L’hot spot di Palermo? Un ‘regalo’ del Ministro dimissionario Angelino Alfano (ancora lui!)

19 maggio 2018

Lo rivela il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Aldo Penna. Intanto nel Consiglio comunale di Palermo il progetto dell’hot spot targato Gentiloni, Leoluca Orlando e Alfano crescono gli oppositori. Lezione di civiltà e di democrazia di Ugo Forello al sindaco del capoluogo siciliano. Igor Gelarda smonta il progetto. Il ‘No’ di Claudio Fava e Giusto Catania

Sul dissennato progetto che punta a realizzare un hot spot a Palermo il sindaco renziano di Palermo, Leoluca Orlando – sponsor dell’iniziativa insieme con il Governo nazionale dimissionario di Paolo Gentiloni e Angelino Alfano (non ci crederete, ma in questa storia c’è di mezzo ancora questo personaggio che dovrebbe ormai fare parte della storia politica italiana da dimenticare) – non incassa solo i primi “No” dal Consiglio comunale, ma anche una bella lezione di democrazia dal Movimento 5 Stelle del capoluogo siciliano.

Per Orlando, che si è sempre professato progressista, e per la ‘sinistra’, o presunta tale, che dice di rappresentare, la posizione illustrata dal capogruppo dei grillini a Sala delle Lapidi, Ugo Forello, è una lezione di civiltà:

“La tutela dei diritti umani per noi viene prima di tutto – afferma Ugo Forello -. Per questo non crediamo che l’hot spot che vogliono costruire a Palermo, struttura chiusa, caratterizzata da un forte controllo di polizia e con un divieto assoluto di ingresso, sia lo strumento adatto per accogliere e aiutare i migranti. Palermo non ha bisogno di luoghi in cui vengono violati i diritti fondamentali e che offrono poche garanzie a chi vi è ospitato. Oltretutto l’area individuata, vicino lo ZEN 2, è sottoposta a vincolo perché sorge su verde storico, in una zona prossima a quanat e necropoli. Si parla di più di 7 milioni per due anni per la sola realizzazione dell’opera, una cifra enorme per qualcosa, sulla carta, di temporaneo che rischia di creare una periferia nella periferia, marginalizzando ancora di più chi vive lontano dal centro di Palermo”.

Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Igor Gelarda, che nella vita lavora in Polizia, e che quindi conosce molto bene la questione, entra nel merito, smontando, pezzo dopo pezzo, il progetto Gentiloni-Orlando:

“Non è assolutamente immaginabile – dice Gelarda – che una città come Palermo possa ospitare un hot spot, e non basta cambiare nome, chiamandolo punto di accesso, per rendere tale struttura accettabile, come sembra voler fare qualcuno da Palazzo della Aquile. Tuttavia bisogna fare una riflessione un po’ più complessa su questa vicenda per non affrontare in maniera superficiale un problema delicato come quello dell’immigrazione”.

“Bisogna spiegare bene le ragioni del nostro no – aggiunge -. Innanzitutto, posto il fallimento dell’attuale gestione dei flussi migratori, è chiara la volontà del Governo che si sta per costituire (il riferimento è al Governo Di Maio-Salvini che Gelarda, ottimisticamente, vede come cosa quasi fatta ndr) di dare una stretta al fenomeno migratorio, con una vera politica di rimpatri e una valutazione delle domande di protezione direttamente nei Paesi di origine o di transito. Questo significa che il numero di migranti che arriverà in Italia tenderà fortemente a diminuire”.

“Pertanto – dice sempre Gelarda – lascerei al nuovo Governo, che sembra avere le idee ben chiare su come affrontare la vicenda immigrazione, stabilire di cosa ha bisogno la nostra nazione in tema di politica dell’accoglienza. Allo stato attuale gli hot spot, che dovrebbero essere dei centri di identificazione veloci, con permanenze massime di 48 ore, eccezionalmente prorogabili fino ad un massimo di 72 ore, in Italia hanno dei deficit. Infatti a causa di un sistema complessivo che non funziona rischiano di diventare centri di permanenza lunghi. Tutto questo avrebbe delle incidenze forti in un territorio socialmente debole e pieno di problemi come la città di Palermo, che lo ricordiamo a qualche sindaco distratto, oltre ad essere capitale italiana della cultura, è la capitale europea della disoccupazione giovanile”.

“L’eventuale collocazione, poi, del centro di identificazione allo ZEN – aggiunge il consigliere comunale grillino – sembra quasi il copione di un film comico riuscito male: nel posto dove più sono latitanti Stato e Amministrazione comunale andremmo ad innescare un ulteriore fonte di possibili conflitti sociali”.

A questo punto Gelarda, oltre a prendere una posizione netta, fa anche una rivelazione:

“Noi diciamo un no secco all’hot spot. Ma non in maniera ipocrita come i millantatori di cultura dell’accoglienza globale, che tra l’altro, ignorano che esiste già un hot spot di fatto in città, nella struttura della Polizia Scientifica di Palermo, quasi eroicamente gestito dagli uomini in divisa. O coloro che ipotizzano l’abolizione del permesso di soggiorno, mettendo come gli struzzi la testa sotto la sabbia dinanzi al fenomeno migratorio come fenomeno di impatto socio economico per il nostro Paese, per la nostra città”.

“Diciamo no – conclude Gelarda – perché il problema dei flussi migratori deve essere limitato fortemente e non può essere gestito in questo modo sconsiderato, come è stato fin ora. Chi ha motivi e titolo per stare in Italia, secondo le norme, ben venga”.

