Gli USA pronti ad aprire un secondo fronte di guerra a Taiwan per difendere l’area del dollaro. La fine della Ue dell’euro?/ MATTINALE 662

24 maggio 2022
  • Si va inasprendo lo scontro tra Stati Unti d’America e Cina. Dopo la guerra in Ucraina le armi a Taiwan? 
  • Lo scontro inevitabile tra economia monetaria speculativa ed economia reale 
  • Gli americani non potranno mai accettare l’indebolimento del dollaro che segnerebbe il tramonto dell’economia statunitense
  • Il paradosso dell’Unione europea che avrebbe tutto l’interesse a far emergere l’economia reale, ma è schiava delle multinazionali riconducibili all’area del dollaro

Si va inasprendo lo scontro tra Stati Unti d’America e Cina. Dopo la guerra in Ucraina le armi a Taiwan? 

Fa discutere la dichiarazione di queste ore del presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, su Taiwan rilasciata a Tokyo. Biden ha detto di essere pronto a ricorrere alla forza militare in caso di attacco cinese a Taiwan. Incalzato dai giornalisti, che gli hanno chiesto se gli USA sarebbero disposti a un coinvolgimento militare in difesa di Taiwan, il capo della Casa Bianca ha risposto senza esitazioni “Sì”, aggiungendo che “questo è l’impegno che abbiamo preso”. Subito dopo, da parte di altre autorità americane, c’è stato un mezzo tentativo di smorzare i toni. Ma non c’è stata una smentita ufficiale. Tant’è vero che il Governo cinese è intervenuto subito, sottolineando che gli americani “stanno giocando con il fuoco usando la carta Taiwan per contenere la Cina e ne resteranno bruciati”. Taiwan è, da anni, una questione internazionale aperta ed è delicatissima. L’intervento di Biden – che apparentemente somiglia all’entrata di un elefante in un negozio di porcellane – è, in realtà, una dichiarazione meditata. Così come altrettanto meditata è la replica del Governo cinese. Mentre andava in scena quello che non è stato esattamente uno scambio di cortesie tra americani e cinesi, l’esercito russo, in Ucraina, conquista nuove posizioni. I bollettini di guerra informano che i sistemi a razzo a lancio multiplo Tornado-G del gruppo Brave hanno colpito con precisione le posizioni delle forze armate ucraine intorno a Liman. Prima dell’assalto è stata effettuata anche la preparazione dell’artiglieria su larga scala, per indebolire le difese ucraine. Insomma, in Ucraina la guerra continua. Il nuovo invio di armi occidentali in questo Paese ci dice che si combatterà chissà per quanto tempo ancora.

Lo scontro inevitabile tra economia monetaria speculativa ed economia reale 

Le tre notizie – l’attacco di Biden alla Cina su Taiwan, l’avanzata russa e le nuove armi occidentali in Ucraina – vanno viste in un unico contesto. Come scriviamo da tempo, la guerra in Ucraina non è altro che la risposta degli Stati Uniti al tentativo di indebolire l’area del dollaro da parte della Cina e dei Paesi che, per interessi economici e commerciali, hanno scelto la stessa Cina. Ormai da qualche tempo Cina, Russia, India, una parte dell’Africa (Continente dove gli interessi cinesi sono molteplici) e una parte del Sudamerica non seguono più la linea del dollaro. A partire dal 1971, la moneta americana è stata al centro dei commerci internazionali. Oggi non è più così. Il timore degli americani – che forse non è infondato – è che continuando di questo passo, nell’arco di pochi anni, l’area del dollaro possa perdere ulteriormente rilevanza. Una prospettiva che non va a genio agli Stati Uniti d’America, che fondano la propria forza economica sul dollaro e sulla possibilità di tenere distinte economia reale ed economia monetaria, con la seconda a prevalere sempre sulla prima. E’ un interesse contrapposto agli interessi della Cina e dei Paesi che oggi si appoggiano alla stessa Cina, che invece puntano a fare emergere l’economia reale, liberando il mondo dai ‘fumi’ delle speculazioni monetarie che alla fine – perché di questo si tratta – consentono ad alcuni Paesi occidentali di controllare beni reali in cambio di ‘pezzi’ di carta, oggi addirittura virtuali (leggere moneta elettronica ancorata sempre, almeno in teoria, alla moneta cartacea).

