AGRIGENTO (ITALPRESS) (ITALPRESS) – Tra il 14 e il 15 gennaio di cinquantotto anni fa una serie di forti scosse di terremoto sconvolse la vita della Valle del Belice, una vasta area della Sicilia Occidentale compresa tra le province di Trapani, Agrigento e Palermo. Una ventina i centri coinvolti nel sisma, alcune scosse furono avvertite fino al capoluogo siciliano e a Pantelleria. Una catastrofe che sconvolse la serenità di quei posti per sempre, cancellando definitivamente alcuni Paesi. I Comuni di Gibellina, Menfi, Montevago, Partanna, Poggioreale, Salaparuta, Salemi, Menfi, Santa Ninfa, Santa Margherita Belice furono scossi irrimediabilmente nella loro vita quotidiana. Furono circa trecento i morti, circa cinquecento i feriti (anche se i numeri nelle cronache dell’epoca non sempre corrispondono), molte decine di migliaia gli sfollati. Era l’inizio di un incubo per i sopravvissuti.
La tragedia più grande fu vissuta a Gibellina, Poggioreale, Salaparuta e Montevago. Una ferita ancora aperta a distanza di più di mezzo secolo. Per decenni gli sfollati furono costretti a vivere e morire nelle tendopoli prima e nelle baraccopoli dopo. Le ultime baracche furono smantellate nel 2006. E’ questo il metro piu’ crudo di una burocrazia che si rivelò incapace di dare risposte immediate a quel dramma. La vecchia ferrovia che collegava i centri piu’ interni con la costa non fu mai ripristinata, la ricostruzione mai veramente completata. Alcuni centri, come Poggioreale e Gibellina furono abbandonati e ricostruiti altrove. E l’economia di quei posti continua a risentire ancora oggi del disastro di cinquantasette anni fa.
A MONTEVAGO RINASCE LA VECCHIA CHIESA MADRE
Inaugurata a Montevago, nella ricorrenza del 58esimo anniversario del terremoto nella valle del Belìce, la vecchia chiesa Madre, restituita alla fruizione pubblica dopo il completamento del secondo stralcio dei lavori di recupero e la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione artistica. Tra i ruderi del vecchio centro è stata celebrata una messa, presieduta dall’arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, a cui è seguita l’intitolazione della piazza antistante all’arciprete monsignor Antonio Migliore, conosciuto come Vito, figura di riferimento spirituale e sociale per generazioni di montevaghesi.
“La rinascita della vecchia chiesa Madre – dichiara il sindaco Margherita La Rocca Ruvolo – rappresenta un atto d’amore verso la nostra storia e la nostra identità. Questo luogo, ferito dal terremoto del 1968, è già tornato a vivere come spazio di memoria, cultura e spiritualità. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo importante progetto, che unisce recupero architettonico e valorizzazione turistica, restituendo alla comunità un patrimonio di inestimabile valore e un nuovo polo di attrazione per il turismo culturale e religioso nella valle del Belìce”.
Il progetto di recupero, finanziato dall’assessorato regionale alle Infrastrutture, ha previsto un investimento complessivo di circa due milioni e mezzo di euro. I lavori, articolati in due stralci, hanno avuto come obiettivo la valorizzazione e la messa in sicurezza di uno dei luoghi più significativi della memoria collettiva di Montevago. Il primo stralcio ha riguardato lo svuotamento dei ruderi dalle navate della ex cattedrale, consentendo la fruizione del bene e portando alla luce importanti rinvenimenti artistici e architettonici. Durante le operazioni sono emerse scale, cripte e altri elementi storici di grande valore, che hanno richiesto interventi di protezione e la realizzazione di coperture in vetro per garantirne la conservazione.
Sono stati inoltre effettuati lavori di puntellamento e consolidamento delle pareti, in particolare della navata laterale, che presentava gravi dissesti strutturali. Il secondo stralcio ha completato l’opera con ulteriori interventi di consolidamento murario, l’inserimento di architravi in acciaio nei varchi pericolanti, l’integrazione della pavimentazione e dei gradini in marmo, e la realizzazione di una pavimentazione ecologica drenante nei percorsi circostanti. Particolare attenzione è stata dedicata alla nuova illuminazione esterna, studiata per valorizzare i ruderi e creare un suggestivo effetto scenografico nelle ore serali.
– foto xq5/Italpress –
(ITALPRESS).
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