Insomma, da uomo delle istituzioni Gelarda fa sapere che un hot spot, a Palermo, c’è già presso gli uffici della Polizia Scientifica, dove si prova a identificare chi arriva a Palermo.

Allora cos’è che si vuole realizzare a Palermo? Con molta probabilità una tendopoli militarizzata, dalle parti dello ZEN 2, ‘acchiappando’ subito 7 milioni di euro, non si capisce se dalla UE o dallo Stato.

Chi svela un retroscena dell’hot spot che dovrebbe vedere la luce a Palermo è il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle eletto proprio a Palermo, Aldo Penna.

“Il dimissionario e non eletto in Parlamento ministro Angelino Alfano – racconta Penna – in un delle sue ultime gite a Bruxelles ha portato in Sicilia non nuove risorse e nuovi problemi. Ha infatti ben pensato di dare la sua adesione alla realizzazione in Sicilia di tre hot spot”.

Di questo progetto, racconta sempre il parlamentare nazionale grillino, si parlava già nella cosiddetta ‘Agenda per la migrazione’, “un documento della Commissione Europea – dice Penna – pubblicato lo scorso maggio con alcune nuove proposte per cambiare il modo in cui gli Stati europei gestiscono il fenomeno dei migranti”.

Per sistemare i migranti che arrivano in Italia, tanto per cambiare, è stato scelto il Sud. E, in particolare, la Sicilia. Tra le città della nostra Isola che dovrebbero sobbarcarsi ospitare i migranti: Pozzallo, Porto Empedocle e Trapani.

Penna ci dice che “gli esperti delle agenzie UE Frontex, Easo, Europol e Eurojust sono già operativi in Sicilia per gestire, assieme ai funzionari italiani, le attività di registrazione dei migranti in arrivo sulle coste italiane: ufficialmente tre centri saranno in Sicilia (come già accennato, Trapani, Pozzallo, Porto Empedocle) e uno sull’isola di Lampedusa”.

Previsti anche altri due centri: uno Taranto e l’altro ancora in Sicilia, ad Augusta. Come potete notare, è in questi momenti che il Governo nazionale si ‘ricorda’ dell’esistenza della nostra Isola.

A questo punto il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle dà una notizia:

“Ogni centro, secondo le ipotesi che circolano – dice Penna – potrebbe ospitare fino a 1.500 persone. Ora pare che Palermo possa concorrere per soffiare il posto a un delle località siciliane previste”.

Quindi, da quello che si può desumere, non è da escludere che ci sia stata una trattativa tra il Governo nazionale e il sindaco Orlando per portare a Palermo non 400 migranti, ma mille e 500 migranti.

“Se è così che il sindaco si occupa dello sviluppo e del benessere di Palermo – dice ancora Penna – siamo in un mare di guai. Già le nostre strutture non riescono a gestire le tante emergenze cittadine, immaginiamo cosa succederebbe con la gigantesca emergenza migranti”.

Emergenza, aggiunge il parlamentare nazionale grillino, che potrebbe essere gestita da “strutture civiche robuste ed efficienti: tutto il contrario delle strutture civiche di Palermo, in piena emergenza per pulizia, decoro urbano e, perché no?, la povertà dei suoi cittadini”.

Sulla vicenda interviene anche il presidente della commissione Antimafia del Parlamento siciliano, Claudio Fava:

“La realizzazione di una struttura come l’hot spot per migranti, che il Governo nazionale vorrebbe costruire a Palermo, in un’area peraltro vincolata, ci preoccupa e vedrà la nostra più decisa opposizione. L’hot spot, al di là dell’apparente neutralità dell’etichetta burocratica, serve solo a riconsegnare a regimi non democratici migliaia di uomini e donne. Una pratica inaccettabile!”.

Fava chiama correttamente in causa il Governo regionale di Nello Musumeci e gli uffici regionali già ‘proni’ ai desideri del Governo nazionale:

“Il Comune di Palermo – aggiunge – non può essere lasciato solo nell’opposizione a un simile scempio: serve anche la voce autorevole e forte della Regione. Purtroppo dobbiamo registrare un sorprendente e anomalo comportamento da parte della Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo che, pur confermando l’esistenza di stringenti vincoli nell’area dove si vorrebbe realizzare un’opera dal costo di oltre 7 milioni di euro, ha rilasciato un parere favorevole in virtù di non meglio specificati, ed inesistenti, motivi di ordine pubblico e spingendosi, cosa ancora più anomala, a suggerire al Comune di Palermo le azioni per superare i vincoli di tutela dell’area”.

Per Fava, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione urgente al Governo regionale, l’ipotesi dell’hotspot “rappresenterebbe anche uno schiaffo ad una zona della Città, quella dello ZEN, che avrebbe bisogno di interventi per favorire il processo di crescita collettiva e civile in atto e non certo di strutture che potrebbero aumentarne la marginalizzazione”.

C’è anche un tweet del capogruppo di Sinistra Comune al Consiglio comunale di Palermo, Giusto Catania. 

“Commissione urbanistica del Comune – dice Catania – boccia realizzazione #hotspot. Uno scempio nel territorio per violare diritti umani. Imbarazzante il parere positivo della Sovrintendenza BB. CC. che ignora vincoli paesaggistici per insediamento preistorico. #StopHotSpot #LaBattagliaContinua”.

Sinistra Comune ribadisce l’insostenibilità della costruzione dell’hot spot in quanto “sulla tutela dei diritti fondamentali della persona non ci possono essere margini di ambiguità né sono ammesse deroghe al nostro decennale impegno politico e sociale”.

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