Sul Titanic

Cosa c’entrano i giornalisti con le errate informazioni sull’origine del virus responsabile della pandemia?

Condividi
  • A proposito dell’ironia che va in scena sulla rete dopo che la scienza ufficiale ha ‘scoperto’ che il virus è nato in laboratorio
  • Sbagliato attaccare i giornalisti sulla pessima gestione del Covid
  • Nei grandi mezzi d’informazione decidono gli editori e i direttori
  • L’ironia per la pessima gestione della pandemia andrebbe riservata alle multinazionali e alla scienza, là dove non sembra indifferente ai grandi interessi economici 

La grande informazione ha sbagliato a negare, per oltre un anno, l’origine in laboratorio del virus SARS-COV-2. Ma tale tesi è stata imposta dalla scienza ufficiale, che oggi, in alcuni casi, non è estranea ai grandi interessi economici. Il giornalismo ha responsabilità relative. E i giornalisti ne hanno ancora meno

La prima – e probabilmente non unica – giravolta sul Covid-19 si sta trasformando, sulla rete, in una mezza gogna per i giornalisti. Di che si tratta? Semplice. Fino a qualche settimana fa il virus responsabile della pandemia, il SARS-COV-2, era dato per naturale. Gli scienziati – in verità pochi e tra questi il premio Nobel per la Medicina Luc Montagner – che sostenevano che il virus responsabile della pandemia era di laboratorio venivano etichettati, nella migliore delle ipotesi, come “complottisti”, nella peggiore delle ipotesi come “ignoranti” o “rimbambiti”. Da qualche settimana è arrivato il contrordine: anche gli scienziati di regime si sono accorti che sì, forse, anzi quasi sicuramente il SARS-COV-2 è un virus di laboratorio. Passi l’ironia sui ‘virologi’ che hanno sempre negato l’origine di laboratorio del virus, ma non capiamo perché questa ironia sta colpendo anche i giornalisti. Ovviamente non parliamo del mondo dei giornali cartacei e della televisione, che nella realtà fanno ormai parte di un mondo a sé: parliamo della rete dove gli errori non vengono perdonati, anche perché le dichiarazioni scritte e in video, a meno che non vengano cancellate, rimangono a futura memoria, a gloria o disdoro. Così infuriano le pagine dei giornali che, per oltre un anno, hanno pubblicato articoli che negavano la tesi del virus di laboratorio e che, adesso, pubblicano la tesi esattamente opposta. Da qui l’ironia sui giornalisti.

Nei grandi mezzi d’informazione decidono gli editori e i direttori

La nostra non vuole essere una difesa di ufficio della categoria dei giornalisti. Ma a questi signori che ironizzano, soprattutto sulle grandi testate che oggi scrivono ciò che ieri negavano (ci riferiamo all’origine del virus responsabile della pandemia), va detto che, in questi giornali, sono veramente pochissimi i giornalisti che possono decidere, quando tutti scrivono che il SARS-COV-2 non è un virus di laboratorio – perché così è stato deciso dal potere (spesso a prescindere dalla scienza, come avviene tutt’ora in altri ambiti della gestione della pandemia) – che è invece un virus di laboratorio! Insomma, quello che cerchiamo di dire è che un conto è un giornalista che scrive sul proprio blog, mentre altra e ben diversa cosa sono le grandi testate. In queste ultime a decidere sono gli editori in stretto contatto con il direttore. Lo stesso discorso vale per le televisioni. 

L’ironia per la pessima gestione della pandemia andrebbe riservata alle multinazionali e alla scienza, là dove non sembra indifferente ai grandi interessi economici 

Il grande fascino della rete è la libertà: anche la libertà di ironia. Però i bersagli vanno scelti bene, evitando di generalizzare. L’informazione sulla gestione del Covid-19, che nell’Unione europea e non soltanto in Italia è stata ed è ancora disastrosa, non giustifica le accuse generalizzate al mondo del giornalismo. Piuttosto, chiediamoci il perché nessun grande mezzo d’informazione – ci riferiamo ai grandi mezzi d’informazione che, ancora oggi, magnificano la campagna vaccinale anti-Covid come una sorta di catartico elisir di lunga vita – non abbiano intervistato Luc Montagner, che già tra la fine di Marzo e i primi di Aprile dello scorso anno spiegava e ribadiva che il virus SARS-COV-2 è nato in laboratorio e che non ha nulla, ma proprio nulla di naturale! E se domani dovessero arrivare altre clamorose smentite sulla gestione del Covid (che a nostro avviso arriveranno, è solo questione di tempo) la responsabilità sarebbe sempre dei giornalisti? Le multinazionali – a cominciare dalle multinazionali farmaceutiche – non c’entrano nulla? Il caso dell’Idrossiclorochina prima ‘scomunicata’ e poi riammessa non dice niente? Viene il dubbio a chi ironizza sui giornalisti che la scienza, oggi, possa essere non indifferente ai grandi interessi economici?

 

Pubblicato da