I seni dell’abilissima miniaturista spediti al potente senatore americano che…

15 maggio 2022
  • L’immagine che vedete sopra – un selfie ante litteram – è una miniatura di alta 6,6 cm e larga 7,9 cm custodita presso il Metropolitan Museum of Art di New York
  • Il particolare ‘autoritratto’ non bastò a convincere il senatore segretario di Stato 

L’immagine che vedete sopra – un selfie ante litteram – è una miniatura di alta 6,6 cm e larga 7,9 cm custodita presso il Metropolitan Museum of Art di New York

di Nota Diplomatica

I magnifici seni raffigurati qui sopra appartengono – appartenevano – alla pittrice Sarah Goodridge (1788-1853), un’abilissima miniaturista americana che realizzò questo parziale auto-ritratto nel 1828 per incoraggiare un amante – potenziale o “praticante” non è certo – il potente Senatore americano Daniel Webster, all’epoca rimasto da poco vedovo. La miniatura fu eseguita su una piccola lastra di avorio alta 6,6 cm e larga 7,9 cm. Ciò che sembrerebbe a prima vista una cornice rossa è invece il bordo dell’astuccio – con due piccoli fermagli – che rendeva il ritrattino “tascabile”.

Il particolare ‘autoritratto’ non bastò a convincere il senatore segretario di Stato 

Webster fu un personaggio di primaria importanza nella storia americana ed è forse per questo che i suoi biografi trattano con delicatezza il tema del rapporto tra il Senatore – e Segretario di Stato – e la pittrice. “Che Webster abbia o meno avuto una relazione sessuale con la Woodridge non può essere dimostrato in modo sicuro”, scrive lo storico Robert Remini, aggiungendo cautamente: “…anche se il fatto che lei gli abbia spedito un auto-ritratto dei suoi seni fa nascere dei sospetti”. Comunque sia, l’anno immediatamente dopo l’arrivo del souvenir intimo, Webster si risposò con la figlia di un importante commerciante di New York, Caroline Le Roy, mentre Goodridge rimase almeno nominalmente nubile per tutta la vita. Per quanto riguarda il Senatore, si tenne stretto il ritratto fino alla sua morte, nel 1852. I suoi discendenti lo hanno in seguito donato al Metropolitan Museum of Art di New York, dov’è catalogato con il nome di “Beauty Revealed”.

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