Il Governo Draghi e la manifestazione di Roma: se lavorare non è più un diritto, allora pagare le tasse non è più un dovere

Il Governo Draghi e la manifestazione di Roma: se lavorare non è più un diritto, allora pagare le tasse non è più un dovere
14 aprile 2021
  • Vietando la manifestazione di Roma il Governo di Mario Draghi ha gettato la maschera
  • “… il lockdown non cessa di operare come arma nelle mani dei dominanti nel nuovo conflitto di classe dall’alto…”
  • Una battaglia sacrosanta nel nome della Costituzione

di Diego Fusaro 

Vietando la manifestazione di Roma il Governo di Mario Draghi ha gettato la maschera

Se non altro ora il governo, vietando la manifestazione a Roma di “Io Apro”, ha davvero gettato la maschera. E ha reso visibile anche ai più scettici ciò che da tempo denunciamo: ossia che il governo italiano – con il Vis-Conte dimezzato prima, con l’euroinomane Draghi ora – non risponde al popolo italiano, ma ad altre agenzie; agenzie le quali, mettendo capo alle classi dominanti transnazionali, le quali appunto usano il governo italiano come un maggiordomo ossequioso e sempre sull’attenti, hanno tra i vari obiettivi anche la distruzione dei ceti medi e delle classi lavoratrici a colpi di atroci lockdown e di altre limitazioni anticostituzionali del diritto al lavoro. Se nella precedente manifestazione avevamo assistito alla repressione, in quella di Roma la protagonista è stata la negazione stessa del diritto di manifestare: perché, infatti, la manifestazione non è stata autorizzata da questo governo di guitti in livrea fucsia e bluette, alcuni dei quali peraltro, coprendosi ora di ridicolo, hanno creato il loro consenso sui “basta euro” tour e sulla propaganda contro l’Europa delle banche.

“… il lockdown non cessa di operare come arma nelle mani dei dominanti nel nuovo conflitto di classe dall’alto…”

Ebbene, per il governo dell’ex Goldman Sachs Mario Draghi i lavoratori e i ceti medi, i ristoratori e il popolo sofferente semplicemente non esistono: sono un branco di appestati e di untori, di negazionisti e di no mask, che debbono essere silenziati e all’occorrenza repressi se non si adeguano al nuovo ordine terapeutico e al nuovo impero iatrocratico. Le classi lavoratrici stanno subendo un’offensiva senza precedenti da parte del blocco oligarchico neoliberale, che agisce nell’ombra, usando come propri agenti i maggiordomi della politica, tanto le sinistre liberista fucsia quanto i patetici sovranisti di cartone delle ultraliberiste destre bluette. Dietro l’usuale narrazione medico-scientifica, il lockdown non cessa di operare come arma nelle mani dei dominanti nel nuovo conflitto di classe dall’alto. Serve essenzialmente a massacrare i ceti medi, distruggendoli e lasciando poi che a spolpare i loro cadaveri passino gli avvoltoi senz’anima della finanza, dell’ecommerce e delle multinazionali. Per sentirsi poi magari anche ridicolizzare e, insieme, rampognare da aedi dell’ordine dominante come – l’ha fatto veramente – Corradino Mineo.

Una battaglia sacrosanta nel nome della Costituzione

Pieno sostegno, dunque, a chi era in piazza a Roma: a loro diciamo che la loro battaglia è sacrosanta, perché è in nome della Costituzione e dei suoi princìpi, e che se lavorare non è più un diritto, allora pagare le tasse non è più un dovere. La lotta resta sempre quella tra Capitale e Lavoro, anche se dissimulata dietro la fittizia battaglia tra responsabili adoratori della scienza e appestati negazionisti untori. Farebbe ridere, se non facesse piangere, sentire l’epiteto di “dittatore” applicato disinvoltamente a Erdogan dall’ex Goldman Sachs Mario Draghi, che comanda senza mai essersi presentato alle elezioni e che, soprattutto, rappresenta l’interesse del capitale apolide, sradicato e sradicante contro il popolo italiano sotto assedio.

Foto tratta da Antimafia Duemila

 

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