignano”. Sempre al costo di 4 Euro e mezzo al giorno per ogni cane. Altra decisione adottata dalla Giunta Orlando, supponiamo con il conforto della burocrazia comunale.

Poi, ci dice sempre Giusy Caldo, ci sono altri 100 cani di Palermo finiti sulle Madonie, per la precisione a Isnello. Sempre al costo di 4 Euro e mezzo a giorno per ogni animale: e sempre su decisione dell’Amministrazione comunale.

E, ancora, è sempre Giusy Caldo che tiene il conteggio, ci sono altri 80 cani finiti a Casteldaccia, sempre al ‘modico’ costo di 4 Euro e mezzo al giorno.

Ma su queste due ultime ‘spedizioni’ di cani – a Isnello e a Casteldaccia – c’è una storia nella storia che né il sindaco Orlando, né il dottore Marchese hanno raccontato. Ve la raccontiamo noi.

Circa 60 cani dei circa 180 cani finiti sulle Madonie e a Casteldaccia vivevano nei pressi del Cantiere Navale di Palermo. A un certo punto il Cantiere Navale ha chiesto al Comune di Palermo di risolvere il problema.

E che ha fatto il Comune di Palermo? A umma umma ha fatto accalappiare questi 60 cani finiti tra Casteldaccia e Isnello.

Torniamo ala dichiarazione di Orlando a La Repubblica:

“Ho mandato in cortocircuito un sistema su cui contavano molte associazioni animaliste che sull’accoglienza degli animali hanno creato un business stimato in 920 mila Euro all’anno”.

Chi è che ha creato il “business”, signor sindaco? C’è qualcuno che costringe il Comune a pagare 920 mila Euro all’anno?

E ancora: perché l’Amministrazione comunale ha deciso, ripetutamente, di ‘deportare’ i cani nell’alta Italia, a Isnello e a Casteldaccia al costo di 4 Euro e mezzo ad animale al giorno?

A proposito di 920 mila Euro all’anno.

Noi abbiamo rintracciato 800 mila Euro per quattro anni che il Comune ha deciso di pagare alle associazioni animaliste per il lavoro svolto (200 mila Euro all’anno circa).

Più altre 800 mila Euro all’anno (arriviamo a questa cifra arrotondando a 400 i cani ‘deportati’ dallo stesso Comune di Palermo tra alta Italia, Isnello e Casteldaccia).

Otto più otto, sindaco Orlando e dirigente Marchese, fino a prova contraria, fanno sedici. Un milione e 600 mila Euro.

Ma se, come ha detto lo stesso Orlando a La Repubblica, il “business” è pari a 920 mila Euro all’anno, considerato che parliamo di cinque anni si dovrebbe arrivare a 4 milioni e mezzo di Euro.

Bene: che fine fanno i restanti 2 milioni e 900 mila Euro di questo “business”? Come vengono spesi?

Dimenticavamo: il delegato dell’ADA, Dario Galvano, nel corso di una trasmissione trasmessa da Radio Time ha chiesto al dirigente Marchese un confronto pubblico.

Potrebbe essere l’occasione l’occasione per raccontare dove finiscono tutti questi soldi, no?

 

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