“L’associazione tra diabete e obesità non va valutata solo in ottica di controllo del peso, ma anche per il rischio di complicanze future che comporta – dichiara Paolo Sbraccia, Professore ordinario di Medicina Interna, Università degli Studi di Roma Tor Vergata – Le nuove analisi post-hoc di ATTAIN-1 – un trial condotto su una popolazione ampia e diversificata, rappresentativa dei pazienti visti nella pratica clinica, con un disegno che si distingue dagli studi storici sull’obesità, mostrano che orforglipron è associato a una riduzione del rischio predetto a 10 anni di diabete tipo 2 compresa tra il 45% e il 57% in base alla dose, e fino al 18% per il rischio cardiovascolare con il dosaggio di 17,2 mg. Questi dati, insieme alle evidenze già consolidate sulla perdita di peso e sul miglioramento dei principali fattori di rischio cardiometabolico, confermano l’importanza di intervenire precocemente in obesità per ridurre il rischio futuro di diabete di tipo 2 e cardiovascolare, con possibili benefici sia per la salute dei pazienti sia per la sostenibilità dei sistemi sanitari».
«Per molte persone che convivono con l’obesità o il sovrappeso, la preoccupazione non riguarda soltanto ciò che indica oggi la bilancia, ma anche la possibilità di sviluppare in futuro il diabete di tipo 2 o una malattia cardiovascolare», ha dichiarato Thomas Seck, M.D., Senior Vice President Product Development di Lilly Cardiometabolic Health. «Queste ulteriori analisi
dello studio ATTAIN-1 dimostrano che orforglipron è associato a una riduzione del rischio previsto a lungo termine di entrambe le
condizioni, oltre a una significativa perdita di peso. Abbiamo inoltre osservato evidenze che dimostrano come il trattamento
dell’obesità e la riduzione del rischio delle sue conseguenze, quali le malattie cardiovascolari e il diabete di tipo 2, possano contribuire in modo significativo a contenere i costi sanitari. Questo ci rende davvero ottimisti riguardo a ciò che l’utilizzo a lungo termine di orofrglipron potrebbe rappresentare, sia per i pazienti sia per il sistema sanitario nel suo complesso».
In queste analisi, la modellizzazione ha dimostrato che orforglipron era associato a miglioramenti clinicamente
significativi nel rischio previsto a 10 anni di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari per tutte e tre le dosi. A
72 settimane, i partecipanti che assumevano orforglipron 5,5 mg, 9 mg e 17,2 mg hanno mostrato una riduzione stimata, rispettivamente, del 45,0%, 50,0% e 57,0% nel rischio previsto di diabete di tipo 2 rispetto al placebo. 4,5 I partecipanti trattati con orforglipron 17,2 mg hanno inoltre mostrato una riduzione stimata del 18,0% del rischio previsto di malattie cardiovascolari rispetto al placebo.
Dal 28 settembre al 2 ottobre si tiene a Milano il Congresso Easd, Associazione Europea per lo Studio del Diabete.
-foto locandina Congresso Easd-
(ITALPRESS).
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