La denuncia dell’Ance Sicilia sul mancato sviluppo non coglie appieno la realtà della nostra Isola e del Sud

8 novembre 2021
  • Il comunicato dell’Ance Sicilia sui siciliani “refrattari allo sviluppo”
  • Ma secondo l’Ance il Governo Draghi sta aiutando la Sicilia? Dove? Quando, Come?
  • Cari amici dell’Ance Sicilia: non ve l’hanno detto che i fondi per i porti italiani a valere sui fondi del Pnrr andranno quasi tutti ai porti del Nord Italia? 
  • Su un punto l’Ance Sicilia ha ragione: la gestione economica dell’attuale Governo siciliano è fallimentare 
  • Non solo la Sicilia è adagiata sul Reddito di cittadinanza, come denuncia giustamente l’Ance. Ma la politica siciliana al gran completo continua a inseguire il precariato per mere questioni elettorali. Con il sostegno di alcuni sindacati. Emblematico il caso dei precari ASU 
  • Se i fondi del Pnrr sono aiuti perché metterli a bando, sapendo che le pubbliche amministrazioni del Sud e della Sicilia sarebbero state penalizzate? Non sarebbe stato più corretto ripartire questi fondi tra le Regioni italiane senza ricorrere ai bandi?

Il comunicato dell’Ance Sicilia sui siciliani “refrattari allo sviluppo”

Un comunicato dell’Ance Sicilia (Collegio Regionale Costruttori Edili Siciliani) merita di essere letto e commentato: “Siciliani refrattari allo sviluppo, attaccati al Reddito di cittadinanza, mentre le imprese che hanno il lavoro sono ridotte con i mezzi di cantiere fermi perché non si trovano conduttori specializzati; giovani che seguono l’esempio di questi adulti e non scommettono sulle proprie capacità con ‘Resto al Sud’ e con i concorsi banditi per sfruttare le risorse del ‘Pnrr’, mentre tanti validi talenti sono costretti a emigrare. A tutti questi e ai territori dell’Isola l’Ance Sicilia dice: Sveglia! Il Reddito di cittadinanza non durerà in eterno, basta col tendere la mano aspettando che qualcuno eroghi sussidi mascherati da lavoro! L’assistenzialismo da subito sembra comodo, ma alla lunga desertifica la nostra terra”. E’ l’allarme lanciato da Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, secondo cui “se la Sicilia non sarà in grado di spendere i soldi del ‘Pnrr’, la prima colpa sarà dei territori siciliani (enti locali e di ricerca, imprese e cittadini) che non si coalizzano e attrezzano per partecipare ai tanti bandi di questi giorni che danno soldi, in totale 2 miliardi e 469 milioni, a chi ha idee e vuole costruire il proprio futuro senza per forza attendere che siano gli enti pubblici a farlo”. 

Ma secondo l’Ance il Governo Draghi sta aiutando la Sicilia? Dove? Quando, Come?

Ecco il ragionamento dell’Ance Sicilia. L’incidente della nave “Ever Given” nel Canale di Suez, il blocco per mesi dei principali porti cinesi causa Covid, l’impennata dei noli di container, il caro-materie prime e la carenza di semiconduttori hanno evidenziato la non più sostenibilità dell’attuale sistema mondiale di trasporti e logistica e hanno imposto una rapida rivoluzione della geopolitica per ridurre i tempi e i costi di trasporto da Usa e Asia verso i mercati di consumo europei. La nuova strategia commerciale, tracciata dai principali operatori economici internazionali e confermata dai Grandi della Terra nell’ambito del G20 e della Cop26, prevede il graduale spostamento delle produzioni verso quei Paesi a maggiore stabilità politica del Nord-Africa e il rapido trasferimento in Europa di energia pulita, idrogeno e merci prodotti in quelle aree. “Perché ciò sia possibile – dice Santo Cutrone – le potenze mondiali hanno bisogno che Sud Italia e Sicilia non siano più le ultime province dell’impero condannate a isolamento e sottosviluppo, ma siano al più presto attrezzate per svilupparsi a livello endogeno e diventare il fulcro logistico ed economico di questa nuova strategia che sarà ratificata nella prossima riorganizzazione della World Trade Organization così come mediata dal premier Mario Draghi”.

Cari amici dell’Ance Sicilia: non ve l’hanno detto che i fondi per i porti italiani a valere sui fondi del Pnrr andranno quasi tutti ai porti del Nord Italia? 

