Gli effetti della guerra in Ucraina: grano e olio di girasole cominciano a mancare in Egitto, Sudan, Eritrea, Kenya, Somalia ed Etiopia/ SERALE

15 aprile 2022
  • Un tempo quelle che potrebbero esplodere a breve in alcuni Paesi africani si chiamavano carestie. Probabile aumento di migranti africani verso l’Italia   
  • In aumento i prezzi del grano, della soia, del mais e dell’olio di  girasole
  • In Argentina scongiurato lo sciopero dei camionisti
  • Prezzi del grano in aumento in Europa
  • L’agricoltura del Marocco colpita dalla siccità
  • La Russia fa i conti con l’inflazione che, a differenza di quanto avviene nell’Unione europea, non viene nascosta 
  • Disastroso lo scenario agricolo in Ucraina

Un tempo quelle che potrebbero esplodere a breve in alcuni Paesi africani si chiamavano carestie. Probabile aumento di migranti africani verso l’Italia  

Gli effetti economici della guerra in Ucraina cominciano a farsi sentire. Per ora a destare preoccupazione sono alcuni Paesi dell’Africa, ma è probabile che la crisi colpisca anche alcune aree del Medio Oriente. Russia e Ucraina insieme danno vita al 12-13% circa delle calorie scambiate nel mondo e sono il punto di riferimento – per il grano e per olio di girasole – di tanti Paesi africani e mediorientali. Già la situazione si era complicata a causa degli effetti negativi dei cambiamenti climatici dello scorso anno, che hanno segnato un brusco calo di alcune produzioni agricole, a cominciare dal grano. Con la guerra lo scenario si è complicato, perché si sono ridotte le esportazioni di cereali e olio di girasole di Russia e Ucraina verso l’Africa e il Medio Oriente. Ora la situazione – soprattutto in alcuni Paesi africani – si complica. A destare maggiore preoccupazione è l’Egitto, un Paese di circa 100 milioni di abitanti, con circa 30 milioni di persone per le quali mettere d’accordo il pranzo con la cena non è proprio facile. Il timore è che la carenza di cibo possa dare luogo a rivolte popolari. Anche nel Sudan – un grande Paese che confina con l’Egitto – non c’è molta serenità, sia perché sono in corso guerre locali, sia perché si teme che cominci a scarseggiare il cibo. La FAO già nell’Autunno dello scorso anno segnalava un aumento dei prezzi dei generi alimentari; con la guerra il fenomeno si è aggravato e si parla di un aumento dei prezzi dei beni alimentari del 20-25% per Paesi come Eritrea, Kenya, Somalia, Etiopia. In un mondo normale Russia e Ucraina dovrebbero cooperare, insieme con l’Europa, con i Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, invece c’è una guerra perché l’Ucraina vuole entrare nella NATO per agevolare l’americanizzazione della Russia e rafforzare l’area del dollaro, perché alla fine il ‘succo’ è questo! E in questa guerra folle, oltre ai morti russi, oltre ai morti e agli sfollati ucraini, ci sono milioni di africani – a cominciare dai bambini – che cominciano a restare senza grano e senza olio di girasole. Gli stessi soggetti che oggi plaudono alla guerra e alle sanzioni contro la Russia domani si ‘stupiranno’ del perché i bambini in Africa muoiono di fame. C’è da impazzire! Gli unici che guadagneranno dalle probabili carestie in questi Paesi africani saranno i criminali che gestiscono il traffico di esseri umani tra l’Africa e l’Italia, se è vero che, con le probabili crisi economiche ed alimentari, aumenterà il flusso di migranti verso l’Italia.

In aumento i prezzi del grano, della soia, del mais e dell’olio di  girasole

Così si presenta la realtà se si osserva la guerra in Ucraina dalla parte dei mercati agricoli mondiali. Perché mattina, mezzogiorno e sera, bene o male, qualcosa sotto i denti si deve mettere. E la tanto bistrattata agricoltura – realtà economica concreta rispetto a finanza, derivati, banche, divise – è centrale. I mercati agricoli statunitensi, ad esempio, anche se hanno chiuso la settimana di Pasqua con risultanti un po’ altalenanti, sono in crescita. C’è stato, è vero, un crollo significativo del prezzo del grano ieri, ma rapportato agli ultimi giorni il prezzo di questo cereale è in crescita. I dati sull’andamento dei mercati agricoli li prendiamo dal report dell’analista dei mercati internazionali, Sandro Puglisi. Dove leggiamo che “la farina di soia ha chiuso l’ultimo giorno di negoziazione della settimana in rialzo dello 0,70%”, mentre “l’olio di soia ha chiuso l’1,02% più forte e ha stabilito un nuovo massimo storico”. In aumento anche i prezzi del mais di quasi il 3%.

