Sul Titanic

La nostra previsione di due anni fa si sta avverando: la Sicilia è destinata ad essere governata dalla Lega/ SERALE

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  • Questo avverrà non perché i Siciliani sono impazziti e sono diventati tutti leghisti, ma perché la Lega di Salvini è riuscita ad accreditarsi come alternativa alla vecchia politica siciliana di centrosinistra e di centrodestra per governare l’Isola 
  • Il nostro articolo dell’Aprile di due anni fa
  • La vecchia politica siciliana ha sottovalutato Salvini
  • Perché il Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale ha la possibilità di recuperare e di affermarsi nel Sud
  • Il grande lavoro di Franco Calderone in Sicilia. Mentre tra i moderati la novità è rappresentata dalla nuova Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro

Questo avverrà non perché i Siciliani sono impazziti e sono diventati tutti leghisti, ma perché la Lega di Salvini è riuscita ad accreditarsi come alternativa alla vecchia politica siciliana di centrosinistra e di centrodestra per governare l’Isola 

L’abbiamo scritto nell’Aprile del 2019: senza un nuovo soggetto politico in grado di rappresentare gli interessi del Sud e della Sicilia, gli elettori del Sud e della Sicilia si orienteranno sulla Lega di Matteo Salvini. Nel Sud questo processo va a rilento per merito soprattutto dei napoletani. Che piaccia o no, Napoli resta la ‘Capitale’ di tutto il Sud Italia e quando, su fatti culturali che riguardano il Sud, Napoli si mette di traverso, buona parte del Sud lo segue. Non è così in Sicilia, terra che ha una propria storia. Non che Napoli non abbia rapporti con la Sicilia (nei quartieri popolari di Palermo la canzone napoletana è conosciutissima e molti palermitani di tali quartieri parlano il napoletano), ma la politica, in Sicilia, segue altre strade. I Siciliani si sono rotti le scatole del centrodestra e del centrosinistra e siccome si fa fatica a dare vita a un soggetto politico sicilianista e, perché no?, indipendentista in grado di penetrare nel cuore del popolo siciliano, si crea automaticamente un vuoto politico che, per ora, viene riempito dalla Lega. Non a caso il segretario nazionale della Lega, Salvini, oggi a Palermo, ha rivendicato il candidato alla presidenza della Regione, di fatto mettendo in fuori gioco il presidente attuale, Nello Musumeci, in questo momento in grande crisi per via della sottovalutazione del dramma incendi. 

Il nostro articolo dell’Aprile di due anni fa

Poiché la citazione di se stessi non è plagio, riprendiamo alcuni passi dell’articolo che abbiamo scritto nell’Aprile del 2019. “Chi ha un po’ di ‘naso’ si sarà accorto che, da qualche tempo a questa parte, nel Mezzogiorno d’Italia, spuntano qua e là ‘tromboni’ della vecchia politica – soprattutto dalle parti del centrodestra – che si presentano come alfieri di una rinascita del Sud. In Sicilia, ad esempio, si presentano come ‘sicilianisti’. La presenza di questi soggetti – che non hanno alcuna credibilità – è però la spia di una grande voglia, da parte della gente del Sud, di un partito del Sud. Chi con grande intuito politico ha capito quello che sta succedendo nel Sud è il ‘capo’ della Lega, Matteo Salvini, che quando può si catapulta nel Sud per fare proseliti (non a caso oggi è in Sicilia, per la precisione a Corleone, dove celebrerà alla sua maniera il 25 aprile). Quello di Salvini è un modo di fare spregiudicato. Ha capito che nel Sud c’è un vuoto politico e sta provando a coprirlo. Non senza abilità. Se ci fate caso, da qualche settimana le ‘sirene’ dei presidenti delle Regioni Lombardia e Veneto (si tratta dei leghisti Attilio Fontana e Luca Zaia) sono spente. Di ‘autonomia differenziata’ se ne parla poco, o non se ne parla affatto. Abbiamo più volte illustrato che, con la ‘autonomia differenziata’, le Regioni del Centro Nord Italia scipperanno circa 190 miliardi di euro alle Regioni del Sud. E’ un fatto oggettivo, ma Salvini e i suoi sono riusciti a convincere tanti meridionali che le cose non stanno così”. 

