Festino di Santa Rosalia, l’arcivescovo di Palermo “Dare speranza ai giovani raggirati dai venditori di morte”

15 luglio 2026

PALERMO (ITALPRESS) – Un forte richiamo alla concretezza della fede, che deve tradursi in riscatto sociale e cura degli ultimi lontano da ogni forma di “buonismo”. Questo il cuore dell’omelia pronunciata stamane dall’Arcivescovo di Palermo, Monsignor Corrado Lorefice, nella Chiesa Cattedrale in occasione della solenne celebrazione per il 402° Festino in onore della patrona Santa Rosalia. Nel suo discorso, Lorefice ha tracciato un parallelismo tra l’esperienza spirituale della “Santuzza” – rievocando i versi del poeta Pietru Fudduni sul passaggio della giovane nobile dalla vanità del palazzo alla contemplazione di Cristo – e le piaghe aperte della città contemporanea. “Amare e servire Dio significa amare e prendersi cura di chi soffre, di chi è vittima di altri uomini rapaci” ha scandito l’Arcivescovo, precisando che non si tratta di filantropia, ma di riconoscere Cristo “negli umiliati ed emarginati della nostra città”.

L’Arcivescovo ha quindi elencato con durezza le emergenze sociali del territorio, richiamando espressamente la vertenza sindacale che sta colpendo centinaia di famiglie del capoluogo: “Come non pensare in questo Festino alla vertenza dei lavoratori ex Almaviva e ai giovani senza speranza di futuro, raggirati da lucratori venditori di dipendenze e di morte”. Un passaggio critico è stato riservato anche alle fragilità del welfare locale, con un duro affondo contro “un sistema sanitario inefficiente e travolto da scandali” che penalizza anziani e ammalati, senza dimenticare i migranti che approdano sulle coste siciliane “con un pesante bagaglio di traumi dovuti alle guerre e alle nuove e vecchie povertà”. Ricordando la scelta di Rosalia di ritirarsi nella grotta per amore di Cristo, accostata dall’Arcivescovo a San Francesco d’Assisi nell’ottavo centenario della morte, Lorefice ha esortato i fedeli e le istituzioni a non cedere al frastuono e all’opulenza imperante della cultura contemporanea. “Stare al cospetto di Dio” ha concluso “significa portare su di sé la sofferenza e il travaglio del mondo, della Città, delle case, dei quartieri, delle strade”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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