Nelle Isole Minori siciliane invece di ospedali e Punti nascita arrivano i contributi alle partorienti/ SERALE

9 ottobre 2021
  • La Regione siciliana aumenta a 5 mila euro il contributo per le partorienti che vivono nelle Isole Minori e sno costrette, per mancanza di presidi sanitari, a partorire altrove
  • Il contributo può essere richiesto entro 60 giorni dal parto
  • La storia è semplice: per pagare i debiti della Regione i Governi siciliani hanno sbaraccato la sanità pubblica della nostra Isola, a cominciare dai presidi sanitari delle Isole Minori. Il resto sono minchiate

La Regione siciliana aumenta a 5 mila euro il contributo per le partorienti che vivono nelle Isole Minori e sno costrette, per mancanza di presidi sanitari, a partorire altrove

La Regione siciliana, ‘quasi’ pentita di avere lasciato le Isole Minori senza servizio sanitario pubblico degno di questo nome (280 milioni di euro all’anno della sanità pubblica della Sicilia, dal 2016 ad oggi, sono stati utilizzati per pagare impropriamente i debiti della Regione, con la parziale eccezione di quest’anno con lo scippo dimezzato), ha deciso di aumentare il bonus in favore delle mamme che vivono nelle Isole e sono costrette ad andare a partorire altrove. “L’assessorato regionale alla Salute, con il decreto 1022/21 – leggiamo nel comunicato della Regione siciliana – ha rifinanziato e incrementato il fondo grazie al quale potrà essere richiesto il bonus per partorire nelle strutture del Sistema sanitario regionale. Un contributo che da un massimo di tremila euro, come previsto precedentemente, passa adesso a cinquemila euro. La misura rientra in una più ampia azione del governo Musumeci per la tutela e il sostegno degli arcipelaghi siciliani e ha l’obiettivo di assicurare parità di diritti alle donne che vivono nelle isole minori e che per partorire, in caso di assenza di un punto nascita nel Comune di residenza, sono costrette a trasferirsi e a sostenere costi extra”.

Il contributo può essere richiesto entro 60 giorni dal parto

“Per accedere al contributo – prosegue la nota – occorre avere due requisiti: essere residenti in un Comune di un’isola minore siciliana in cui è assente, anche temporaneamente, un punto nascita e avere partorito in una struttura autorizzata del Servizio sanitario regionale. Quest’ultimo requisito ricorre anche in caso di interruzione di gravidanza verificatasi dopo il centottantesimo giorno dall’inizio della gestazione e nell’ipotesi di bambino nato morto o deceduto dopo un breve lasso di tempo. Il contributo può essere richiesto entro 60 giorni dal parto, compilando l’apposito modello e l’autocertificazione da inviare, tramite Pec, al protocollo generale del Comune di residenza. Il beneficio economico è esteso anche alle mamme che hanno partorito nel periodo tra l’1 gennaio 2019 e il 31 dicembre 2020. Nel dettaglio, chi ha partorito dal 1 gennaio 2021 può presentare l’istanza entro 60 giorni dalla pubblicazione del Decreto, mentre è da considerarsi valida, in sanatoria per l’anno 2021, l’istanza presentata in data antecedente la pubblicazione nel caso sia stata già acquisita al protocollo del Comune”.

La storia è semplice: per pagare i debiti della Regione i Governi siciliani hanno sbaraccato la sanità pubblica della nostra Isola, a cominciare dai presidi sanitari delle Isole Minori. Il resto sono minchiate

Certo, se invece di pagare i debiti della Regione con i soldi della sanità pubblica siciliana fossero state realizzate le strutture sanitarie nelle Isole Minori – che invece sono state sbaraccate – oggi non ci sarebbe bisogno del bonus delle partorienti. Rimane il problema dell’assenza di strutture sanitarie in luoghi già in difficoltà, ai quali la Regione ha creato altre difficoltà, riducendo al minimo i presidi sanitari (con la tromba d’aria di Pantelleria dello scorso 10 Settembre si è visto quali difficoltà incontra un ferito o un cittadino delle Isole Minori che ha bisogno di interventi sanitari urgenti a raggiungere la terraferma se le condizioni meteorologiche sono inclementi) e organizzando un servizio di trasporto via mare che fa acqua da tutte le parti. Detto questo, un solo rilievo: perché il bonus va soltanto alle mamme che partoriscono in una struttura autorizzata del Servizio sanitario regionale della Sicilia? Visto che nell’isola in cui vive non può partorire, una mamma può decidere di partorire dove vuole e non si capisce a che titolo la Regione, per erogare il bonus, pretende che il nascituro sia siciliano. Solita assurdità della politica siciliana.

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