Da parte sua, l’Ue ha già provveduto cofinanziando i nuovi cavidotti e gasdotti sottomarini tra Africa e Sicilia e insistendo con l’Italia affinché attrezzi i porti della Sicilia meridionale e della Calabria e completi il corridoio Ten-T, incluso il Ponte sullo Stretto di Messina. Il potenziamento dei porti è già avviato, sul Ponte prevalgono ancora le ideologie. “Frattanto – sottolinea il presidente di Ance Sicilia – nel complesso quadro di investimenti strutturali per la trasformazione dei nostri territori, tracciato dalla Commissione Ue e dal governo nazionale, l’Ance nazionale calcola nello studio ‘Locomotiva Sud’ che sono a disposizione del Mezzogiorno per la prima volta 121 miliardi di euro: 44,8 miliardi nelle 6 missioni del ‘Pnrr’, 24,2 miliardi di risorse territorializzate del ‘Pnrr’, 6 miliardi tra vecchio Por e React-EU, 16 miliardi dai nuovi fondi strutturali Ue 2021-2027, 13,6 miliardi dal Fsc e 16 miliardi di fondi nazionali con il ‘Pnrr’. La componente delle infrastrutture è sì importante, ma marginale: per la Sicilia, ad esempio, nel ‘Pnrr’ ci sono appena 5,1 miliardi di risorse territorializzate, cioè la stessa cifra che ci trasciniamo da dieci anni per le medesime opere progettate, finanziate e mai appaltate”. Ciò che, invece, vale di più nel “Pnrr” e negli altri Programmi Ue attivati, è quel famoso “40% per il Sud” offerto ai singoli territori affinché autodeterminino il proprio futuro. Già con la prima tranche di 25 miliardi del ‘Pnrr’ erogata da Bruxelles, i bracci operativi della Presidenza del Consiglio e dei nuovi ministeri hanno messo a bando tutti gli strumenti necessari affinché i territori nel loro complesso abbiano la capacità di sviluppare le loro potenzialità: sono quei 29 obiettivi raggiunti su 51 di cui ha parlato il premier al termine dell’ultima Cabina di regia”.

Su un punto l’Ance Sicilia ha ragione: la gestione economica dell’attuale Governo siciliano è fallimentare 

Ma, mentre le altre aree del Sud stanno rispondendo, quelle della Sicilia languono. Ad esempio, l’analisi del centro studi Srm di Napoli evidenzia che al Sud il 70% di imprese è pronto a investire in innovazione per cogliere le opportunità del “Pnrr”, percentuale che invece in Sicilia non arriva al 50%. “La prima mossa – osserva Cutrone – è stata quella del Ministero per il Sud di finanziare con 9 milioni di euro i ‘dottorati comunali triennali’: comunità delle aree interne che si mettono insieme e incaricano un ricercatore di elaborare la strategia di sviluppo di quel territorio. Su 40 progetti approvati, solo tre sono arrivati dalla Sicilia. La seconda mossa è in corso, cioè il bando da 350 milioni per creare gli ‘Ecosistemi dell’innovazione nel Mezzogiorno’: centri di ricerca che entro il 12 novembre, con gli attori del territorio, possono candidarsi per recuperare siti dismessi e trasformarli in hub dell’innovazione a servizio delle imprese. L’obiettivo è di crearne 4 al Sud. Risulta che Campania, Puglia e Basilicata si siano già mosse, non ci sono ancora segnali dalla Sicilia. E ancora (dal Turismo, dal Mite e dalla Transizione digitale) i sistemi per monitorare i flussi turistici locali per il Digital Tourist Hub, realizzare impianti di trattamento dei rifiuti differenziati (270 milioni), dei fanghi di acque reflue (270 milioni), dei Raee (90 milioni), della carta (90 milioni), della frazione tessile (90 milioni), della plastica (90 milioni); meccanizzare la raccolta dei rifiuti (360 milioni), ottenere l’efficienza energetica dei porti (270 milioni), creare progetti pilota di digitalizzazione della mobilità urbana nelle città metropolitane, digitalizzare e internazionalizzare le imprese del Sud (480 milioni con Simest). E tanti altri bandi sono in arrivo, come la trasformazione delle farmacie rurali in centri di prima istanza sanitaria nelle aree interne (100 milioni)”. “In totale – conclude Santo Cutrone – sommano 2 miliardi e 469 milioni. In tutto questo, i territori siciliani che fanno? Battano un colpo!”.

