La rivolta siciliana del 1848: fu vera gloria o la solita ‘minestra’ inglese? Ruggero Settimo si godeva la pensione borbonica…

24 dicembre 2021
  • Ma quante cose ci hanno nascosto anche sulla ‘rivoluzione’ siciliana del 1848?  
  • La rivolta siciliana del 1848 fu organizzata dai latifondisti e sostenuta dall’Inghilterra
  • Due anni prima, nel 1846, Ruggero Settimo aveva chiesto e ottenuto dal Borbone una lauta pensione a causa delle pessie condizioni economiche in cui era piombato  

La rivolta siciliana del 1848 fu organizzata dai latifondisti e sostenuta dall’Inghilterra

La rivolta siciliana iniziò il 12 gennaio 1848: essa non fu casuale né spontanea, bensì organizzata in modo particolareggiato dalla classe dirigente isolana, composta dai grandi latifondisti che sapevano di poter contare sull’appoggio dell’Inghilterra, da sempre interessata a porre una sorta di protettorato sull’isola e sulla sua economia. Gli interessi inglesi riguardavano specialmente il commercio del vino, nella zona occidentale, ed il lucroso sfruttamento dello zolfo nella zona orientale. Nelle riforme via via realizzate dal governo napoletano a partire dal 1815, nulla era stato omesso per accontentare le istanze di autonomia della Sicilia. Non va dimenticato che la sua popolazione era esente da obblighi di leva, e che soltanto i volontari siciliani erano ammessi a far parte dell’esercito nazionale in due reggimenti, l’11° Palermo ed il 12° Messina. Una consulta di stato era stabilita per i domini continentali ed una per i domini insulari, quest’ultima composta da soli siciliani. Dal 1837 al 1848 si tentò senza successo di amalgamare l’elemento napoletano con quello siciliano; per quanti funzionari napoletani si trasferivano in Sicilia, altrettanti siciliani giungevano nel continente, ovviamente tale tentativo fu trasformato dai nemici in una sorta di tirannia colonizzatrice, nonostante le attenzioni del governo particolarmente doviziose. Ben 1305 miglia di strade furono costruite ed altrettante erano in costruzione, ospizi, asili, scuole, moderne prigioni; a Messina una borsa ed il porto franco, il nuovo porto di Catania, tasse più tenui di quelle già lievi pagate dai napoletani, ed infine centinaia di ettari di patrimonio demaniale furono divisi in piccole quote ed assegnati agli agricoltori…

Due anni prima, nel 1846, Ruggero Settimo aveva chiesto e ottenuto dal Borbone una lauta pensione a causa delle pessie condizioni economiche in cui era piombato  

Il 27 gennaio le truppe si imbarcarono per Napoli, con il solo forte di Castellammare che continuava la resistenza fino alla resa con l’onore delle armi. Nel frattempo sorgeva un Comitato del Governo Siciliano, che ristabilì la costituzione del 1812 e l’indipendenza dell’isola da Napoli. A capo di tale Comitato venne posto l’ammiraglio Ruggiero Settimo, appartenente ad una delle grandi famiglie isolane e rivoluzionario del 1820. Soltanto due anni prima, nel 1846, nel corso di un soggiorno del Re a Palermo, il vecchio ammiraglio chiese ed ottenne una lauta pensione per le sue precarie condizioni economiche. Il 10 marzo, nel tentativo di evitare la separazione della Sicilia, il Re firma un decreto che nomina suo luogotenente proprio Ruggero Settimo. Come per incanto, con singolare analogia a quanto accadrà nel 1860, il porto di Palermo si riempie di navi inglesi. Con la scusa di proteggere gli interessi e le sostanze dei suoi concittadini, la “Perfida Albione” soffia sul fuoco, ed invia Lord Minto, che diventa una sorta di consigliere occulto del governo siciliano. A Napoli intanto il ministero costituzionale, già oberato dalle lotte di potere dei soliti radicali, non riesce a fronteggiare la situazione, con il Re che, riguardo la questione della sovranità sulla Sicilia, non intende deflettere. L’aiuto inglese consente ai siciliani di inviare rappresentanze ufficiali in tutta Europa, a raccontare di una persecuzione mai esistita. Nel frattempo il comitato di governo siciliano non seppe affrontare l’anarchia nella quale esso stesso aveva gettato il popolo minuto. Saccheggi, ruberie e violenze di ogni genere avvenivano in danno di chi aveva il solo torto di essere napoletano. La mafia tornò a primeggiare con il solito ricatto che è stato fatto a chiunque si sia presentato a governare la Sicilia: in cambio di un ordine e di una tranquillità mafiosa, l’impunità. Migliaia di detenuti comuni della peggior specie tornarono in libertà, e quando il governo legittimo riuscirà a rientrare in Sicilia non trovò che debiti e macerie.

Roberto Maria Selvaggi L’Inghilterra dietro le quinte sobillò la rivolta in Sicilia (ALTA TERRA DI LAVORO)

Articolo tratto da Regno delle Due Sicilie.eu 

Foto tratta da AS Cinema

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