In Argentina scongiurato lo sciopero dei camionisti

In Sud America si registra “un aumento del prezzo all’esportazione di grano di grado 2 in Argentina (Up River) era di $ 413, in aumento di $ 17 rispetto alla settimana precedente”. Anche “il mangime di mais argentino è aumentato di $ 2/t per la settimana, chiudendo a $ 313″. Mentre il mangime di mais brasiliano (Paranagua) è stato valutato a $ 350, in calo di $ 5 rispetto alla settimana precedente”. Discesa di 10 dollari a tonnellata per l’orzo da foraggio argentino e aumento di 9 dollari per la la soia argentina è salita di $ 9 a $ 654 e per la soia brasiliana. La situazione, in Argentina, si sarebbe potuta complicare per uno sciopero dei camionisti argentini che è rientrato. Se lo sciopero fosse andato avanti ci sarebbero stati enormi problemi per le spedizioni di mais e soia. Anche in Sudamerica, come in Europa, ci sono problemi con i fertilizzanti, mercato legato anche alla guerra in Ucraina (la Russia è tra i più importanti produttori di fertilizzanti del mondo).

Prezzi del grano in aumento in Europa

“In Europa – scrive Puglisi con riferimento alla settimana pasquale – i mercati sono rimasti estremamente nervosi… il prezzo del grano di Maggio su Euronext è aumentato di 28,25 euro per tonnellata rispetto alla settimana precedente, per chiudere a 401 euro. Il prezzo del mais di Giugno è stato di 10,25 euro in più per la settimana, chiudendo a 332,75 euro per tonnellata. Il contratto di colza di Maggio 2022 ha guadagnato 43 €/t per la settimana, per chiudere a 1004 €/t. Maggio-22. I futures sul frumento da foraggio nel Regno Unito, sono aumentati di £ 13,25 rispetto alla settimana precedente, chiudendo a £ 321/t.”. In aaumento anche il prezzo del grano francese. In lieve cali il prezzo del grano duro di Bologna che “è stato valutato questa settimana a $ 571,67 per tonnellata in calo di $ 2,69 rispetto alla scorsa settimana”. In aumento il prezzo del grano tedesco (Depsilo) e del grano del Baltico. Abbiamo detto delle preoccupazioni dell’Egitto, dove il grano che arrivava da Russia e Ucraina deve in parte essere sostituito da grano di altre parti del mondo: ed è quello che sta avvenendo, per esempio, con l’acquisto di grano francese e anche tedesco da parte, appunto, dell’Egitto.

L’agricoltura del Marocco colpita dalla siccità

Brutte notizie arrivano dal Marocco. Dove il Ministro dell’Agricoltura ha reso noto che il suo Paese perderà il 53% del suo raccolto di cereali a causa della peggiore siccità registrata negli ultimi anni. “Le precipitazioni in Marocco – leggiamo nel report di Puglisi – sono state del 41% inferiori alla media in questa stagione. Gli agricoltori marocchini hanno piantato 3,5 milioni di ettari di cereali in questa stagione, il 44% era grano tenero (non duro) e il 24% era duro. Solo il 21% del raccolto è stato valutato buono mentre il 16% è nella media”.

La Russia fa i conti con l’inflazione che, a differenza di quanto avviene nell’Unione europea, non viene nascosta 

Russia i prezzi delle esportazioni di grano russo sono rimasti stabili. “La forza del rublo rispetto al dollaro – scrive Puglisi – e la domanda interna più debole hanno pesato sui prezzi dei cereali”. La Russia ha leggermente aumentato all’esportazione di grano, orzo e mais. E’ evidente che, tra guerra e il punto interrogativo sui cambiamenti cimatici, la Russia pensa al proprio popolo prima di esportare beni alimentari. La Russia deve fronteggiare un’inflazione che le autorità non nascondono, a differenza di quanto avviene nell’Unione europea, dove sui dati economici si mente spudoratamente. Il dato essenziale è che, rispetto a un anno fa, i prezzi in Russia sono aumentati  del 2,72%. Le autorità russe non si nascondono e, considerato che debbono fare i conti con le sanzioni europee (l’Europa, che dovrebbe collaborare con un Paese di tradizioni europee come la Russia, fa la guerra economica alla Russia su ‘ordine’ degli americani: l’Unione europea fa veramente ridere!), puntano a un’inflazione annua del 4%, non escludendo tagli futuri.

Disastroso lo scenario agricolo in Ucraina

Un mezzo disastro l’agricoltura in Ucraina. Del resto, l’entrata nella NATO ha un prezzo che viene fatto pagare ai cittadini ucraini e, quindi, anche agli agricoltori. Insomma, prezzi in diminuzione per il grano e per il mais ucraini. “L’eccedenza dell’offerta rispetto alla domanda in mezzo all’assenza di spedizioni attraverso i porti marittimi, le difficoltà logistiche, nonché la limitata capacità di esportazioni terrestri e le grandi scorte di mais sono stati i fattori chiave ribassisti”, scrive Puglisi. E ancora: “Dal bacino del Mar Nero le esportazioni di mais dell’Ucraina potrebbero scendere a 17 milioni di tonnellate nel 2021/22, in calo rispetto ai 23,1 milioni di tonnellate dell’anno precedente. Le esportazioni di olio di girasole nello stesso periodo potrebbero scendere a 3,4 milioni di tonnellate, in calo rispetto a 5,3 milioni di tonnellate, ha affermato il viceministro dell’agricoltura”. Buona parte di questi prodotti agricoli – senza la guerra – sarebbero stati esportati in Africa e in Medio Oriente.

Foto tratta da ISPI

 

 

 

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