Così il re “galantuomo” cambiò scuola e università ai napoletani “ignoranti” sostituendo docenti e libri di testo per schiavizzarli

19 giugno 2021
  • In effetti, i piemontesi avevano molto da insegnare, se è vero che mentre nel Sud si discettava di filosofia e letteratura e si costruivano ponti e strade, in Piemonte allevavano bovini con l’erba medica e mangiavano pane di segale e polenta…
  • Da Genova arriva la corruzione nella gestione della pubblica amministrazione meridionale 

In effetti, i piemontesi avevano molto da insegnare, se è vero che mentre nel Sud si discettava di filosofia e letteratura e si costruivano ponti e strade, in Piemonte allevavano bovini con l’erba medica e mangiavano pane di segale e polenta…

Mentre prosegue spietata, ma senza decisivi successi, la repressione sabauda contro gli insorti di tutto il Mezzogiorno, un’altra repressione più crudele, perché quasi nascosta e all’apparenza scarsamente valutata, continua nelle strutture sociali dell’ex regno. La madornale bugia escogitata dal Re “galantuomo” sull’ignoranza dei Napoletani, rei di averlo accolto e trattato secondo i giusti meriti, arriva ai logici provvedimenti desiderati dal nuovo governo. Così inizia una vera rivoluzione formale dell’istruzione pubblica che senza di fatto allargare la base scolastica, o rinnovare le materie insegnate, cambia la gran parte dei docenti, soprattutto all’università, per collocare persone gradite al regime in grado con le parole di operare nei meridionali quella trasformazione necessaria alla loro integrale schiavizzazione, come meglio si vedrà in seguito, con l’ausilio fondamentale dei sostituiti libri di testo totalmente scritti secondo tali nefande direttive piemontesi.

Da Genova arriva la corruzione nella gestione della pubblica amministrazione meridionale 

Ben si pensa di costruire qualche opera pubblica, dopo aver vituperato per anni i Borbone per la loro supposta carenza in tal senso, ma è casualmente significativo che il primo appalto riguardi 220 servizi igienici stradali in cui si rispecchia concretamente lo stato sabaudo, sia per l’opera realizzata che per il suo costo, esorbitante, che arricchisce oltre ogni decenza la ditta appaltatrice e parecchi funzionari corrotti. “Tutto fu Piemonte; Piemontesi a ogni sedia; anche a operai della darsena, a’ tabacchi, agli ospedali, alle ferrovie, a’ telegrafi; sino le nudrici de’ trovatelli venivano da Genova, forse perché reazionario il latte napoletano”. Magnificamente de’ Sivo dipinge i mutamenti in atto nell’amministrazione pubblica e privata del meridione.

Vincenzo Gulì Il saccheggio del Sud, Edizioni Campania Bella, pag. 231.

Foto tratta da Pannunzio Magazine

Articolo tratto da Regno delle Due Sicilie.eu

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