Perché alcuni provvedimenti che il Governo regionale intende adottare per i professionisti della sanità pubblica siciliana non ci convincono. Forse sarebbe stato più razionale dotare il personale di mezzi protettivi: cosa che non è stata fatta
Coronavirus in Sicilia. Una premessa: noi siamo in linea con l’attuale Governo regionale della nostra Isola che, a nostro avviso, sta operando bene e con grande energia in materia di prevenzione. Anzi, diamo atto al presidente della Regione, Nello Musumeci, di aver alzato la guardia subito, mentre esponenti di altre forze politiche minimizzavano il problema Coronavirus e, addirittura, invitavano i turisti del Nord Italia a venire in Sicilia!
Detto questo, però, vorremmo qualche spiegazione in più sul tampone che dovrebbe essere predisposto per i professionisti della sanità siciliana: medici, infermieri e chi opera in corsia.
Supponiamo, anzi siamo certi che tali tamponi verranno ripetuti una volta ogni 15 giorni, poiché anche un’ora dopo aver effettuato il tampone un operatore sanitario, venendo in contatto con un paziente infetto – il classico positivo asintomatico di cui oggi tutti parlano – potrebbe a propria volta diventare positivo.
Non è, questa, una nostra tesi: è una considerazione che abbiamo riportato in un nostro articolo che riprende un’intervista al professor Gioacchino Angarano, direttore, presso il Policlinico di Bari, del reparto di Malattie infettive. Dice il medico a proposito dei tamponi generalizzati:
“Non mi convince. Il tampone attesta che sei negativo oggi. Ma potresti diventarlo domani. Più utile è una campagna mediatica perché tutti coloro che hanno febbre e tosse vi facciano rapidamente ricorso”.
Giusta la preoccupazione per gli operatori della sanità. Ma forse la stessa preoccupazione riservata oggi alla salute di medici, infermieri e, in generale, operatori della sanità pubblica avrebbe dovuto essere riservata ai mezzi – piuttosto carenti – con i quali gli operatori affrontano l’emergenza Coronavirus.
Ci riferiamo alle mascherine, ai camici monouso, agli occhiali protettivi, ai gambali, alle cuffie per proteggere la testa. Non c’è bisogno di un’emergenza per avere un minimo di riserva nei depositi ospedalieri, in modo da potere affrontare l’emergenza.
Foto tratta da Quotidiano Italiano Bari
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