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Ita e Almaviva? Resteranno in piedi fino alle elezioni politiche del 2023. Poi… Nel mirino Ue anche Eni e Finmeccanica? /MATTINALE 499

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  • Chiusura di Almaviva? Non ci crediamo. Al massimo si andrà ad un ridimensionamento. I ‘casini’ esploderanno dopo le elezioni politiche del 2023 
  • Ita, la società che sta subentrando ad Alitalia, è una società dello Stato italiano. Licenziare i dipendenti di Almaviva prima delle elezioni politiche del 2023 sarebbe un autogol di grillini, PD, Lega, Forza Italia, Italia Viva e Liberi e Uguali. E, naturalmente, di Cgil, Cisl e Uil 
  • In ogni caso il futuro del trasporto aereo italiano è segnato: Ita scomparirà dopo le elezioni politiche del 2023 e il settore finirà in mani straniere. Così ha già deciso l’Unione europea. A meno che la pandemia continui e distrugga la Ue: allora cambierebbe tutto 
  • Ricordiamoci che il ‘bottino’ della Ue non prevede solo il passaggio dei cieli italiani in mani estere, ma anche la fine dell’Eni e di Finmeccanica ‘sfuggite’ alle privatizzazioni dei primi anni ’90 

Chiusura di Almaviva? Non ci crediamo. Al massimo si andrà ad un ridimensionamento. I ‘casini’ esploderanno dopo le elezioni politiche del 2023 

A Palermo, nella vicenda Ita-Almaviva, si sta consumando un grande equivoco. E’ evidente che non c’è una precisa informazione su quanto sta avvenendo in Alitalia, dove è in corso un parziale ma sostanziale processo di smobilitazione. In parole crude: pensare che la società che dovrebbe subentrare ad Alitalia a partire dal prossimo 15 Ottobre – il riferimento è a Ita – possa garantire i lavoratori di Almaviva non è molto realistico: al massimo, potrebbe farlo fino al 2023, poi… Ita sta subentrando ad Alitalia tra mille polemiche, riducendo la flotta degli aerei e tagliando sul personale e sulle retribuzioni dello stesso personale. Per essere ancora più chiari: non solo Ita non assumerà tutti i lavoratori che fino ad oggi hanno lavorato per Alitalia, ma pagherà meno i lavoratori che verranno confermati. I sindacati sostengono che le buste paghe saranno inferiori del 40% rispetto al contratto di settore di Alitalia! Tra l’altro, il piano industriale di Ita prevede assunzioni a chiamate e senza contratto collettivo. I lavoratori di Almaviva di Palermo, che oggi scenderanno in piazza, fanno bene a ricordare che per venti anni hanno lavorato per Alitalia rispondendo alle telefonate degli utenti. Ma è bene che sappiano che Ita non sta lavorando in difesa dei lavoratori: tant’è vero che c’è uno scontro con i sindacati.

Ita, la società che sta subentrando ad Alitalia, è una società dello Stato italiano. Licenziare i dipendenti di Almaviva prima delle elezioni politiche del 2023 sarebbe un autogol di grillini, PD, Lega, Forza Italia, Italia Viva e Liberi e Uguali. E, naturalmente, di Cgil, Cisl e Uil 

E’ bene che i lavoratori di Almaviva sappiano che dietro l’operazione Ita – che peraltro nasce zoppicante e, a nostro avviso, non farà molta strada – c’è il Governo di Mario Draghi. Ed è bene che sappiano, i lavoratori di Almaviva, che Ita non è una società privata, ma una società dello Stato italiano. Quindi se perderanno il posto di lavoro, la responsabilità sarà dell’attuale Governo italiano di Mario Draghi e dei partiti che lo sostengono: Movimento 5 Stelle, PD, Lega, Forza Italia, Italia Vica e Liberi e Uguali. Il fatto che alcuni partiti politici, in queste ore, difendano i lavoratori di Alitalia è solo una presa in giro: perché i partiti che dicono di difendere i lavoratori sono gli stessi partiti che, in Parlamento, sostengono il Governo Draghi che sta ‘pilotando’ l’operazione Ita. Quello che ora diremo non piacerà ai lavoratori di Almaviva di Palermo e della Sicilia: ma noi quello che pensiamo siamo abituati a scriverlo. Non è vero che il Governo Draghi, con l’operazione Ita, consentirà all’Italia di mantenere una propria compagnia aerea di bandiera. L’Unione europea ha già deciso che il settore dei voli aerei italiani – che è uno dei più ambiti del mondo, perché l’Italia è uno dei Paesi turistici più importanti del mondo – deve andare a un gruppo straniero, un po’ come sta avvenendo con le grandi squadre di calcio italiane. Ita è solo un momento di passaggio, prima che la gestione dei voli italiani passi in mani straniere. Questo, con molta probabilità, avverrà nel 2023, dopo le elezioni politiche italiane. 

