Andrea Piazza nella Dc di Totò Cuffaro: “Lavorare tutti insieme per una Sicilia economicamente indipendente”

22 ottobre 2021
  • Andrea Piazza, avvocato, fratello di Emanuele Piazza, il poliziotto scomparso misteriosamente nel 1990, è noto per il suo impegno nell’antimafia concreta. In questa intervista racconta perché ha scelto di fare politica con l’ex presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro 
  •  “Mio fratello Emanuele e Totò Cuffaro erano amici e certamente questo è stato un elemento importante nella mia valutazione”
  • “La verità giudiziaria ha dei limiti insanabili, quando il processo è indiziario, non basato dunque su reati confessati, è discrezionale”
  • “Dovremmo lavorare, tutti insieme, per una Sicilia economicamente indipendente”

di Antonello Sferrazza

Andrea Piazza, avvocato, fratello di Emanuele Piazza, il poliziotto scomparso misteriosamente nel 1990, è noto per il suo impegno nell’antimafia concreta. In questa intervista racconta perché ha scelto di fare politica con l’ez presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro  

Un colpo da maestro. Né il primo, né l’ultimo, si può starne certi. Salvatore ‘Totò’ Cuffaro, punta in alto per la delega dell’Antimafia della sua rinata Democrazia Cristiana, e fa centro affidandola ad un nome al di sopra di ogni sospetto: Andrea Piazza. Nome che, a Palermo e dintorni, evoca una stagione dolorosa ma anche l’antimafia, quella vera. Avvocato nella vita, è fratello di Emanuele, poliziotto e collaboratore del Sisde scomparso nel Marzo del 1990, il cui omicidio rientra tra i misteri degli anni più misteriosi d’Italia. Ad Andrea Piazza si rivolgono tutti i giornalisti che arrivano a Palermo in cerca di qualche verità sugli anni delle stragi. Ad Emanuele, ferita insanabile, il fratello Andrea ha dedicato anni di impegno nel tentativo di fare luce su un episodio tanto doloroso quanto oscuro. Con coraggio e determinazione quando questi non erano di moda. Con tanto di nomi e cognomi altisonanti, a volte andati in onda, a volte no.
La sua nomina nella Dc di Cuffaro – dove è stato chiamato ad occuparsi di legalità – ha, come era prevedibile, fatto storcere il naso a qualcuno, almeno in certi ambienti. La cosa non lo scompone, proprio no, anzi. Lo incontriamo per parlare di questa suo nuova avventura. Ci troviamo dinnanzi un uomo con la faccia pulita, quasi da ragazzino, anche se un po’ imbiancato. Eccolo, Andrea Piazza, che abbassa gli occhi, tristi e arrossati, quando parla del fratello. Ma che si illumina quando si parla di un futuro diverso per la Sicilia.

Avvocato Piazza, c’ è stata giustizia per l’omicidio di suo fratello?

“Sul fronte degli esecutori materiali, possiamo dire di sì. Sul fronte istituzionale e dei mandanti, assolutamente no. Restano occulti, come in tutti i casi simili, come nelle stragi, come negli omicidi eccellenti. Anche nel caso di mio fratello, poi, c’ è stato il depistaggio di Stato che è una componente strutturale di tutti questi avvenimenti. La dinamica è la stessa per tutti i fatti di quegli anni”.

Negli ultimi anni si è impegnato con alcuni movimenti politici. Oggi si presenta con un partito vero e proprio, come la rinata DC voluta da Totò Cuffaro. Dall’antimafia alla politica il passo è breve?

“Lo è se si concepisce l’antimafia come pratica non come predica, l’antimafia come coinvolgimento sociale. Mi ha sempre attirato la politica vista come possibilità di riscatto per la nostra Sicilia”.

“Mio fratello Emanuele e Totò Cuffaro erano amici e certamente questo è stato un elemento importante nella mia valutazione”

Prima di parlare delle sue esperienze passate e delle sue idee sulla rinascita siciliana, prendiamo il toro per le corna. Lei sa certamente che la sua nomina quale responsabile regionale con delega all’antimafia nella Dc di Totò Cuffaro non è andata molto a genio in certi ambienti di una certa antimafia…

“Sì, certo che lo so. Negli ambienti dell’antimafia giustizialista, che non ho mai apprezzato. Premetto che io conosco Cuffaro da anni, non gli ho mai chiesto nulla, ma non è una nuova conoscenza per me. Aggiungo che Emanuele e Totò Cuffaro erano amici e certamente questo è stato un elemento importante nella mia valutazione. Sono contento di essere nella sua squadra e se certi ambienti di certa antimafia hanno storto il naso, vuol dire che ho scelto bene. La mia è una scelta libera e volontaria, so bene che viviamo in una città spaccata su certe tematiche. C’è una netta contrapposizione, non c’è un interesse reale a trovare una convergenza basata su fatti oggettivi per portare avanti quelli che dovrebbero essere fini comuni. Tutti si basano sulla discriminazione personale come elemento
caratterizzante. Non si valutano i comportamenti concreti, né le finalità concrete di quei comportamenti, ma si squalificano le persone solo in base a chi collabora con chi”.

Vero è che in Sicilia c’è stata e c’è un antimafia malata. Ma Cuffaro è pur sempre un condannato. O no?

“Sì, certo e le sentenze si rispettano, se c’è una sentenza vuol dire che c’è stato un fatto. Ma al contempo, da avvocato so che il nostro sistema giudiziario è condizionabile da componenti personalistiche, che può mancare la terzietà e l’imparzialità che dovrebbe guidare ogni decisione”.

