La proposta: la Regione attraverso ESA, Università, operai forestali e Consorzi di Bonifica metta a cultura i terreni abbandonati

19 aprile 2022
  • E’ l’Unione europea che, oggi, ha cambiato linea di politica agraria e spinge per aumentare le produzioni di grano, mais e soia. Occasione unica per il sistema agroalimentare della Sicilia  
  • La Sicilia diventerebbe autonoma in materia di grano, foraggi e mangimi e potrebbe dare una mano ai Paesi del Nord Africa rimasti senza grano a causa della guerra in Ucraina

E’ l’Unione europea che, oggi, ha cambiato linea di politica agraria e spinge per aumentare le produzioni di grano, mais e soia. Occasione unica per il sistema agroalimentare della Sicilia  

Si dice che la guerra in Ucraina durerà anni. Se in meno di tre mesi di guerra nel mondo ci sono già Paesi senza grano, tra il Nord Africa e il Medio Oriente (la Russia è il primo Paese al mondo per la produzione di grano, l’Ucraina è il terzo esortatore al mondo di grano), non è difficile immaginare che cosa succederà nei prossimi mesi e il prossimo anno. In Ucraina, ad esempio, le stime parlano di una riduzione della produzione di grano e girasole del 50-60% (sempre per la cronaca, l’Ucraina è il primo Paese al mondo ella produzione di olio di girasole). Questo lo scenario che non tiene coto dei cambiamenti climatici, in corso come ci ricorda la terribile alluvione che, in queste ore, sta colpendo il Sudafrica. A mancare non è solo il grano, ma anche il mais e la soia, indispensabili per gli allevamenti di animali da carne. Tolta la frutta e alcuni ortaggi, l’Italia oggi non ha più autonomia alimentare. Grazie a una demenziale Unione europea e alle ottuse politiche agricole, tutta l’Europa – e non solo l’Italia – sconta oggi problemi di assenza di sovranità alimentare. Per mangiare l’Europa dipende in parte da Paesi extra-europei. Follia allo stato puro in tempo di cambiamenti climatici. In questo scenario vorremmo lanciare una proposta, che rivolgiamo al Governo regionale siciliano: utilizzando l’ESA (Ente di Sviluppo Agricolo), gli operai della Forestale e i Consorzi di Bonifica – con la consulenza-presenza delle due facoltà di Agraria della Sicilia – a partire dal prossimo Autunno, si potrebbero mettere a coltura i tanti seminativi abbandonati della nostra Isola. Il progetto dovrebbe prevedere una parte di produzione agricola biologica coinvolgendo Simenza (un’associazione culturale di agricoltori e allevatori che opera in Sicilia nel biologico) e le stesse università (potrebbe essere l’occasione per dare una spinta ai grani antichi della Sicilia). La Regione potrebbe aiutare concretamente gli agricoltori o, in alternativa, prendere in affitto i seminativi e coltivarli. Proprio quest’anno il Governo regionale – cosa che non ha fatto nessun Governo siciliano negli ultimi venticinque anni – ha annunciato l’eliminazione del fango dalle dighe. Nella nostra Isola si contano una cinquantina di invasi artificiali fino ad oggi gestiti malissimo; a questi si aggiungerebbero i laghetti per le aziende agricole finanziati dallo stesso Governo siciliano. Ci sono le condizioni per rilanciare non soltanto la produzione di grano, ma anche altre produzioni, da coltivare in ‘rotazione’ con lo stesso grano o autonomamente.

La Sicilia diventerebbe autonoma in materia di grano, foraggi e mangimi e potrebbe dare una mano ai Paesi del Nord Africa rimasti senza grano a causa della guerra in Ucraina

Insomma, già a partire da prossimo Autunno la Regione potrebbe intervenire per aumentare la produzione di grano duro e per rendere autonomi gli allevatori siciliani in materia di foraggi e mangimi. Del resto, in questa fase storica, la stessa Unione europea, che nell’Autunno del 2020 aveva varato la solita PAC (Politica Agricola Comune) imperniata sugli interessi delle industrie che producono pesticidi ed erbicidi (ottusità classe dirigente tedesca, perché il popolo tedesco in materia di ambiente non la pensa come i propri governanti) ha capito che deve cambiare musica e puntando ad aumentare le produzioni di grano, di foraggi e di mangimi. Ed è su questo filone che si dovrebbe muovere la Regione siciliana. Clima permettendo, mettendo a coltura i tanti terreni oggi abbandonati, la Regione, oltre a garantire alla Sicilia l’autonomia in materia di grano, mais, soia e foraggi, potrebbe esportare grano verso i Paesi del Nord Africa che oggi, a causa della guerra in Ucraina, sono rimasti senza grano. Gli eventuali utili potrebbero essere reinvestiti nella ricerca universitaria in materia di agricoltura, nel rimboschimento e nella regimazione di fiumi e corsi d’acqua della nostra Isola. L’obiettivo di questo progetto dovrebbe essere il lavoro e non il profitto: ciò consentirebbe di dare risposte concrete ai lavoratori del comparto forestale e dei Consorzi di Bonifica con il coinvolgimento di ESA (leggere lavoratori dell’ESA) e Università (leggere borse di studio).

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