La vecchia politica siciliana ha sottovalutato Salvini

“L’errore che si sta commettendo – stiamo citando sempre il nostro articolo di poco più di due anni fa – è quello di sottovalutare Salvini. Dietro i suoi toni sbrigativi, da ‘uomo d’ordine’, c’è un attento gruppo di lavoro che sta mettendo a punto una strategia politica che, tra le tante cose, punta anche ‘ragionare’ sull’euro e a mettere in discussione alcuni dei ‘crismi’ dell’attuale Unione europea. Non sappiamo come finirà questa storia che, comunque, dipende dal risultato elettorale che otterranno, alle elezioni europee, le forze politiche chiamate con dispregio “populiste” (mentre i mantenuti dal finanziare speculatore Soros – quello della speculazione contro la lira nel 1992 – sono definiti ‘europeisti’ e forse anche di sinistra…). Ma sappiamo, invece, qual è, pressappoco, il ragionamento che Salvini e i suoi fanno a chi, nel Sud, li segue e, soprattutto, perché ‘sto ragionamento sta funzionando. Questo, pressappoco, il ragionamento: noi leghisti vi diamo qualcosa che voi meridionali non avete: la copertura di un partito. Organizzatevi tra di voi. State lontani dalla vecchia politica e raggiungerete presto i risultati raggiunti da Lombardia e Veneto. La cosa incredibile è che, in questo messaggio semplice, anche la citata ‘autonomia differenziata’ – che è un ladrocinio contro il Sud – viene presentata come un passaggio ‘necessario’. Della serie: quando vi sarete liberati della zavorra della vecchia politica anche voi avrete la vostra ‘autonomia differenziata’. Questo messaggio politico sta avendo la meglio pure sui grillini che, in un anno di governo dell’Italia, si sono comportati esattamente come Berlusconi e il PD: prendendo per il culo il Sud. L’hanno fatto a Taranto, rimangiandosi la chiusura dell’inquinante acciaieria dell’ILVA; ‘hanno fatto nel Salento, rimangiandosi il “No” alla TAP; l’hanno fatto in Sicilia con i petrolieri che scorrazzano in mare e con l’abbandono dell’agricoltura. Spiace dirlo: ma oggi i grillini, nel Sud, sono poco credibili.  Resta la domanda: cosa bisogna fare per fermare la deriva leghista nel Sud? Ricetta semplice: un vero partito del Sud. Ma un partito del Sud, oggi, non c’è. Ci sono solo tante ‘monadi’ sparse per il Sud che oggi non riescono a trovare un momento di sintesi. Anche perché sono inquinate dai ‘volponi’ della vecchia politica che si travestono da ‘meridionalisti’: e questo è un problema serio! In Sicilia, ad esempio, c’è una bella tradizione autonomista e sicilianista: e lo si è visto dalla recente – riuscita – manifestazione del 737esimo anniversario della rivolta del Vespri (QUI UN NOSTRO ARTICOLO). Ma non c’è ancora la maturità politica – forse perché non c’è ancora un leader politico riconosciuto – in grado di coagulare tutte le ‘anime’ di questo movimento ancora troppo ‘magmatico’. E mentre il Sud, ancora una volta, si lascia trascinare dalle ‘correnti’ politiche nazionali – lo scorso anno i grillini, oggi i leghisti – assistiamo all’ennesima avventura politica che ci porterà chissà dove”.

