Come il Sud Italia nel 1800 – allora si chiamava Regno delle Due Sicilie – diventò una delle economie più floride d’Europa

Come il Sud Italia nel 1800 – allora si chiamava Regno delle Due Sicilie – diventò una delle economie più floride d’Europa
3 maggio 2021
  • La nascita delle industrie, a cominciare dal tessile. A cui s aggiunsero la metal meccanica, l’industria enologica, la ferrovia Napoli-Salerno, la Società per l’illuminazione a gas (1841), la Società per la navigazione a vapore (1846)
  • L’economia rurale e l’economia civile

La nascita delle industrie, a cominciare dal tessile. A cui s aggiunsero la metal meccanica, l’industria enologica, la ferrovia Napoli-Salerno, la Società per l’illuminazione a gas (1841), la Società per la navigazione a vapore (1846)

Prime a sorgere furono le industrie tessili, con capitale a maggioranza straniera in un primo momento, quindi le iniziative locali. Seguirono le industrie chimiche per la produzione di materiali necessari alla realizzazione di tessuti ed infine vennero le industrie meccaniche e metallurgiche, per fornire macchinari e ricambi all’industria tessile ed alle altre industrie sorgenti. Intorno agli anni ’40 il Regno aveva raggiunto tutte le condizioni necessarie e sufficienti per far sorgere una forte industria metal meccanica, elemento che avrebbe annoverato il Regno delle Due Sicilie fra le potenze europee in espansione. Per attuare la sua politica, Ferdinando II fece sorgere varie società con compiti commerciali ed industriali. Sino a quell’epoca il regno aveva avuto esclusivamente società di assicurazioni con un capitale complessivo che non superava i 552.000 ducati. Ora, le nuove società disponevano da sole di un capitale pari a quello complessivo di tutte le vecchie compagnie di assicurazioni, formato da azioni di piccolo taglio: 50, 40, 30, 20 ducati l’una. Ciò permetteva il coinvolgimento societario a livelli sempre più estesi di azionariato che raggiungeva i ceti medi, abituandoli alla mentalità del rischio d’impresa. Nel biennio 1833 – 1834 queste società disponevano di un capitale di 5.000.000 di ducati e seppero dar vita a rami dell’industria sino ad allora sconosciuti. Sorsero la Società enologica, la Società industriale partenopea, la Compagnia Sebezia promotrice delle industrie nazionali, la Società per la ferrovia Napoli – Salerno (1837), la Società per l’illuminazione a gas (1841), la Società per la navigazione a vapore (1846).

L’economia rurale e l’economia civile

Accanto a queste società, sorte per fini di lucro, si svilupparono società governative, chiamate Società Economiche, allo scopo di promuovere con ogni mezzo la rinascita materiale del Regno. In ogni Comune vennero istituite delle Commissioni, formate dal sindaco e da due notabili, aventi, per il territorio del Comune, scopo identico a quello delle società economiche e, nel 1851, venne istituita la “Commissione di Statistica generale pe’ reali domini continentali” la cui attività consisteva nel condurre, con analisi, consigli e direttive, la politica economica del Paese, aiutata in questo compito dalle Giunte statistiche costituite in ogni provincia e circondario. Altra importante società governativa fu l’Istituto di Incoraggiamento che, in un primo momento, ebbe solo l’incarico di investigare per approfondire la conoscenza del suolo, delle naturali ricchezze e dell’economia del reame, al fine di giovare al progresso delle industrie, delle arti e delle scienze sperimentali. Successivamente l’Istituto venne diviso in due classi: quella per “l’economia rurale” e quella per “l’economia civile”. I premi concessi dall’istituto rappresentavano una valida raccomandazione del prodotto pubblico. In alcuni casi il governo mise a disposizione della nascente industria mano d’opera a buon mercato, attingendo ad elementi che manteneva in ospizi di beneficenza. Di fronte a simili incoraggiamenti, capitali e capitalisti, nazionali ed esteri, specie tedeschi, accorsero nel regno conducendo un personale tecnico e dirigente, di prim’ordine. Nel regno si vide un fiorire dell’industria che molti non credevano possibile.

Francesco Maurizio di Giovine La dinastia Borbonica, Ripostes edizioni, pag. 123, 124.

Articolo tratto da Regno delle Due Sicilie.eu

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