I ‘tesori’ di proprietà dei partiti politici italiani: quando si farà chiarezza?

16 maggio 2019

Negli ultimi tempi ha fatto notizia la storia dei 49 milioni di euro della Lega che questa formazione politica dovrà restituire in 70 anni. Ma la verità è che il discorso è molto più complesso, molto più profondo e, soprattutto, molto più diffuso. Le proprietà immobiliari dell’ex Pci e le Fondazioni di Ugo Sposetti. La Margherita di Lusi. I debiti del giornale L’Unità accollati allo Stato. La casa di Montecarlo di Alleanza Nazionale… 

di Antonino Privitera

E’ risaputo che il finanziamento pubblico ai partiti è stato ufficialmente abolito a seguito del referendum abrogativo già dal 1993, ma è altresì noto quanto ingegno hanno messo i partiti per continuare a ricevere soldi sotto altra forma.

Abbiamo assistito all’aggiornamento di leggi inventandosi anche la dicitura dei “rimborsi elettorali” e, addirittura, hanno anche previsto la doppia elargizione in caso di scioglimento anticipato delle Camere, il tutto senza prevedere minimamente alcun rendiconto delle effettive spese sostenute e documentate.

Nel 1997, forse per una sorta di rimorso, si intravede un tentativo di fare cadere qualche velo prevedendo formalmente la trasparenza gestionale con l’obbligo del bilancio anche per i partiti politici. Obbligo formale in quanto fu previsto che i controlli sarebbero stati effettuati dagli stessi controllori (gli uffici di presidenza delle Camere…) e che lascia comunque più di un dubbio nei cittadini per il semplice fatto che, pur volendo considerare che i tesorieri siano onesti, i cittadini – a prescindere dalla correttezza dei dirigenti – sono comunque all’oscuro dei patrimoni dei loro Partiti.

Forse è utile sapere cosa succede oltre confine? In Germania chi viola la normativa rischia fino a cinque anni di detenzione. In Francia c’è in gioco la revoca del diritto ai soldi. In Gran Bretagna c’è l’obbligo dei rendiconti. E la Spagna affida i controlli ordinari alla Corte dei Conti.

Invero anche in Italia vi sono stati propositi per arginare la disinvolta gestione, ma le varie proposte di legge al riguardo rimangono ancora non discusse sia alla Camera che al Senato. In questo contesto di confusione indotta viene fuori il colpo di genio della valorizzazione di un soggetto di una inusuale presenza tipologica nel mondo politico: la Fondazione.

Un acume rilevante in questa impresa dobbiamo riconoscere alla Sinistra che – a seguito della caduta del muro di Berlino, già a novembre del 1989, per cercare di contenere il fallimento del socialismo reale – attraverso il Segretario del Partito pensa bene di eliminare la anacronistica definizione di “comunista” tramutandosi da PCI in PDS.

A seguito di questa volontà politica, a fare scoccare la scintilla al tesoriere del partito Ugo Sposetti (secondo Report nel 2007 ha creato ben 57 Fondazioni) sarà stata sicuramente la necessità di mettere al sicuro le notevoli proprietà immobiliari di cui era titolare il PCI, per cui era indispensabile creare un soggetto che avrebbe permesso agli eredi il mantenimento e la gestione del patrimonio che, dai codici fiscali collegati, ammonterebbe ad oltre 800 immobili.

Ma è risaputo che non sono stati solo i DS ad avere mantenuto la disponibilità dei propri ‘tesori’: tutti i partiti, anche non più esistenti, hanno creato le proprie Fondazioni dove sono confluiti beni materiali, opere d’arte e soldi che, oltretutto, non possono essere aggrediti da eventuali creditori, poiché il patrimonio di questi soggetti giuridici non può essere pignorabile: una cassaforte inviolabile!

(Secondo stime catastali il valore dei beni riconducibili ai partiti ammonterebbe ad oltre un miliardo di euro).

