Gli accertamenti, nello specifico, sono stati finalizzati a ricostruire il profilo patrimoniale delle persone condannate in primo grado di giudizio celebrato con rito abbreviato, rispettivamente, alla pena di 11 anni e 9 mesi e di 14 anni di reclusione, e dei loro nuclei familiari, nonchè a tracciare possibili flussi di denaro diretti a finanziare la latitanza del “boss” di Cosa nostra. In tale contesto si è delineata la concreta attività di sostegno assicurata al latitante da entrambi i soggetti, mettendo in luce il ruolo fondamentale dagli stessi esercitato per garantire al “boss” quella rete di protezione indispensabile per poter continuare ad agire in condizioni di clandestinità.
Pertanto, il Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione, accogliendo le ricostruzioni dei finanzieri e le prospettazioni della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, nel ravvisare una situazione di evidente sperequazione tra fonti di reddito e impieghi, ha disposto il sequestro di: 8 immobili (appartamenti e terreni), localizzati a Campobello di Mazara (TP), Castelvetrano (TP) e Palermo; 13 rapporti bancari; un veicolo, per un valore complessivo stimato in circa 1,4 milioni di euro.
foto: ufficio stampa Guardia di Finanza
(ITALPRESS).
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