Non solo la Sicilia è adagiata sul Reddito di cittadinanza, come denuncia giustamente l’Ance. Ma la politica siciliana al gran completo continua a inseguire il precariato per mere questioni elettorali. Con il sostegno di alcuni sindacati. Emblematico il caso dei precari ASU 

Il comunicato dell’Ance Sicilia pone questioni importanti, ma dimentica alcuni passaggi altrettanto importanti. Che ci sia un problema nell’attuale Governo regionale non ci sono dubbi. Ma che ci siano questioni sulle quali lo Stato è responsabile verso il Sud e la Sicilia è altrettanto vero. L’Ance Sicilia dà numeri  con riferimento ai fondi del Pnrr disponibili – che non hanno alcuna attinenza con la realtà del Sud e della Sicilia. La scelta del Governo nazionale – probabilmente in applicazione, così vogliamo sperare, di indicazioni arrivate dell’Unione europea – di mettere a bando i fondi del Pnrr è ipocrisia allo stato puto, perché a Roma sanno perfettamente che le pubbliche amministrazioni del Sud e della Sicilia, tranne casi rari, non sono nelle condizioni di partecipare a questi bandi. Il primo esempio lo abbiamo visto con i progetti per l’irrigazione in Sicilia, a valere sui fondi del Pnrr, che sono stati ‘bocciati’: e così sarà per altri progetti. Mettere a bando i fondi del Pnrr significa favorire le regioni del Nord. Ance Sicilia ha ragione ha denunciare l’attaccamento al Reddito di cittadinanza della politica siciliana. Noi diciamo di più: attaccamento al precariato utilizzato in chiave elettorale. Non è un caso che, in questi giorni, in Sicilia, tra i temi ‘politici scottanti’ ci sia il caso dei circa 5 mila precari Asu rimasti senza stabilizzazione per i quali si stanno mobilitando non soltanto i politici, ma anche organizzazioni sindacali. la Sicilia e il Sud non sono in grano di intercettare i fondi dei bandi perché le pubbliche amministrazioni sono piene di personale raccogliticcio, frutto del precariato. Tant’è vero che si parla di rafforzare l’area progettuale delle pubbliche amministrazioni di Sud e Sicilia con soggetti esterni, perché la politica meridionale e siciliana considera la pubblica amministrazione una ‘riserva di caccia’ per acciuffare voti, non uno strumento per pianificare lo sviluppo.

Se i fondi del Pnrr sono aiuti perché metterli a bando, sapendo che le pubbliche amministrazioni del Sud e della Sicilia sarebbero state penalizzate? Non sarebbe stato più corretto ripartire questi fondi tra le Regioni italiane senza ricorrere ai bandi?

Poi c’è un’altra questione che riguarda la Sicilia (delle altre Regioni del Sud non sappiamo). In questo momento la Regione siciliana e i Comuni della nostra Isola se, da un lato, hanno teoricamente grandi disponibilità finanziarie per i progetti a valere su varie linee di finanziamento (non c’è solo la linea del Pnrr, come segnala la stessa Ance Sicilia), dall’altro lato non hanno i fondi per la normale amministrazione, ovvero per assicurare i servizi essenziali ai cittadini. E di questo – tranne rari casi di Comuni dell’Isola amministrati male – è responsabile lo Stato, che dal 2014 ad oggi ha svuotato le ‘casse’ della Regione e dei Comuni (le ex Province, in Sicilia, ormai pagano solo gli stipendi non perché hanno scelto così, ma perché sono state definanziate dallo Stato). Se la regione e i Comuni sono in terna emergenza finanziaria perché non riescono ad avere i fondi per l’ordinaria amministrazione non avranno mai il tempo per organizzare, anche con soggetti esterni, un adeguato servizio per la progettazione. Ribadiamo: tutto questo lo Stato lo sa perfettamente ed è per questo che mettere a bando i fondi del Pnrr è stato solo un mezzo per fregare, ancora una volta, il Sud e la Sicilia. Chiediamo all’Ance Sicilia: se sono ‘aiuti’ per far ripartire l’economia dopo la stagione del Covid (che per altro non è affatto finita) he bisogno c’è di mettere a bando questi fondi? Non sarebbe stato più corretto ripartirli a seconda delle condizioni economiche e strutturali di ogni Regione e poi assegnarli, invece di ricorrere al solito metodo demenziale del liberismo economico?

Foto tratta da SiciliaNews24

 

 

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