Perché il Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale ha la possibilità di recuperare e di affermarsi nel Sud

La novità è arrivata con il Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale di Pino Aprile. Ma questa formazione politica, un po’ per timore di un flop, un po’ per inesperienza, ha temporeggiato troppo, non presentandosi alle elezioni regionali in Calabria e poi non presentarsi alle elezioni regionali in Puglia e in Campania. Però c’è la possibilità di recuperare. Il centrodestra, nel Sud, non è più credibile. Il centrosinistra governa Campania e Puglia grazie a un equivoco di fondo frutto dell’abilità dei rispettivi presidenti delle due Regioni Vincenzo De Luca (Campania) e Michele Emiliano (Puglia). Entrambi esponenti del PD, i due presidenti sono riusciti a far credere a chi li ha eletti che il PD avrebbe fatto anche gli interessi di Campania e Puglia. Ma i fatti stanno dimostrando il contrario. Sullo scippo del FEARS – i fondi agricoli rubati alle Regioni del Sud e alla Sicilia – le Regioni Campania e Puglia si sono adeguate; e, a parte qualche mezza sceneggiata, De Luca e Emiliano non stanno facendo alcunché contro lo scippo dei fondi del Pnrr. Ricordiamo che il 67% di questi fondi – stanziati dall’Unione europea per consentire all’Italia di fronteggiare la crisi economica provocata dalla pandemia – sarebbero dovuti andare a Sud e Sicilia: si sarebbe trattato di circa 130 miliardi di euro; invece, se andrà bene, a Sud e Sicilia andranno 30 miliardi di euro (sulla carta: a nostro avviso Sud e Sicilia non raggiungeranno mai questa cifra); mentre il grosso dei fondi finirà nelle tasche degli amici del Nord Italia, con la ‘benedizione’ del PD che, per contrastare la Lega, è diventato un partito più nordista e più leghista dei nordisti-leghisti. Insomma, anche se in ritardo il Movimento 2 Agosto, nel Sud, potrebbe recuperare, perché il PD, nel Sud, è destinato a scomparire.

Il grande lavoro di Franco Calderone in Sicilia. Mentre tra i moderati la novità è rappresentata dalla nuova Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro

E in Sicilia? Qui il Movimento 24 Agosto sta lavorando molto bene grazie a Franco Calderone; e, per la prima volta, alcuni movimenti sicilianisti e indipendentisti cominciano a capire che, da soli, non si va da nessuna parte. Lo schieramento sicilianista e indipendentista potrebbe essere la sorpresa delle prossime elezioni regionali. Ma non per vincere. Perché ormai la Sicilia è destinata a diventare un’enclave leghista. Non tanto perché i siciliani sono diventati leghisti, quanto perché centrosinistra e centrodestra nella versione classica non ci sono più. Nel centrosinistra siciliano i due candidati alla presidenza della Regione sembrano essere Claudio Fava e Leoluca Orlando, due politici che erano sulla breccia trent’anni fa. Questo schieramento politico non si è mai rinnovato e oggi ne paga le conseguenze. Non va meglio per il centrodestra siciliano di creazione berlusconiana. Forza Italia è in disarmo, Fratelli d’Italia si schiererà con la Lega, mentre gli ex democristiani ‘inciucioni’ (leggere i democristiani che si sono ‘infilati’ nel PD e in Forza Italia) sono destinati o a scomparire, o ad accodarsi senza pretese alla nuova Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro. Sembra incredibile, ma l’unica novità degna di nota dello schieramento politico moderato siciliano è rappresentata proprio dall’ex presidente della Regione che si è messo in testa di passare alla storia come il rifondatore della DC. Ci riuscirà? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che la Dc è nata in Sicilia e che potrebbe ripartire dalla Sicilia; e sappiamo, inoltre, che quella che i suoi avversari pensavano fosse una sua debolezza – l’impossibilità, per Cuffaro, di essere eletto dopo la condanna – è diventata invece la sua forza: perché senza ambizioni personali e di potere potrebbe fare breccia tra i giovani; e, soprattutto, prendersi gli elettori moderati del PD e almeno di una parte degli elettori del centrodestra. Non esageriamo se diciamo che la Dc di Cuffaro, alle prossime elezioni regionali, potrebbe attestarsi già all’8-10%.

 

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