Gli americani non potranno mai accettare l’indebolimento del dollaro che segnerebbe il tramonto dell’economia statunitense

Per dirla in breve, siamo davanti a uno scontro epocale, altro che ‘guerra locale’ in Ucraina! Gli Stati Uniti non accetteranno mai l’idea che la loro moneta – e quindi il sistema economico e finanziario che hanno creato attorno al dollaro – diventi irrilevante. Perché ciò, nell’arco di un decennio, segnerebbe il tramonto dell’economia americana. E’ per questo che sono entrate in scena le armi. Contrariamente a quello che pensano in tanti, Biden non è affatto rincitrullito, al contrario è lucidissimo e porta avanti una strategia precisa. Alcuni autorevoli giornali hanno scritto che nell’inevitabile scontro tra USA e Cina, il primo Paese ad essere attaccato sarebbe stato la Russia, ormai alleato della stessa Cina. E così sembrava fino a poche ora fa. Zelensky – piazzato al vertice dell’Ucraina dagli americani – che chiede di far entrare il suo Paese nella NATO è una chiara provocazione che ha costretto la Russia a impugnare le armi. Ma la strategia degli Stati Uniti, in realtà, è molto più particolate e, per certi versi, decisamente ‘multipolare’. I Paesi europei – per esempio, la Finlandia – che chiedono di entrare nella NATO, ben sapendo che ci sarebbero stati i veti di altri Paesi (la Turchia, ma non solo) sono segnali che vanno al di là del fatto in sé. Servono, in primo luogo, a far crescere la tensione e l’insicurezza in Russia; e servono soprattutto a far capire che se è vero che ci sono Paesi che si vanno schierando con la Cina, ce ne sono altri che scelgono di restare nell’area del dollaro. Anche perché, bene o male, nell’area del dollaro esiste un po’ di democrazia e gli elettori contano ancora qualcosa, mentre in Cina e in Russia non si può certo parlare di democrazia. Ora Biden lancia un segnale alla Cina su Taiwan. Il messaggio è inequivocabile: dopo avere aperto un fronte in Russia, attraverso la guerra in Ucraina, gli USA sono pronti ad aprire un secondo fronte a Taiwan: un secondo fronte di guerra.

Il paradosso dell’Unione europea che avrebbe tutto l’interesse a far emergere l’economia reale, ma è schiava delle multinazionali riconducibili all’area del dollaro 

Il paradosso, in questo passaggio storico, lo sta vivendo l’Unione europea. Il ritorno all’economia reale sarebbe molto conveniente per alcuni Paesi europei, per esempio Germania e Italia. L’Italia, con le sue Piccole e medie imprese, con la sua grande capacità manifatturiera e con la sua agricoltura liberata dagli errori provocati dalla PAC (Politica Agricola Comune) avrebbero tutto l’interesse a passare dall’economia monetaria speculativa all’economia reale. Ricordiamoci che l’Unione europea massonica e la sua espressione massina – l’euro – sono alla base della crisi economica italiana: economia italiana che è stata penalizzata dalla truffa del debito pubblico con annessi e connessi (leggere spread) e dalla rigidità dei cambi. Ma, incredibilmente, la Ue – che ha ceduto buona parte del proprio potere d’interdizione politica ed economica alle multinazionali per lo più riconducibili all’area del dollaro (vedere i disastri provocati dalle fameliche multinazionali farmaceutiche nella dissennata gestione della pandemia) – è oggi schiava degli americani. Pur sapendo che senza il gas e il petrolio russi l’economia europea affonderebbe nel giro di sei mesi, i vertici Ue sono costretti a fornire armi all’Ucraina per proseguire una guerra contro la Russia che non ha nulla a che vedere con il futuro dell’Ucraina. Oggi l’Unione europea è prigioniera di se stessa, delle proprie contraddizioni e dei propri errori. Priva di sovranità monetaria (ricordiamoci che la Banca Centrale Europea è una banca privata!), priva di sovranità alimentare e, di fatto, priva di sovranità politica, si ritrova ‘agganciata’ all’area del dollaro, senza avere, però, le agevolazioni di chi vive nell’area del dollaro. Il tutto nel quadro di uno scontro epocale tra USA e Cina che ormai non è solo economico, ma anche militare. L’unica nota positiva è che la Ue resterà ‘schiacciata’ liberando chi ne fa parte da vincoli che in alcuni casi sono errati, se non demenziali. Cosa succederà dopo non lo sappiamo. Anche perché ci troviamo nel pieno di cambiamenti climatici dagli esiti imprevedibili.

Foto tratta da HuffPost

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