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Palermo, 145 condannati per mafia percepivano il Reddito di cittadinanza. Com’è stato possibile?/ MATTINALE 506

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  • Lo hanno scoperto i magistrati della Procura della Repubblica di Palermo e la Guardia di Finanza
  • Ma i controlli dell’Inps come vengono effettuati?
  • Anche sulle anomalie nell’erogazione del Reddito di cittadinanza la Magistratura si sostituisce alla politica 
  • Nel Sud e in Sicilia il reddito di cittadinanza va rivisto 

     

Lo hanno scoperto i magistrati della Procura della Repubblica di Palermo e la Guardia di Finanza

La notizia di queste ore su condannati per mafia che hanno percepito il Reddito di cittadinanza ripropone, in tutta la sua complessità, la necessità di una rivisitazione di uno strumento giusto che è stato applicato nel momento sbagliato e, in alcuni casi, agevolando soggetti che non hanno alcun titolo per percepirlo. Cominciamo dalla notizia. La storia è il frutto della Guardia di Finanza di Palermo. E la città dove questa storia è venuta fuori è sempre Palermo. L’indagine è coordinata dalla Procura della Repubblica del capo luogo della Sicilia. “Tali soggetti – leggiamo su Blog Sicilia – sono stati denunciati con l’accusa dichiarazioni mendaci volte all’ottenimento del Reddito di cittadinanza e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche ed all’Inps, con cui la Finanza agisce in costante sinergia e collaborazione, per la revoca del sussidio ed il recupero del beneficio economico. Le ricerche hanno riguardato circa 1.400 soggetti, tra cui sono stati selezionati coloro che, a partire dall’anno 2009, hanno subito condanne definitive per il reato di associazione di tipo mafioso o per reati aggravati dal metodo mafioso, quindi per reati che impediscono di fruire del Reddito di cittadinanza”.

Ma i controlli dell’Inps come vengono effettuati? 

“Tali soggetti (a volte in prima persona, più spesso attraverso i propri familiari) – leggiamo sempre su Blog Sicilia – hanno chiesto ed ottenuto dall’Inps il beneficio economico del Reddito di cittadinanza, nascondendo l’esistenza di condanne ostative. Gli indagati o i familiari degli indagati hanno infatti subito condanne per i reati di associazione di tipo mafioso, oppure per reati aggravati dal metodo mafioso di tentato omicidio, estorsione, rapina, favoreggiamento, trasferimento fraudolento di beni, detenzione di armi, traffico di sostanze stupefacenti, illecita concorrenza con minaccia o violenza, scambio elettorale politico-mafioso. La Guardia di Finanza ha quantificato in circa 1 milione e 200 mila euro le somme percepite a partire dal 2019 dai nuclei familiari di cui fanno parte soggetti con condanne ostative al reddito di cittadinanza”. Viene da chiedersi: ma i controlli per l’erogazione del Reddito di cittadinanza – con riferimento all’Inps – non dovrebbero essere effettuati prima di erogare lo stesso Reddito di cittadinanza? Vogliamo solo capire: le imprese che non sono in regola con la certificazione antimafia e con il DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) non possono lavorare, mentre chi è condannato per mafia può percepire il Reddito di cittadinanza?

Stiamo lavorando per voi (continua)

Anche sulle anomalie nell’erogazione del Reddito di cittadinanza la Magistratura si sostituisce alla politica

Cominciamo col dire che l’attuale Governo di Mario Draghi ha ereditato dal passato esecutivo questa storia incredibile. Infatti, avrebbe dovuto essere il passato Governo, oltre all’Inps, a vigilare sull’assegnazione del Reddito di cittadinanza. E’ evidente che non c’è stato il coordinamento tra gli uffici che si occupano di un aspetto delicato e importante. Non siamo contrario al Reddito di cittadinanza, ma questo strumento deve essere gestito con oculatezza. E, soprattutto, dentro il perimetro della legalità e dell’efficienza economica. La scoperta fatta a Palermo – che non è esagerato definire incredibile – ci dice che nel capoluogo della Sicilia, ancora una volta, a ristabilire la legalità è la Magistratura in coordinamento con la Guardia di Finanza. Ancora una volta la politica ha fallito. Ora bisognerà capire se il Governo Draghi farà chiarezza sulle macroscopiche anomalie economiche e sociali che si riscontrano nella gestione di questo strumento.

Nel Sud e in Sicilia il reddito di cittadinanza va rivisto 

Il Reddito di cittadinanza ha un senso se fa incontrare domanda e offerta di lavoro. Il Reddito di cittadinanza non è un reddito a vita: vene erogato a chi non lavora in attesa di trovare una nuova occupazione. In tante, troppo aree del Sud Italia viene invece vissuto come una sorta di lasciapassare per il precariato e poi per la stabilizzazione nella pubblica amministrazione. Complice anche la solita politica di miserabili fatta di promesse e di illusioni. Fare lavorare i percettori del Reddito di cittadinanza nei Comuni, nel Sud e in Sicilia, significa alimentare l’illusione della trasformazione a vita di questo strumento, in attesa della stabilizzazione. Questo strumento, nel Sud e in Sicilia, va rivisto, sia perché ha già cagionato danni enormi al mercato del lavoro in agricoltura, sia perché alimenta illusioni, peraltro con costi elevatissimi per l’Italia (26 miliardi di euro ogni tre anni per circa 2,3 milioni di persone che lo percepiscono!).

 

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