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L’OPEC (con la Russia) taglia la produzione di petrolio e il prezzo vola a 80 dollari al barile

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  • Si respira aria di inflazione 

Difficile, se non impossibile, non vedere i legami con la guerra in Ucraina 

I Paesi produttori di petrolio dell’OPEC + (e tra questi c’è anche la Russia) hanno annunciato tagli alla produzione di petrolio. Gli effetti nel mercato internazionale non si sono fatti attendere. I futures del greggio Wti vanno su del 7%, con il prezzo che tocca gli 80 dollari al barile, il massimo da oltre due mesi. L’Arabia Saudita taglierà la sua produzione di petrolio di 500.000 barili al giorno (bpd) da Maggio fino alla fine del 2023. Anche la Russia ha confermato il taglio volontario di 500.000 barili al giorno fino alla fine del 2023. Non è facile capire cosa succederà. Se si troverà altro petrolio i prezzi, a livello internazionale, dovrebbero stabilizzarsi. Ma se il petrolio verrà a mancare i prezzi potrebbero continuare a crescere provocando inevitabilmente inflazione. Difficile non inquadrare l’aumento del prezzo del petrolio e, in generale, la mossa dei Paesi dell’OPEC slegati dall’andamento della guerra in Ucraina. Ricordiamo che i Paesi del Golfo e l’Arabia Saudita non sono più alleati degli Stati Uniti d’America ma sembrano vicini alla Cina. Con la stessa Arabia Saudita che accetta pagamenti con monete diverse dal dollaro statunitense. Che dire? Che si respira aria di inflazione. Almeno in Europa il rischio è questo. Diverso il discorso per gli Stati Uniti d’America, Paese che non ha problemi di petrolio. Alcuni osservatori sostengono che, anzi, l’attuale congiuntura potrebbe rafforzare il dollaro statunitense. Mentre per l’Europa, che ha posto l’embargo al petrolio russo, la situazione si potrebbe complicare.

Foto tratta da PascaProfit.com 

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