- Non è da escludere che, con la crisi provocata dalle bollette, buona parte dell’agricoltura del Sud Italia finisca nelle mani straniere
- Il dubbio: non è che con i consistenti aiuti finanziari – 200 miliardi di euro – che i tedeschi stanno ricevendo dal loro Governo gli stessi tedeschi verranno a fare ‘shopping agricolo’ nel Sud Italia? In Puglia…
- L’unica Regione del Sud dove si sta intervenendo con decisione in aiuto degli agricoltori è il Molise
- In Sicilia la politica agricola è un disastro totale con i grillini romani da dimenticare
Non è da escludere che, con la crisi provocata dalle bollette, buona parte dell’agricoltura del Sud Italia finisca nelle mani straniere
C’è contezza di quanto sta succedendo nel mondo agricolo a causa della speculazione sul prezzo del gas ‘pilotata’ dall’Unione europea? C’è contezza sul fatto che gli effetti della guerra in Ucraina hanno accentuato la crisi del settore primario? In questi giorni stiamo dedicando la nostra attenzione a quanto sta accadendo nel comparto delle olive da olio della Sicilia, dove è in corso una protesta che in questa fase riguarda i produttori di olio d’oliva extra vergine della parte occidentale dell’Isola, dall’Agrigentino al Palermitano, fino al Trapanese. Il motivo è sempre lo stesso: all’aumento dei costi di produzione non corrisponde un aumento del prezzo dell’olio d’oliva extra vergine. L’inflazione – che pure è presente – tocca solo i costi di produzione degli agricoltori, quasi mai i prodotti agricoli acquistati dai commercianti. Poi, quando i prodotti agricoli finiscono al dettaglio, magari nei banchi della Grande distribuzione organizzata, l’inflazione riparte per penalizzare i consumatori. Morale: chi sta straperdendo con l’inflazione sono gli agricoltori: aumento del costo dei fertilizzanti, aumento del costo delle sementi, aumento del costo del gasolio agricolo (e, quindi, di tutte le lavorazioni meccanizzate nei campi), aumento del costo della manodopera. C’è anche tanta disinformazione: tutto lo scenario di crisi viene descritto come effetto della guerra in Ucraina, ma in agricoltura questa tesi è in buona parte falsa: l’esplosione del costo dei fertilizzanti è iniziata nell’Autunno dello scorso anno ed è il frutto della speculazione sul prezzo del gas iniziata nel mercato truffaldino di Amsterdam a fine Aprile dello scorso anno. I cambiamenti climatici che hanno funestato l’agricoltura di mezzo mondo lo scorso anno (il Canada nel 2021 ha perso il 50% della produzione di grano, gli stati Uniti d’America il 40%) e l’inizio della speculazione sul prezzo del gas, sempre dello scorso anno, hanno indotto prima la Cina e poi la Russia – i due Paesi primi nel mondo nella produzione di fertilizzanti – a ridurre l’export degli stessi fertilizzanti (per la cronaca, per produrre fertilizzanti serve il gas). Da qui i prezzi all’insù dei fertilizzanti già nell’Ottobre dello scorso anno. Una scenario che la guerra in Ucraina ha solo accentuato.
Il dubbio: non è che con i consistenti aiuti finanziari – 200 miliardi di euro – che i tedeschi stanno ricevendo dal loro Governo gli stessi tedeschi verranno a fare ‘shopping agricolo’ nel Sud Italia? In Puglia…
Oggi la situazione, nel mondo agricolo, è complicata. In Puglia, dove la politica sembra assente, la situazione sta precipitando. Su FOGGIA TODAY, Gigi Leonetti, coordinatore regionale di Puglia Popolare, descrive uno scenario a tinte fosche: “Vendiamo il nostro bestiame per pagare luce e gas… Meglio vendere anziché coltivare in perdita”. Di fatto, è un ragionamento simile a quello di Santo Bono, produttore di olive da olio a Camporeale, provincia di Palermo: “Vendere l’olio d’oliva extra vergine a 6 euro al Kg? Mai. Preferisco regalare le olive”. Si rimane colpiti venendo a conoscenza della crisi che colpisce gli allevamenti pugliesi, dove gli allevatori in questi giorni vendono il bestiame in Turchia, in Croazia e anche in Germania. Già, in Germania. Anche lì c’è una crisi economica spaventosa provocata dalle bollette alle stelle. Ma il Governo tedesco, è noto, sta intervenendo con 200 miliardi di euro a sostegno di imprese e famiglie. Forti di questi aiuti consistenti, gli allevatori tedeschi si possono permettere di acquistare il bestiame pugliese. Non è che con gli aiuti consistenti che stanno ricevendo dal loro Governo i tedeschi si prenderanno altri ‘pezzi’ di agricoltura di Sud Italia e Sicilia? Impressionante, ribadiamo, lo scenario nella Puglia del grano duro, della burrata, del vino Negramaro e Primitivo, dei carciofi e di altri ortaggi e degli agrumi. Ancora Leonetti: “L’aumento dei costi di produzione ha stravolto completamente il mondo agricolo e l’allevamento in tutta la Puglia. Paesi come Bitonto, Terlizzi, Corato, Andria, Canosa, produttori di olio e di prodotti ortofrutticoli e la zona di Conversano, Santeramo, Sammichele, Gioia del Colle, Altamura e Gravina con i suoi importanti allevamenti di bestiame e la loro grande produzione di latte, stanno vivendo una brutta situazione economica. I paesi nella Valle d’Itria come Locorotondo, Alberobello, Castellano Grotte e i paesi situati nel grande Salento (Lecce, Taranto, Brindisi) per la produzione del vino Negroamaro, Primitivo, Salice Salentino, e la zona di Foggia dove si producono pomodori, carciofi, e tanti altri prodotti, stanno in crisi totale”.
