Il Governo Draghi è alla fine ma non si deve dire/ SERALE

7 luglio 2022
  • Il destino dell’esecutivo di Mario Draghi è ormai segnato. Perché è fallito il tentativo di Beppe Grillo e del PD di fare scomparire il Movimento 5 Stelle, magari facendolo confluire nello stesso Partito Democratico 
  • Giuseppe Conte gode di un discreto seguito popolare. Che è cresciuto da quando ha schierato il Movimento contro la partecipazione dell’Italia alla guerra in Ucraina
  • Il partito di Conte non ha nulla a che vedere con il vecchio Movimento 5 Stelle. Anzi, se eliminasse tale simbolo prenderebbe più voti, perché i grillini ormai sono troppo sputtanati

Il destino dell’esecutivo di Mario Draghi è ormai segnato. Perché è fallito il tentativo di Beppe Grillo e del PD di fare scomparire il Movimento 5 Stelle, magari facendolo confluire nello stesso Partito Democratico

Il Governo di Mario Draghi è al capolinea. Supererà lo scoglio del Decreto aiuti: lo ha superato alla Camera e dovrebbe superarlo al Senato. Ma sarà l’ultimo provvedimento prima delle dimissioni dell’attuale esecutivo. Del resto, il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, è stato chiaro: vuole “chiarimenti” dal capo del Governo entro la fine di questo mese. In realtà, c’è poco o punto da chiarire, perché il Governo Draghi è finito nel momento in cui Beppe Grillo e il PD non sono riusciti ad eliminare dalla scena politica Conte, che gode di un certo seguito personale tra gli italiani che si è guadagnato da Presidente del Consiglio. Certo, Grillo ha ancora il simbolo e potrebbe sollevare una diatriba: ma forse gli farebbe anche un favore, perché una lista targata Giuseppe Conte alle prossime elezioni politiche potrebbe essere addirittura più forte della lista di un Movimento 5 Stelle in verità molto sputtanato. Insomma, Grillo e il PD non hanno più gli strumenti per fermare Conte, che si presenterà alle prossime elezioni politiche, a nostro avviso ormai imminenti. Con molta probabilità, gli italiani verranno chiamati alle urne il prossimo Autunno, con cinque-sei mesi di anticipo sulla fine naturale della legislatura.

Giuseppe Conte gode di un discreto seguito popolare. Che è cresciuto da quando ha schierato il Movimento contro la partecipazione dell’Italia alla guerra in Ucraina

Conte ha tutto l’interesse a capitalizzare, in termini elettorali, il vantaggio che ha acquisito con la posizione politica che ha assunto sulla guerra in Ucraina. In queste ore i giornali scrivono che Conte e i suoi non esprimeranno il sì finale al Decreto aiuti perché il PD ha inserito nel provvedimento il termovalorizzatore di Roma. Questo è un altro punto di attrito tra PD e grillini. Ma – lo ribadiamo – la vera vittoria politica su Mario Draghi e sul PD l’ha ottenuta schierandosi contro l’invio di armi in Ucraina. La stragrande maggioranza degli italiani è contraria alla partecipazione dell’Italia alla guerra in Ucraina. E’ inutile girarci attorno: quando si inviano armi agli ucraini – armi con le quali i soldati ucraini uccidono i soldati russi – non ci si schiera soltanto con gli ucraini e contro i russi, ma ci si schiera in favore della guerra. Ed è su questo punto che la strategia di Conte è vincente: perché ha schierato il suo partito contro la guerra. Conte aveva già un discreto consenso tra gli italiani: e oggi tale consenso è aumentato. Logico che abbia tutto l’interesse ad andare al voto.

Il partito di Conte non ha nulla a che vedere con il vecchio Movimento 5 Stelle. Anzi, se eliminasse tale simbolo prenderebbe più voti, perché i grillini ormai sono troppo sputtanati

Attenzione: il Movimento 5 Stelle di Conte non è quello che abbiamo conosciuto fino al 2018, ovvero un partito neo-rivoluzionario. Quel Movimento – soprattutto ad opera di Luigi Di Maio e degli attuali Ministri e Sottosegretari grillini – è fallito miseramente. Conte oggi è il leader di un partito moderato che pesca nell’elettorato del centrosinistra. Con alcuni vantaggi. Come già accennato, è contro la guerra e non è piegato agli interessi del liberismo economico globalista come invece è oggi il PD. E’ questo il motivo per il quale dalle parti del PD sono convinti che conte gli toglierà un bel po’ di voti. E non sono voti ‘di sinistra’ che il PD perderà se dovesse prendere piede una formazione politica alla sinistra del PD. I voti che Conte toglierà al PD sono voti moderati: voti di quegli elettori di centrosinistra che non apprezzano la linea atlantista a stelle e strisce che l’attuale segretario Enrico letta ha imposto al Partito Democratico. Insomma, una parte dei voti che il partito di Conte prenderà- l’8%, il 10%, il 15% – potrebbero essere voti tolti al PD.

Foto tratta da Antimafia Duemila 

 

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