Scende l’indice FAO dei prezzi dei prodotti agricoli ma non per il grano il cui prezzo nel mondo aumenta di oltre il 3%

4 novembre 2022
  • Lo segnala nel suo report l’analista dei mercati internazionali, Sandro Puglisi. Saranno gli effetti di guerre e cambiamenti climatici? 
  • Perché in Italia continua la speculazione sugli oli di semi? 
  • Non è che la situazione peggiorerà? 

Lo segnala nel suo report l’analista dei mercati internazionali, Sandro Puglisi. Saranno gli effetti di guerre e cambiamenti climatici? 

 

Nel report dell’analista dei mercati internazionali, Sandro Puglisi, c’è un passaggio dedicato all’indice dei prezzi mondiali dei prodotti agricoli della FAO, l’Agenzia alimentare dell’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite. I dati fanno riferimento al mese di Ottobre di quest’anno. In tempo di crisi mondiali, tra guerra e cambiamenti climatici, sono notizie molto importanti, soprattutto mentre impazza l’inflazione, con le Banche centrali intente ad alzare i tassi di interesse per cercare di arginare la crescita del livello dei prezzi. La FAO, che un anno fa segnalava un aumento dei prezzi dei generi alimentari in tutto il mondo, oggi segnala un lieve calo. O meglio, “il settimo calo mensile consecutivo e circa il 14,9% in meno rispetto al massimo storico registrato a Marzo. La FAO, infatti – leggiamo nel report di Puglisi – ha dichiarato Venerdì che il suo indice dei prezzi, che replica le materie prime alimentari più scambiate a livello mondiale, ha raggiunto una media di 135,9 punti il ​​mese scorso contro i 136,0 rivisti di Settembre” Ma attenzione all’eccessivo ottimismo: “L’indice – leggiamo sempre nel report -è sceso dal record di 159,7 di Marzo, ma è rimasto del 2,0% in più rispetto all’anno precedente”.

 

Perché in Italia continua la speculazione sugli oli di semi? 

 

Insomma, la discesa dei prezzi c’è, ma non ha ancora annullato l’aumento rispetto allo scorso anno e, soprattutto, non è una discesa dei prezzi uniforme. “L’indice è sceso nel complesso – scrive Puglisi – sebbene l’indice dei cereali sia salito del 3,0%, con il grano in rialzo del 3,2%”. I dati sono un po’ a fisarmonica e, in ogni caso, il prezzo del grano, a livello mondiale, è andato su. All’insù anche il prezzo mondiale del riso, aumentato dell’1,0%”. Puglisi ci racconta anche cosa succede nel mondo degli oli vegetali. Sappiamo che l’Ucraina è il primo produttore al mondo di olio di girasole, ma con la guerra la prodizione di questo olio vegetale in Ucraina si è ridotta. Però, leggiamo sempre nel report, “L’aumento delle quotazioni internazionali dell’olio di semi di girasole è stato più che compensato dal calo dei prezzi mondiali degli oli di palma, di soia e di colza”. Questa per noi è una notizia, considerato che in Italia non solo sono aumentati i prezzi degli oli di semi con la scusa della guerra in Ucraina (a rigor di logica, avrebbe dovuto aumentare i prezzo l’olio di girasole: ma cosa c’entrano gli altri oli di semi?), ma ancora sono ancora alti: un po’ meno alti della scorsa Primavera, ma sempre più altri rispetto ai prezzi degli oli di semi precedenti all’esplosione della guerra in Ucraina. Riuscirà il Governo di Giorgia Meloni a far abbassare i prezzi degli oli di semi, andati su sull’onda di una speculazione?

 

Non è che la situazione peggiorerà? 

 

“Anche i prezzi dei prodotti lattiero-caseari sono scesi dell’1,7%, la carne dell’1,4% e lo zucchero dello 0,6%”, leggiamo sempre nel report di Puglisi. Che poi ci dà una panoramica sulle stime separate di domanda e offerta di cereali. “La FAO – scrive sempre l’analista dei mercati internazionali -ha abbassato le sue previsioni per la produzione cerealicola globale nel 2022 a 2,764 miliardi di tonnellate dai precedenti 2,768 miliardi di tonnellate. Questo è l’1,8% in meno rispetto alla produzione stimata per il 2021. La revisione al ribasso mensile riguarda quasi interamente il raccolto di grano negli Stati Uniti. Si prevede che l’uso mondiale di cereali nel 2022/23 supererà la produzione a 2,778 miliardi di tonnellate, portando a un previsto calo del 2,0% delle scorte globali rispetto al 2021/22 a 841 milioni di tonnellate. Ciò rappresenterebbe un rapporto scorte/utilizzo del 29,4%, in calo rispetto al 30,9% nel 2021/22 ma storicamente ancora relativamente alto. Si prevede che il commercio mondiale di cereali nel 2022/23 registrerà una contrazione del 2,2% a 469 milioni di tonnellate”.

Foto tratta da Sky TG 24

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