L’unica Regione del Sud dove si sta intervenendo con decisione in aiuto degli agricoltori è il Molise
Va un po’ meglio nel Molise: anche lì la crisi per l’agricoltura è pesante con la Regione che è intervenuta trovando 144 milioni di euro solo per la zootecnia, più fondi per altri settore. Il Molise è certamente avvantaggiato dal fatto di avere poco più di 305 mila abitanti, ma va segnalato il tempismo della politica molisana nell’informare in tempi stretti agricoltori e allevatori sui fondi nazionali e anche intervenendo direttamente. Situazione di profonda crisi in Calabria dove gli agricoltori chiedono una serie di interventi, dalla moratoria sui debiti al credito d’imposta, dal taglio dell’IVA sulle forniture energetiche ad agevolazioni per ridurre il costo del lavoro. non va meglio in Campania, dove la regione ha messo in campo una serie di interventi che – a detta di molto agricoltori – sembrano più che altro palliativi (va detto che la Campania conta oltre 16 milioni di abitanti con un’agricoltura di grande qualità ma molto estesa e non è facile intervenire, anche dal punto di vista finanziario). Situazione complicatissima in Basilicata dove il Governo regionale, per fronteggiare la crisi energetica, ha messo in campo “un avviso pubblico di aiuti per impianti di autoapprovigionamento energetico con tempi medio-lunghi“. E dire che in Basilicata gli abitanti non sono tanti: poco più di 562 mila e si potrebbe fare di pi e meglio: ma tant’è.
In Sicilia la politica agricola è un disastro totale con i grillini romani da dimenticare
E la Sicilia? Un disastro totale. Nella vicenda della protesta degli olivicoltori di questi giorni brilla l’assenza pressoché totale della politica. I parlamentari nazionali si devono insediare. Il nuovo Governo regionale di Renato Schifani si deve insediare. Il passato Governo di Nello Musumeci, in agricoltura, ha prodotto il nulla mescolato con il niente. In Sicilia l’assessorato all’Agricoltura al massimo si occupa dell’assegnazione dei fondi europei (peraltro facendo perdere tempo e, talvolta, erogando fondi a soggetti non esattamente raccomandabili…), ma di entrare nel cuore dei problemi del settore non se ne parla nemmeno. Negli ultimi anni qualcosa è stata fatta a tutela delle varietà di grani antichi, ma su pressione degli agricoltori. Disastrosa la gestione dell’acqua per irrigazione (si aspetta ancora la riforma dei Consorzi di Bonifica), nessun intervento per la crisi del prezzo del grano duro, per la crisi del prezzo dell’uva da vino e nessun intervento per l’olivicoltura. L’unico intervento degno di nota – in negativo – l’ha fatto il Ministro uscente dell’Agricoltura, il grillino Stefano Patuanelli, che ha scippato fondi europei al Sud Italia per portarli nel Nord Italia. Una vergogna avallata dai partiti che sostengono il Governo di Mario Draghi: PD, Lega, Forza Italia, Italia Viva. Non parliamo della zootecnia: l’Estate dello scorso anno ci sono stati molti danni causati dagli incendi boschivi non soltanto all’ambiente (quasi 80 mila ettari di boschi andati in fumo), ma anche agli allevamenti. Il Governo Musumeci aveva promesso aiuti tempestivi. A parte che gli aiuti sono arrivati in ritardo, si è scoperto che i fondi messi a disposizione erano pochissimi. Risultato: hanno dato qualcosa ad alcuni allevatori e gli altri non hanno ricevuto nulla. Prima di andare via il Governo Musumeci ha messo in campo interventi in “favore dei produttori del comparto zootecnico tramite la previsione di aiuti eccezionali di adattamento per i danni indiretti subiti in seguito all’aggressione della Russia contro l’Ucraina”. Il provvedimento è recente e ne sapremo di più nelle prossime settimane. Nel complesso, in Sicilia, non ci sono interventi concreti in favore degli agricoltori e allevatori. Dire che cinque anni di gestione dell’assessorato all’Agricoltura da parte di Forza Italia sono stati un delirio è poco. Se fino a qualche mese fa per gli allevamenti mancavano mais e soia per l’alimentazione degli animali, oggi il problema è rappresentato dai costi energetici che, anche in Sicilia, rischiano di fare chiudere tanti allevamenti.
Foto tratta da Basilicata24
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