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La strada Palermo-Agrigento trasformata in un fiume. Le ‘autorità’ siciliane continuano ad ignorare i cambiamenti climatici/ SERALE

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  • Purtroppo non si riesce a fare capire alle tante ‘autorità’ che con le piogge torrenziali e devastanti sempre più presenti non si scherza, perché si potrebbe materializzare una tragedia. La nota della Cgil  
  • Ministero delle Infrastrutture e Anas sono responsabili di quanto sta avvenendo e di quanto avverrà nella strada Palermo-Agrigento
  • Che fine hanno fatto i 2 miliardi di euro? 
  • Gli oltre 2 miliardi di euro segnalati da Alessio Lattuca nel 2017 sono gli stessi segnalati da Alfio Di Costa nel 2019? Quanto è costata alla collettività la nuova strada Palermo-Agrigento non ancora completata?  
  • Il problema – in più – è che con i cambiamenti climatici in atto, oggi nelle strade siciliane dove vanno in scena ‘appalti eterni’ si rischia di vedere morire le persone

Purtroppo non si riesce a fare capire alle tante ‘autorità’ che con le piogge torrenziali e devastanti sempre più presenti non si scherza, perché si potrebbe materializzare una tragedia. La nota della Cgil  

“L’hanno chiamata super strada. Ma oggi, chi la attraversa, rischia la vita. La SS 189, sede del cantiere senza fine della Palermo-Agrigento, all’altezza di Lercara Friddi, con le piogge di questi giorni si è trasformata nel letto di un fiume. Un fiume in piena che è straripato e sta sommergendo tutto con il suo carico di fanghi e detriti. Gli automobilisti anche oggi, come ogni volta che piove forte, sono rimasti intrappolati, pendolari e studenti non hanno potuto raggiungere scuole, posti di lavoro, abitazioni. I paesi rischiano di restare isolati e stanno lanciando l’sos. Chiediamo al Ministero delle Infrastrutture e all’Anas di intervenire subito”. A lanciare l’allarme sulle condizioni di dissesto della strada e di pericolo per gli automobilisti che la attraversano sono il segretario Cgil Palermo, Mario Ridulfo, e il segretario Fillea Cgil Palermo, Piero Ceraulo. Dai video pubblicati dagli abitanti del posto, che ogni giorno scendono da Alia, Roccapalumba, Lercara, San Giovanni Gemini, e dalle strade provinciali che collegano gli altri Comuni, si vedono strade allagate e trasformate in torrenti, terreni franati, e l’acqua che straripa.

Ministero delle Infrastrutture e Anas sono responsabili di quanto sta avvenendo e di quanto avverrà nella strada Palermo-Agrigento

Cgil e Fillea chiedono l’intervento urgente delle istituzioni. “Abbiamo mandato una lettera al Ministro Giovannini 8Enrico Giovannini, Ministro delle Infrastrutture ndr) e all’Anas per sottolineare la criticità in cui si trova la Palermo-Agrigento che, dal punto di vista dello stato di avanzamento del cantiere, viaggia ai minimi storici, adesso anche a causa della fuoriuscita di due delle imprese affidatarie – aggiungono Ridulfo e Ceraulo -. E’ inaccettabile che dal 2012 ad oggi i lavori non siano ancora conclusi. A ogni pioggia la situazione diventa insostenibile soprattutto in quel tratto di strada. Le condizioni del tempo stanno mettendo a dura prova l’infrastruttura, evidenziando le condizioni di dissesto di tutto il territorio circostante. Aspettiamo da qui a breve una risposta dal Ministro e dall’Anas per capire quale futuro si prospetta per la conclusione dei lavori. Si tratta di un’opera pubblica necessaria per migliaia di persone che l’attraversano ogni giorno, e i ritardi nei lavori gridano vendetta. Occorre un piano di messa in sicurezza del territorio, che è uno degli aspetti principali su cui bisogna intervenire. Non si può perdere altro tempo”.

Che fine hanno fatto i 2 miliardi di euro? 

Noi abbiamo dedicato vari articoli alla storia e alle vicissitudini della Palermo-Agrigento. La storia di questa strada è stata ricostruita per noi da Alfio Di Costa, che nella vita fa l’ingegnere: “Fra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70 viene progettata la Strada Statale 640 che da Porto Empedocle attraversa la Valle dei Templi a sud della città di Agrigento e percorre i territori di numerosi Comuni delle due provincie, fino a Caltanissetta. La strada è lunga circa 70 km e per molto tempo è stata chiamata ‘scorrimento veloce’. Oltre a collegare Porto Empedocle a Caltanissetta, si incrociavano i bivi per Favara, Racalmuto, Canicattì, Serradifalco, Delia, San Cataldo. La strada costituisce la principale via di comunicazione tra Agrigento e Caltanissetta ed il collegamento all’autostrada A19 Catania-Palermo. La vecchia Strada Statale 640 era a carreggiata unica con una corsia per senso di marcia e incrociava lungo il suo percorso la Strada Statale 189 Agrigento-Palermo, la Strada Statale Canicatti-Licata e la Strada Statale 626 Caltanissetta-Gela. La superstrada risentiva di una vecchia progettazione con accessi diretti sia di trazzere, sia di stradelle interpoderali. Agli inizi anni 2000 si pensa ad una riqualificazione trasformandola in strada extraurbana principale con importanti lavori di ammodernamenti finalizzati, oltre che al notevole miglioramento della viabilità e della sicurezza, al sostegno dello sviluppo economico del territorio. La fine dei lavori era prevista entro il 2018. Non vado lontano dal vero se stimo in oltre due miliardi di euro le somme per ammodernare questi 70 km che prevedono due carreggiate con due corsie oltre la corsia d’emergenza. A mio parere i costi finali sono eccessivi per il risultato che sarà ottenuto, non credo prima della fine del 2019″. L’articolo di Alfio Di Costa è stato pubblicato il 9 Settembre del 2019. Oltre due anni dopo – come si legge nella nota della Cgil – i lavori non sono stati completati. I due miliardi di euro sono stati spesi? Se sì, come sono stati spesi? Se no, dove sono finiti?

