- Il grano di Kansas City è ai minimi di 4 mesi e il grano di Chicago è praticamente in liquidazione! E non va meglio in Europa dove la Russia domina il mercato
- Giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù…
- In più sono in arrivo nuovi innalzamenti dei tassi di interesse negli Stati Uniti d’America e in Europa. Morale: prepariamoci alla recessione
- Piaccia o no, ma è la Russia che detta il ritmo nel mercato mondiale del grano
- E il grano duro?
Il grano di Kansas City è ai minimi di 4 mesi e il grano di Chicago è praticamente in liquidazione! E non va meglio in Europa dove la Russia domina il mercato
Che sta succedendo nei mercati agricoli internazionali? Da quello che abbiamo letto, la scorsa settimana è stata registrata una riduzione generale dei prezzi che, in alcuni casi, non è esagerato definire crollo. I nostri lettori sanno che noi seguiamo soprattutto i report dell’analista dei mercati internazionali, Sandro Puglisi. Ebbene, la scorsa settimana, per i prezzi di alcuni prodotti agricoli e zootecnici sono andati giù. Il prezzo del grano, in generale, è sceso. Il grano di Kansas City è ai minimi di 4 mesi e il grano di Chicago è praticamente in liquidazione! Non va meglio in Europa, che fa i conti con il grano russo e, in generale, con il grano che arriva dal Mar Nero (va considerato anche il grano che arriva dall’Ucraina, che è molto meno, in termini quantitativi, del grano russo, ma che non va sottovalutato). Il mais segna il prezzo più basso in quasi 4 mesi. L’olio di semi di soia presenta un prezzo economico che non si vedeva da Luglio. Il prezzo dei suini si è ridotto ai minimi di 2 mesi. Se leggiamo quanto ha scritto alla fine della scorsa settimana Puglisi il quadro ‘ribassista’ appare con chiarezza:
Giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù, giù…
“Il prezzo del mais di Marzo è sceso di 7,75 €/t per la settimana, chiudendo a 286,75 euro/t. Per la Colza il contratto di Febbraio si è chiuso a 565,5 €/t, in calo di 1,25 €/t nella settimana. Grano mangime nel Regno Unito, contratto del 23 gennaio, chiuso a 236,50 £, in calo di 3,7 £/t settimana su settimana. Nel frattempo, all’8 Dicembre 2022, i prezzi FOB in dollari USA per il grano francese con l’11,5% di proteine e consegna a Ottobre erano pari a 334 $/ton, in calo di 5 $ rispetto alla settimana precedente. Il grano tedesco, Depositilo Hamburg, è stato valutato a 331,82 $/t, in calo di 7,57 $ rispetto alla settimana precedente. Il grano baltico, consegnato prima a Vilnius, la scorsa settimana è stato di $ 323,39, in calo di $ 0,19 rispetto alla settimana precedente. Il grano duro spagnolo Sevilla (Depo Silo) è stato valutato a 510,9 $/t, in calo di 16,1 $ rispetto alla settimana precedente. Il grano duro francese – consegnato La Pallice Spot – Luglio 2022, questa settimana è stato valutato a 489,83 $/ton, in calo di 0,28 $ rispetto alla settimana precedente. Grano duro francese – FOB Port la Nouvelle, questa settimana ha continuato ad essere N.Q.. Il grano duro italiano Bologna (consegnato al primo cliente) è stato valutato 500,37 $/t, in calo di 5,55 $ rispetto alla settimana precedente. Il mais, consegnato Bordeaux Spot – base luglio 2022, è stato di 309,7 $/t, in calo di 7,55 $/t rispetto alla scorsa settimana. Mais FOB Rhin Spot – base luglio 2022, in calo di 6,5 $ a 306,54 $/t.”. Un’eccezione lo ha fatto l’orzo da foraggio consegnato a Rouen, che è stato quotato a 294,95 $/t, in aumento di 6,15 $/t.”. Poi si torna giù: “L’orzo da birra FOB Creil Spot – base Luglio 2022 era di 358,17 $ per tonnellata, in calo di 0,2 $/t rispetto alla settimana precedente. Colzata FOB Mosella – Il raccolto 2022 è stato di 601,49 $/ton, in calo di $16,15 rispetto alla settimana precedente. Semi di sole standard FOB Bordeaux – Il raccolto 2022 è diminuito di 16,18 dollari rispetto alla settimana precedente a 642,57 dollari per tonnellata”.
