Per cento anni l’Italia ha nascosto la verità sulla ‘Rivolta del Sette e mezzo’ di Palermo e della Sicilia

Per cento anni l’Italia ha nascosto la verità sulla ‘Rivolta del Sette e mezzo’ di Palermo e della Sicilia
3 aprile 2021
  • Solo nel 1966 sono stati pubblicati gli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla criminale repressione operata in Sicilia dai piemontesi durante e soprattutto dopo la ‘Rivolta del Sette e mezzo’

(Sulla “Rivolta del Sette e mezzo” in Sicilia)

Lo stesso Vittorio Emanuele II, quando fu informato dei fatti, addirittura scrisse di proprio pugno al capo del governo italiano un messaggio nel qual raccomandò di “non avere pietà per quella plebaglia”. Il messaggio era stato scritto in lingua francese, che era ancora la lingua più familiare al “re galantuomo” e ai suoi collaboratori. Le rappresaglie, anche contro la popolazione civile, furono tremende e senza regole. Le torture, le violenze, le fucilazioni arbitrarie, senza processi e senza verbali, si susseguirono ancora per molto tempo. I processi veri e propri furono pochi, in quanto al governo italiano premeva mantenere il silenzio su quella grande rivoluzione indipendentista che lo aveva sostanzialmente delegittimato e che dimostrava, ancora una volta, al mondo che i siciliani non avevano mai voluto né volevano che la Sicilia fosse ridotta al rango di “colonia di sfruttamento”. Ma la verità, seppure tra mille difficoltà, venne in un modo o nell’altro a galla: grazie alla stampa cattolica, grazie ad alcuni giornali, grazie alle astute pubblicazioni messe in circuito dall’abate Agostino Rotolo, grazie alle impreviste dichiarazioni e testimonianze che emergono, comunque, dagli atti parlamentari della specifica Commissione d’inchiesta che ha operato nel 1867, con grande precauzione ma anche con qualche momento di tolleranza e di rispetto delle regole; atti che sono stati pubblicati soltanto nel 1966, cioè dopo un secolo.

Rino Messina La Repressione postuma – Palermo 1866: una rivolta breve e il suo epilogo giudiziario, Istituto Poligrafico Europeo, pag. VI e VII della prefazione

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