A parte la evidente garanzia di mantenimento di beni materiali, le Fondazioni hanno avuto una crescita notevole dopo il 1997 data di approvazione della famosa Legge Bassanini (sulla semplificazione …) da quando, secondo la moda ricorrente, è stata forgiata la definizione anglosassone “Think that” per indicare la necessità di luoghi di confronto appunto l’italiano: “penso che”.

Al riparo di questo paravento si sono raggruppati con disinvolta trasversalità nei consigli di amministrazione 3 P: i Partiti, Pensatori, Potenti. Si sono superate le difficoltà dell’appartenenza. Esponenti di destra e di sinistra sono fianco a fianco; docenti, economisti, progettisti, banchieri, capitani di industria si incontrano nel “Think that” per elaborare proposte, suggerire provvedimenti e (magari?) indicare soggetti per ricoprire importanti incarichi . Forse non sarà così, ma ricordo che il mio amico Padre Ennio Pintacuda fu criticato per avere detto che: “Il sospetto è l’anticamera della verità”.

Invero districarsi nella galassia delle Fondazioni non è semplice, ma ad osservare con un po’ di spirito “pintacudiano” non è sempre facile trovare risposte lineari a fatti e circostanze che si rilevano nella gestione della cosa pubblica tanto da fare riflettere anche il Presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone che ebbe a dire:

“Gli atti registrano il disfacimento della politica. La grande operazione da fare è di trasparenza, che non riguarda più solo i bilanci dei partiti, ma anche quello che gira intorno ai partiti: soprattutto le Fondazioni create dai politici”.

Recentemente la cosiddetta Legge “spazzacorrotti” ha previsto una regolamentazione riguardo alle Fondazioni, anche se è lecito ipotizzare che alcune attenzioni di “Think that” avranno avuto un ruolo nel determinare una parziale retromarcia con l’ultimo “Decreto crescita”, che rivede gli obblighi e secondo quanto dichiarato dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è necessario valutare se “il collegamento con il mondo politico è legato alla presenza, negli organi direttivi/di gestione dell’ente, per almeno un terzo dei suoi componenti, di amministratori che hanno rivestito cariche istituzionali o di governo negli ultimi sei anni. Gli obblighi sulla trasparenza previsti per i partiti potranno comunque scattare a carico degli enti del terzo settore nelle altre due ipotesi, previste dall’art. 5 del D.L. 149/2013, in cui è richiesto un collegamento con la politica apparentemente più stringente, ossia quando vi sia un controllo effettivo sull’ente non profit da parte del partito oppure quando l’associazione/fondazione/comitato scelga di finanziare iniziative o soggetti legati al mondo politico in misura superiore a 5mila euro”.

C’è da chiedersi se o come questi recenti provvedimenti – se non integrati da ulteriori misure che rivedano l’essenza delle Fondazioni – riusciranno a fare vedere risultati tali da metterci al riparo dal ripetersi di azioni che hanno portato al potenziale sequestro da parte dei Giudici di Genova dei 49 milioni trafugati dal tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito che saranno “rimborsati” nei prossimi 70 anni ed alla scomparsa di altri 3 milioni dal 2016… o al sequestro degli spiccioli trovati all’ex senatore Lusi che ha di fatto estinto la “Margherita” … o al mancato risarcimento di una montagna di soldi (95 milioni di euro) che il giornale dell’ex PCI- PDS- DS, L’Unità, dovrebbe restituire ai creditori e che, grazie ad una leggina varata nel 1998 dal governo Prodi, che ha introdotto la garanzia statale sui debiti dei giornali di partito, è stato quindi caricato sulle ‘casse’ dello Stato, cioè di tutti i cittadini che pagano le tasse?

E a destra? Al momento basta ricordate il caso dell’appartamento di Montecarlo donato ad Allenza Nazionale e poi nella disponibilità dell’eclissato Gianfranco Fini!

Per adesso ci fermiamo qui, tra i beni materiali. Per restare nelle espressioni in voga mi permetto una riflessione in lingua inglese:

I Think that the Foundations are something else…!

Fine prima puntata/ Continua

Foto tratta da nextquotidiano.it

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