In più sono in arrivo nuovi innalzamenti dei tassi di interesse negli Stati Uniti d’America e in Europa. Morale: prepariamoci alla recessione
Qual è la possibile spiegazione di quanto sta avvenendo? Proviamo a mettere insieme quanto abbiamo letto nei report di Puglisi nelle ultime tre settimane. Il primo elemento che abbiamo desunto dalla lettura dei report è che è venuto meno, almeno per ora, il premio aggiuntivo dovuto alla guerra in Ucraina, con tutte le sue implicazioni, presenti e future. Un secondo elemento che salta agli occhi, sul quale ci soffermiamo spesso, è la grande produzione di cereali registrata nel 2022 dalla Russia: basti pensare che in questo Paese sono state prodotte, quest’anno, 155 milioni di tonnellate circa di cereali, di cui 100 milioni circa di grano. Poi c’è l’Australia: si pensava che le alluvioni delle ultime settimane avrebbero ridotto la produzione di grano ma non è stato così, se è vero che questo Paese, anche per quest’anno, potrà contare su una produzione record si grano. Già Russia e Australia compensano alla grande il calo della produzione di grano in Argentina, dove è andato perduto il 50% del raccolto di grano a causa della siccità. Un altro elemento segnalato nei report di Puglisi è il basso costo dei noli. Per il mais va ricordata la produzione record di quest’anno del Brasile: e questo è un altro elemento che non fa certo schizzare all’insù il prezzo del mais: anzi. Per il mais va aggiunto che le vendite degli Stati Uniti sono molto indietro rispetto a quanto ci si attendeva; idem per il grano americano. Meglio così, si potrebbe affermare, perché altrimenti sarebbe aumentata l’offerta e i prezzi sarebbero andati ancora più giù. In tutto questo c’è l’economia mondiale che, in generale, non sta volando. Mercoledì prossimo la FED – la Banca Centrale americana – dovrebbe cimentarsi nell’ennesimo aumento dei tassi di interesse; la stessa cosa dovrebbe fare, a ruota, la Banca Centrale Europea (BCE). L’innalzamento dei tassi di interesse ‘raffredda’ l’inflazione ma crea recessione. Che colpirà soprattutto Stati Uniti d’America ed Europa. Dicono, gli esperti, che non durerà molto tempo. Speriamo bene.
Piaccia o no, ma è la Russia che detta il ritmo nel mercato mondiale del grano
Questi, per grandi linee, sono gli elementi principali che abbiamo illustrato grazie alla lettura dei report di Puglisi. Possiamo aggiungere che in Europa le cose sono un po’ più complicate perché la forte domanda iniziale è stata parzialmente placata e quella che si è via via avuta è stata soddisfatta dal grano e da altri prodotti agricoli arrivati dal Mar Nero. Il grano europeo, inoltre, ha perso parzialmente di competitività con l’apprezzamento dell’euro. E poi c’è la Russia che, piaccia o no, detta i ritmi del mercato internazionale del grano. Abbiamo detto della produzione record di grano russo. Ma non scherzano nemmeno le esportazioni di grano russo. La Russia si appresta ad esportare anche a Dicembre 4,4 milioni di tonnellate di grano. E’ stato calcolato che, la fine dell’anno, questo Paese avrà esportato quasi 26 milioni di tonnellate di grano! I russi non sono solo bravi a esportare: sono anche bravi ad evitare che il grano che esportano determini un eccesso di offerta facendo cadere il prezzo. Insomma on sono dei benefattori e, per evitare una svendita del proprio grano sui mercati internazionali, dato il calo dei prezzi interni ed un relativo deprezzamento del rublo, stanno cercando di mantenere alti i prezzi all’esportazione con l’incremento del dazio, guadagnando qualcosa anche a livello statale. Diciamo che stanno unendo l’utile al dilettevole!
E il grano duro?
E il grano duro, che in Italia interessa soprattutto il Sud e la Sicilia? Si parla di una riduzione del prezzo, notizia che, se confermata, non sarebbe bella, considerato che l’aumento del prezzo del duro degli ultimi anni oggi compensa appena l’aumento dei costi di produzione. Bisognerà vedere cosa succederà nelle prossime settimane. Stando a quanto abbiamo letto nei report di Puglisi, fino ad oggi il prezzo del grano duro è stato mantenuto a certi livelli per una serie di motivi, anche strategici. In primo luogo per incrementare la produzione di questo cereale, non solo in Italia. Poi per soddisfare impegni pre elettorali. E, non per ultimo, perché i canadesi hanno deciso di non svendere il prodotto che ancora non era stato venduto. Puglisi ci dice che i canadesi stanno percependo un prezzo medio di 495 dollari canadesi ovvero 362,58 dollari americani, ovvero 382 euro. Con il basso costo dei noli internazionali, l’unica cosa che può in qualche modo determinare un puntello ai prezzi è un eventuale mantenimento dei costi di elevazione. Un altro elemento che potrebbe evitare il crollo dei prezzi del grano potrebbe essere il peggioramento delle condizioni climatiche a la contestuale riduzione della produzione. Ma questo lo vedremo il prossimo anno. Oggi godiamoci l’arrivo del Natale.
Foto tratta da L’Informatore Agrario
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