Gli oltre 2 miliardi di euro segnalati da Alessio Lattuca nel 2017 sono gli stessi segnalati da Alfio Di Costa nel 2019? Quanto è costata alla collettività la nuova strada Palermo-Agrigento non ancora completata?  

Andiamo indietro di quasi due anni. Il 27 maggio del 2017 abbiamo pubblicato un articolo raccogliendo, tra le altre cose, la testimonianza di Alessio Lattuca. Leggiamo una parte del nostro articolo: “Lattuca ci racconta che del rifacimento di questa strada si comincia a parlare ai tempi del Governo regionale di Angelo Capodicasa (1998-2000). Ma è nei primi anni del 2000, quando presidente della Regione siciliana è Totò Cuffaro, che viene siglato l’APQ, l’Accordo di Programma Quadro per realizzare la nuova strada a scorrimento veloce Palermo-Agrigento. “Lo stanziamento per rifare questa benedetta strada a scorrimento veloce – ricorda Lattuca – ammontava a poco più di 2 miliardi e 239 milioni di euro. Fondi nazionali, regionali ed europei. Il progetto prevedeva la realizzazione di una strada a scorrimento veloce a quattro corsie. Ricordo un’Associazione temporanea di imprese tra CMC di Ravenna, Ccc di Bologna e Tecnis di Catania. E ricordo anche la presenza della Bolognetta scpa (società cooperativa per azioni”. “Qualche anno dopo – ricorda sempre Lattuca – l’ANAS, in solitudine, rivede il progetto. Con le modifiche apportate dall’ANAS le quattro corsie vengono programmato solo il tratto Palermo-Bolognetta e poi due corsie da Bolognetta a Lercara Friddi. Fatto molto importante: si passa dalla previsione di spesa dei già citati oltre 2 miliardi e 239 milioni di euro a una previsione di spesa di 960 milioni di euro”. In un solo colpo non si hanno più ‘notizie’ di un miliardo e quasi 300 milioni di euro. Che fine hanno fatto? L’ANAS poteva decidere di più che dimezzare la spesa? Poteva decidere di prendersi somme già destinate alla Sicilia? “A mio avviso, no – risponde Alessio Lattuca -. Ma lì avrebbe dovuto essere la politica a intervenire”. “La storia non è finita – ricorda ancora Lattuca -. Perché senza una spiegazione precisa, a un certo punto, i 960 milioni di euro diventano 420 milioni di euro. Per poi diventare 190 milioni di euro. Quindi, da oltre 2 miliardi e 239 milioni di euro siamo passati, inspiegabilmente, a 190 milioni di euro”. Ma adesso non ci sono nemmeno questi 190 milioni di euro. O meglio, manca una parte di questi fondi, se è vero che non si riescono a completare i lavori dalle parti di Bolognetta. “La politica siciliana deve spiegare che fine hanno fatto questi due miliardi di euro – sottolinea Alessio Lattuca -. Risorse destinate a un’opera importante non possono sparire così (qui un articolo scritto da Alessio Lattuca). Io vivo ad Agrigento. E per recarmi a Palermo mi rifiuti di percorrere una strada che è diventata pericolosissima. All’altezza di Villafrati c’è una deviazione che costringe gli automobilisti a percorrere una trazzera. E’ una vergogna!”.

Il problema – in più – è che con i cambiamenti climatici in atto, oggi nelle strade siciliane dove vanno in scena ‘appalti eterni’ si rischia di vedere morire le persone

E oggi? Chiedere conto e ragione dei soldi spesi e dei soldi spariti non serve a nulla. Ci vorrebbe un’inchiesta a partire dai primi anni 2000. Ma ne uscirebbero a pezzi imprese coinvolte e politici. Solo uno stupido può pensare che un giorno tutta la strada a scorrimento veloce Palermo-Agrigento verrà completata. Quello che oggi noi vogliamo sottolineare è che, con i cambiamenti climatici – ovvero con le piogge torrenziali sempre più frequenti – la strada Palermo-Agrigento e, in generale, tanti cantieri ‘eterni’ presenti in Sicilia (compresi i cantieri aperti e abbandonati dentro le città) si potrebbero trasformare in trappole mortali per i cittadini. E’ bene scriverlo ora a futura memoria, perché abbiamo la sensazione che le ‘autorità’ a vario titolo non abbiano ancora contezza dei pericoli che incombono sulle persone. Oggi più che mai è necessario prevenire i disastri.

Foto tratta da L’Opinione della Sicilia

 

 

 

 

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