L’Eudi Wallet si impone così come il nuovo passaporto digitale, diventando lo strumento essenziale per accedere in modo semplice e sicuro ai servizi pubblici e privati. Grazie all’identità digitale, la burocrazia si semplifica e l’accesso ai servizi statali e amministrativi si trasforma, segnando un passo decisivo verso l’efficienza e la trasparenza.
Se da un lato Italia, Francia e Germania trainano il gruppo con soluzioni ormai mature e integrate, dall’altro si registra ancora un divario tecnico con i paesi dell’Est.
L’analisi dettagliate proviene dall’ultima edizione di Fucino Digital, l’approfondimento tecnologico proposto periodicamente dalla Banca del Fucino e che per quest’edizione è stato curato da Gianluca Duretto, docente UNINT Università degli Studi Internazionali di Roma e fintech senior advisor, per l’Osservatorio Fucino Digital.
A breve i cittadini europei avranno un Eudi Wallet, ovvero un portafoglio digitale di identità elettronico creato dall’UE che permetterà di identificarsi e gestire e condividere i documenti in modo sicuro. I dati parlano chiaro: quattordici Stati Membri sono entrati nella fase di “Full Rollout”, rendendo il portafoglio digitale accessibile all’intera popolazione. Il risultato è una penetrazione che ha toccato il 98% dei servizi della Pubblica Amministrazione. Non serve più fare file allo sportello: oggi, da Roma a Berlino, l’accesso ai servizi statali passa per il riconoscimento delle credenziali del cittadino dal wallet nel proprio smartphone questo in fase di sperimentazione ora, sarà pienamente operativo a fine anno.
Tuttavia, il Wallet non sarà solo uno strumento dove avere il documento d’identità. L’analisi funzionale rivela luci e ombre. Mentre il “Person Identification Data” (PID) e la firma digitale hanno raggiunto livelli di eccellenza (punteggi sopra il 90/100), altri servizi arrancano.
La patente di guida mobile (mDL) è una solida realtà, ma i pagamenti in Euro Digitale e la gestione dei titoli di studio sono ancora in fase di rodaggio, frenati da una user experience complessa e standard non ancora armonizzati.
La vera sfida si giocherà nei prossimi dodici mesi di quest’anno. Le proiezioni per il 2026 disegnano una curva di adozione esponenziale: dai 32 milioni attuali si punta a 160 milioni di utenti entro dicembre. Il volano di questa crescita non sarà più solo lo Stato, ma il settore privato. Banche, trasporti e utility dovranno obbligatoriamente accettare il Wallet, spingendo l’adozione di massa verso una “J-curve” di crescita verticale.
Resta il nodo dell’interoperabilità tra i portafogli digitali dei vari paesi europei. Il successo del progetto infatti, non si misurerà solo sui numeri nazionali, ma sulla capacità di un cittadino italiano di affittare un’auto in Spagna o iscriversi a un’università francese con un click. I test tecnici mostrano che la sicurezza è alta, ma la fluidità transfrontaliera richiede ancora del lavoro ma la strada è segnata. Il 2026 sarà l’anno della verità: quello in cui scopriremo se l’Europa unita esiste davvero, almeno nello schermo del nostro telefono.
-foto ufficio stampa Banca del Fucino –
(ITALPRESS).
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