In ogni caso il futuro del trasporto aereo italiano è segnato: Ita scomparirà dopo le elezioni politiche del 2023 e il settore finirà in mani straniere. Così ha già deciso l’Unione europea. A meno che la pandemia continui e distrugga la Ue: allora cambierebbe tutto 

Ciò significa che è molto difficile che i lavoratori di Almaviva perderanno il posto di lavoro prima del 2023. Attenzione: potrebbe anche avvenire, ma sarebbe un autogol per i partiti che sostengono il Governo Draghi. E’ molto più probabile – che poi è quello che sta avvenendo in questi giorni – che Cgil, Cisl e Uil e i partiti che sostengono il Governo Draghi diano vita a una recita a soggetto, facendo credere ai lavoratori di Almaviva che la situazione è critica e che loro si stanno battendo per salvargli il posto di lavoro. In realtà, sono solo interessati ai loro voti per le elezioni comunali di Palermo del prossimo anno, per le elezioni regionali siciliane sempre del prossimo anno e per le elezioni politiche del 2023. Poi, attenzione: siccome Ita è stata creata per risparmiare su tutto, non è da escludere la possibilità di mettere in fuori gioco Almaviva: a noi sembra improbabile prima delle comunali di Palermo, delle elezioni regionali e delle elezioni politiche del 2023; ci sembra più probabile – questo sì – un ridimensionamento: una riduzione del personale e una riduzione delle retribuzioni. Magari con la faccia tosta he hanno diranno ai lavoratori: “Via, fate qualche sacrificio per salvare il posto di lavoro…”. Ciò posto, il destino di Ita nasce segnato. Ribadiamo: il trasporto aereo italiano è un grande affare che finirà nelle mani straniere, magari di un anonimo fondo di investimento: come i fondi di investimento che, ormai da anni, arrivano in Italia, si prendono le aziende che vanno bene e fanno utili e poi, dopo qualche anno, se ne vanno in Romania o in Polonia perché lì pagano meno i lavoratori e fanno più utili. Si chiamano delocalizzazioni. Ormai si ragiona così. C’è la possibilità che il progetto della Ue di togliere all’Italia il trasporto aereo vada in fumo? Sì: ci vorrebbero altri due o tre anni di pandemia, a base di sostanziose varianti del virus che avrebbero il potere di distruggere l’Unione europea. Non è una possibilità da escludere.

Ricordiamoci che il ‘bottino’ della Ue non prevede solo il passaggio dei cieli italiani in mani estere, ma anche la fine dell’Eni e di Finmeccanica ‘sfuggite’ alle privatizzazioni dei primi anni ’90 

Quello che ci dovremmo chiedere è come mai un Paese turistico come l’Italia – uncico al mondo per la presenza di testimonianza culturali (beni monumentali, musei, beni archeologici e via continuando) non riesca a tenere in attivo una compagna aerea di bandiera. E’ evidente che la crisi è creata apposta per cedere il servizio a soggetti esteri: solo un cretino non arriva a queste ovvie conclusioni! Tra l’altro, per sputtanare Alitalia stanno utilizzando uno schema che andava bene negli anni ’80 e e negli anni ’90 del secolo passato, quando nella compagnia di bandiera cerano sprechi che venivano pagati dal Sud Italia e dalla Sicilia con collegamenti carenti e costosi per gli utenti meridionali e siciliani. Da oltre 15 anni in Alitalia non ci sono più sprechi, ma solo risparmi. Chi dice il contrario racconta cose non vere. Ribadiamo e concludiamo: in Italia si è tornati a respirare un’aria da Britannia, cioè da primi anni ’90 quando, grazie a Tangentopoli, è stata falciata una classe politica e dirigente che non avrebbe mai consentito la fine dell’Iri e l’ingresso dell’Italia nell’euro a condizioni monetarie ed economiche capestro. Alitalia è solo la prima parte del ‘bottino’, poi toccherà all’Eni e a Finmeccanica, due realtà sfuggite alle privatizzazioni dei primi anni ’90. Il resto sono chiacchiere.

Foto tratta da Focus Sicilia

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