“La verità giudiziaria ha dei limiti insanabili, quando il processo è indiziario, non basato dunque su reati confessati, è discrezionale”

E’ convinto che quello di Cuffaro sia stato più un caso politico che giudiziario?

“In tutti gli ambiti in cui ci sono coinvolti politici, può esserci una contaminazione valutativa. Come il parere di un avvocato, si esercita una scelta a favore o contro privilegiando il proprio modo di pensare e applicandolo al caso. La verità giudiziaria ha dei limiti insanabili, quando il processo è indiziario, non basato dunque su reati confessati, è discrezionale. Insomma, non è certo una scoperta che il nostro sistema giudiziario può subire contaminazioni varie”.

No, non lo è. Lo sanno pure coloro i quali la criticano?

“Certo, ma anche questo rientra nel problema cui accennavo prima, quelle divisioni che impediscono di raggiungere qualsiasi fine. So che la mia è una strada controcorrente, ma è proprio andando controcorrente che si può stimolare il cambiamento. Io, poi, credo nell’uomo, nell’uomo che può migliorare sempre e questo vale anche per Cuffaro. Che un suo conto lo ha comunque pagato”.

Come vede Cuffaro in questa nuova fase della sua vita?

“E’ un uomo temuto, perché ha capacità politiche e consenso. Vedo odiatori seriali che si ammantano di legalità per raggiungere i propri fini, raramente legati al bene comune. Non vedo un Cuffaro contro tutti, ma tutti contro Cuffaro”.

Lei, prima di questa recentissima nomina, si era impegnato con Italexit. Cosa è successo?

“E ‘ successo che, dopo un impegno concreto e riscontrabile, qualcuno dal coordinamento regionale, ha espresso malumori senza però fatti oggettivi a sostegno. Non sono l’unico ad avere lasciato Italexit, con me anche componenti del gruppo dirigente come Paolo Franzella e Agostino Fascellaro”.

Qualcuno, forse, ha pensato che il gruppo di Palermo si stesse prendendo la scena?

“Non so che dire. Non ci sono, ripeto, motivi concreti, per la sfiducia che ci è stata mostrata. Anzi. Ci eravamo fatti promotori di manifestazioni importanti come ‘Giù le mani dalla Sicilia’, organizzata a Palermo, in piazza Indipendenza. Un appuntamento di cui ha
dato conto anche la Rai. Ci siamo impegnati in fatti concreti come il completamento dei lavori raddoppio del Ponte Corleone cui è eseguito anche un esposto penale. Ancora le vicende Amap, l’eliminazione dalle voci in bolletta dei costi della depurazione, costo preteso quando non c’è adempimento da parte dell’azienda. Abbiamo chiesto la pubblicazione della mappatura delle strade fognarie di Palermo perché ci sono strade che non hanno fognature, ma gli utenti pagano in bolletta sia fognatura, sia depurazione. Insomma, il principio è che non hai diritto a chiedere un pagamento, se non c’è servizio. Si tratta di ‘pizzo’ legalizzato, una imposizione inaccettabile. Insomma, temi concreti e non solo di natura movimentistica, se è vero che questi ultimi rischiano di essere sterili. Temi che comunque porterò avanti con il movimento ‘Forza Palermo’ di cui continuo a fare parte”.

Dovremmo lavorare, tutti insieme, per una Sicilia economicamente indipendente

Come si concilia tutto questo con la Dc di Cuffaro?

“Direi benissimo. La Dc, innanzitutto, nasce concettualmente per unire. Poi, il sicilianismo di Don Sturzo è una ricetta vincente se si vuole davvero rilanciare la Sicilia. Non possiamo più subire politiche imposte dall’Europa e da Roma che nulla hanno a che fare con le nostre vocazioni e le nostre potenzialità. In questo senso ero e resto un euro-critico. Dovremmo lavorare, tutti insieme, per una Sicilia economicamente indipendente. Antimafia significa anche aprire allo sviluppo, ma un modello di sviluppo scelto da noi e che vada a nostro vantaggio non a vantaggio delle multinazionali o da investitori che piombano per sfruttare la nostra Isola come fossimo una colonia”.

Quale sarà la sua prima battaglia in questo nuovo ruolo?

“Uno dei primi impegni sono i beni confiscati alla mafia che, attualmente, vengono acquisiti dallo Stato per poi perdere la loro capacità produttiva, con nessuna fiscalità di ritorno. Dovrebbero essere venduti, con vincolo di destinazione, a soggetti o associazioni con procedure agevolate di vendita. Sappiamo che in questo campo c’ è un’ opacità assoluta”.

Qualcuno dice che c’è il rischio che se li ricompri la mafia.

“A parte che lo Stato, prima di vendere, può fare i suoi accertamenti. Se, poi, dovesse succedere, si confiscano di nuovo. Un’altra cosa che mi sta a cuore, e sulla quale dovrò confrontarmi con Cuffaro, è il business del fotovaltaico. Il legislatore siciliano dovrebbe intervenire per rendere irreversibile la destinazione d’uso dei terreni, cosa che, al momento, può essere modificata dall’assessorato regionale all’Energia”.

Obiettivi impegnativi visti gli interessi in ballo in entrambi i settori…

“Antimafia concreta. Che potrebbe portare molti benefici ai siciliani se si mettesse da parte quel giustizialismo che tende a disgregare, che ci distrugge come società, rendendoci preda facile di conquiste esterne. Finora è stato così. Ma come detto, credo nel miglioramento degli esseri umani, e spero che si superino le divisioni per il bene della Sicilia”.

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