Il paradosso del pomodorino di Pachino: prezzi alti ma i cambiamenti climatici e i prezzi dei concimi alle stelle scatenano la crisi /MATTINALE 456

2 febbraio 2022
  • Gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici nell’area del pomodorino di Pachino
  • Prezzi in crescita, ma sono in crescita anche i costi di produzione: concimi, plastica, gasolio agricolo
  • Ma per il Governo Draghi va tutto bene: il PIL crescerà del 6%… Ma questi a chi vogliono prendere in giro? Pensano veramente che siamo tutti stupidi? 

Gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici nell’area del pomodorino di Pachino

Conviene ancora coltivare il pomodorino di Pachino? Se nel 2018 a Pachino era arrivato il Pomodorino coltivato nel Camerun, segno della folle globalizzazione dell’economia, dove vince chi produce a costi più bassi, anche sei prodotti sono di pessima qualità, nel 2022 lo scenario è completamente cambiato. Con l‘Unione europea che aiutava il Camerun per penalizzare la Sicilia. Di mezzo ci sono i cambiamenti climatici e quando il clima fa i capricci c’è poco da fare. Nell’Autunno dello scorso anno, in provincia di Siracusa, un’alluvione ha danneggiato centri abitati e aziende agricole. E prima c’era stata l’Estate torrida: e il caldo, si sa, non sembra va d’accordo con l’agricoltura. Caldo e freddo. Dice a ITALIA FRUIT NEEWS Giovanni Carnemolla dall’azienda agricola che porta il suo nome a Portopalo di Capo Passero, Comune del Siracusano a due passi da Pachino, dove si coltivano pomodorino di Pachino e datterino: “Quest’anno la produzione non è nemmeno il 50% di quella degli anni passati. La colpa è tutta del tempo: ha fatto troppo caldo in Estate e le piante non sono riuscite a vegetare come avrebbero dovuto. Stessa cosa durante l’Inverno: le temperature estremamente basse non hanno certo aiutato danneggiando i fiori, la parte più delicata della pianta”. Caldo e freddo in eccesso: e le piante vanno in sofferenza. Risultato: una riduzione della produzione.

Prezzi in crescita, ma sono in crescita anche i costi di produzione: concimi, plastica, gasolio agricolo

I prezzi del pomodorino di Pachino e del datterino sono in crescita. E non sono in crescita, come avveniva negli anni passati, solo al dettaglio, con il pomodorino e il datterino che venivano pagati agli agricoltori 040, 0,50 euro al kg per essere rivenduti a 7-8 euro al kg al dettaglio in Italia e a 14 euro al kg in Germania. Non è più così, oggi il prezzo va bene, anzi, andrebbe bene anche per gli agricoltori di Pachino e Porto Palo di Capo Passero se… se non fosse scoppiato il caro-prezzi. Eh già, costo dei concimi raddoppiato e forse anche più che raddoppiato, costo del gasolio aumentato, costo della plastica alle stelle (nelle serre la plastica è fondamentale, sia quella tradizionale o quella ecologica). Insomma: i costi dei fattori della produzione crescono, in alcuni casi in ragione più che proporzionale alla crescita dei prezzi dei prodotti agricoli. E’ lo stesso discorso dei produttori di grano duro della Sicilia: è vero, dicono, il prezzo del grano duro è aumentato, non è più a 18-20 euro al quintale, siamo intorno a 48-50 euro al quintale (forse in Sicilia un po’ meno rispetto al resto del Sud Italia, perché nella nostra Isola i ‘cartelli’ tra i commercianti sono molto presenti); ma è aumentato il costo delle sementi, è aumentato il costo dei concimi, è aumentato il costo del gasolio, più le difficoltà nella semina a causa delle piogge. Insomma a che serve l’aumento del prezzo del grano se poi produrlo ci costa molto di più rispetto a prima? Il rischio vale la candela? Siamo sicuri che tra un paio di mesi il prezzo del grano non crolli?

Ma per il Governo Draghi va tutto bene: il PIL crescerà del 6%. Ma questi a chi vogliono prendere in giro? Pensano veramente che siamo tutti stupidi? 

Sono tanti gli interrogativi che oggi attraversano il mondo agricolo. Nel caso del pomodorino, come già accennato, i capricci del clima hanno ridotto la produzione: il prezzo non è male, ma manca il prodotto. Dice sempre Giovanni Carnemolla: “I prezzi alla produzione sono più alti, ma il problema è che manca il primo elemento: il prodotto. Per poterci davvero guadagnare dovrei vendere ciliegino e datterino a 30 euro al chilogrammo, una follia. Onestamente preferisco prezzi più bassi e maggiore disponibilità di merce da commercializzare per poter continuare a tirare avanti l’azienda”. Non è facile capire quello che sta succedendo. Poi arriva il Governo di Mario Draghi e dice che tutto va bene. Ma bene per chi? Forse per lui e per i suoi Ministri e per i suoi amici di Confindustria che ha riempito di soldi. e magari anche per Cgil, Cisl e Uil che gli reggono il filo. Ma la realtà italiana è diversa dal raccontino della televisione. In queste ore hanno rilanciato la minchiata europeista della crescita del PIL del 6%. La realtà è che con le super-bollette di luce e gas – aumenti di 90 miliardi di euro in questo 2022 – se non si interviene già da ora chiuderanno migliaia di aziende e milioni di famiglie non potranno pagare le bollette. Il Governi Draghi e i geni che governano l’Unione europea stanno affossando tutto. Hanno consegnato l’Europa alle multinazionali farmaceutiche, hanno fatto la guerra commerciale alla Russia di Putin che si è rotta le scatole e sta tagliando il gas. Intanto incombono i cambiamenti climatici che sono il vero punto interrogativo e che potrebbero fare ripiombare il mondo nelle carestie. E il Governo Draghi e la televisione dicono che il PIL italiano aumenta…

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