- A denunciare l’ennesimo assalto ascaro al territorio siciliano sono Unione Popolare Scicli e Modica, Laudato sí Scicli e Sinistra Italiana Scicli
- L’applicazione dell’articolo 37 dello Statuto siciliano
- Non c’è contrarietà verso il fotovoltaico, ma questo non può avvenire distruggendo l’agricoltura
- Le richieste al Governo regionale siciliano
A denunciare l’ennesimo assalto ascaro al territorio siciliano sono Unione Popolare Scicli e Modica, Laudato sí Scicli e Sinistra Italiana Scicli
Vivendo a Palermo e avendo toccato con mano il fallimento di Rifondazione Comunista in questa città abbiamo difficoltà a prendere atto che ci possa essere un partito targato Rifondazione Comunista diverso da quello che abbiamo visto nel capoluogo siciliano negli anni dell’amministrazione comunale di Leoluca Orlando, con questo partito impegnato a sostenere la scelta del Tram, tecnologia superata da soluzioni molto più economiche e di impatto ambientale nettamente inferiore alle disastrose linee ferrate. Quella di Rifondazione Comunista a Palermo è stata un’esperienza politica fallimentare. Però dobbiamo ammettere che qualcosa di positivo si muove in questo partito dopo i pessimi anni dell’appaltismo tramviario di Palermo. Il comunicato sulla speculazione che va in scena in Sicilia nel fotovoltaico – che porta la firma di Unione Popolare Scicli e Modica, Laudato sí Scicli e Sinistra Italiana Scicli – segna un cambiamento rispetto al passato: “I campi fotovoltaici avanzano a macchia d’olio su tutto il territorio comunale sotto le mentite spoglie della ‘Green Economy’. Questi impianti nascondono investimenti speculativi di grossi gruppi finanziari e di multinazionali che hanno scelto le nostre terre per trasformarle in grandi centrali elettriche diffuse a cielo aperto. Ma c’è di più. L’aspetto più oltraggioso dell’intera operazione riguarda la produzione energetica, interamente esportata – attraverso l’intermediazione dell’ENE – nelle Regioni del Nord e che non tiene in nessuna considerazione il fabbisogno delle comunità locali. Altro paradosso: gli oneri fiscali vengono versati esclusivamente nelle casse degli Enti Regionali (Trentino-Alto Adige, Veneto, Lombardia, Piemonte) e degli Stati Esteri dove di norma hanno le sedi legali questi gruppi economici”.
L’applicazione dell’articolo 37 dello Statuto siciliano
Intanto è preoccupante che ci siano progetti che puntino allo smantellamento dell’agricoltura della provincia di Ragusa per fare posto ad impianti fotovoltaici. Come mai le opposizioni del Parlamento siciliano non ne parlano? Ci fa piacere, inoltre, che anche Rifondazione comunista tratti una questione che I Nuovi Vespri affronta da quando è in rete, ovvero l’applicazione dell’articolo 37 dello Statuto siciliano che, se applicato, consentirebbe alla Regione siciliana di risolvere i problemi finanziari. Si tratta di applicare quella parte dello Statuto che prevede che le imprese con stabilimenti (nel caso di industrie) e sedi (nel caso, ad esempio, di banche) in Sicilia ma sedi sociali fuori dalla Sicilia paghino le imposte alla nostra Regione. Quello che fa, da qualche anno a questa parte – per citare un esempio virtuoso – UniCredit. Dovrebbero fare lo stesso tutte le altre banche non siciliane presenti in Sicilia e, in generale, tutte le imprese non siciliane che operano in Sicilia. E’ questo il motivo per il quale la Sicilia dovrebbe essere d’accordo con l’Autonomia differenziata chiesta dalle Regioni del Nord. Queste, è noto, con l’Autonomia differenziata, si vogliono tenere tutte le imposte che pagano i propri cittadini: la Regione Lombardia si vuole tenere tutte le imposte che pagano i lombardi; la regione Veneto si vuole tenere tutte le imposte che pagano i veneti e via continuando. Non è esattamente quanto previsto dalla sbandierata Costituzione italiana alla quale, a parole, in tanti dicono i rappresentare; ma siccome, in Italia – soprattutto con l’avvento dell’Unione europea – la Costituzione italiana è stata, in alcuni casi, tradita e stravolta, non ci sarebbe da stupirsi se le Regioni del Nord Italia ottenessero l’Autonomia differenziata. Sfida che la Sicilia dovrebbe raccogliere, a parto di applicare l’articolo 37 dello Statuto. Quanto alle altre Regioni del Sud, potrebbero fare la stessa cosa, cambiando i propri Statuti.
Non c’è contrarietà verso il fotovoltaico, ma questo non può avvenire distruggendo l’agricoltura
L’esempio del fotovoltaico citato da Rifondazione Comunista è calzante: tutti i titolari di impianti fotovoltaici – ma anche eolici, compresi quelli che dovrebbero essere realizzati – comincino a pagare le imposte in Sicilia come prevede lo Statuto siciliano fino ad oggi in molte parti non applicato. “Noi non siamo contrari al Fotovoltaico – leggiamo sempre nel comunicato di Rifondazione Comunista – anzi siamo tra i primi sostenitori delle energie rinnovabili ma esso deve essere prodotto principalmente con dispositivi allocati su spazi di ‘strutture di servizio’ che non prevedano ulteriore consumo di suolo, tanto più se esso è agricolo. I tetti dei vari fabbricati e dei ‘capannoni’ per la lavorazione dei prodotti agricoli e per le attività della zootecnia sparsi nel nostro territorio, ad esempio, sono strutture che si prestano molto bene all’insediamento di questi pannelli fotovoltaici, ma vi sono anche tanti altri luoghi: le coperture degli edifici pubblici, le aree selvaggiamente cementificate e le strutture abbandonate ed inutilizzate. Ma questi campi fotovoltaici, denominati strumentalmente Agri Fotovoltaici, non avranno un impatto negativo solo sull’economia agricola ma anche sul turismo, sulle caratteristiche peculiari ambientali e paesaggistiche del nostro territorio. Il rischio è che un pezzo del nostro incantevole paesaggio rurale, vocato alla zootecnia, trasformato da quei filari di ferro e vetro, si trasformi in un arido scenario lunare. Per le ragioni sopradette, ma anche per la motivazione che il ‘suolo agricolo’ costituisce il più prezioso ed importante patrimonio lasciato in eredità alle future generazioni, chiediamo al Governo regionale siciliano:
Le richieste al Governo regionale siciliano
– l’immediata sospensione dell’iter autorizzativo di questi impianti fotovoltaici sul suolo agricolo del nostro territorio;
– di fermare tutti i progetti speculativi dei gruppi finanziari che mirano a colonizzare e stravolgere il nostro territorio comunale e reginale, territori vocati principalmente all’attività agricola e turistica, per trasformarli in una mega centrale elettrica.
– la regolamentazione, attraverso strumenti normativi che prevedano l’insediamento delle strutture fotovoltaiche su spazi di servizio e strutture inutilizzate ed abbandonate (tetti di capannoni industriali, agricoli, scuole, ospedali, cave e discariche);
– che si avviino delle line guida sulla progettazione di edifici civili con l’utilizzo di materiali per il risparmio energetico, magari finanziati dalla regione.
– che si avviino progetti finanziati dalla regione, per creare comunità energetiche, partendo dalle case popolari, case in cooperativa, quartieri, fino a piccoli agglomerati ti case sparse.
– che si avvii una politica seria, in tutto il territorio regionale, per rendere ogni città energeticamente autosufficiente”.
Foto Wikipedia
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