Storia & Controstoria

Ma Savoia e garibaldini quanta gente hanno scannato in Sicilia dal 1860 al 1863?

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  • Ce lo chiediamo leggendo una sintesi di questi atti parlamentari scampati miracolosamente alla distruzione
  • Stragi ovunque: a Palermo, nelle campagne di Messina, ad Agrigento, a Santa Margherita Belìce, a Resuttano
  • Il 13 Marzo del 1861, a Mascalucia, si rinnova la strage di Bronte

Ce lo chiediamo leggendo una sintesi di questi atti parlamentari scampati miracolosamente alla distruzione

A Biancavilla, durante il governo del prodittatore Depretis, si segnala una piccola cronaca dei fatti, annotata in una lettera, letta nella Camera di Torino, negli atti della tornata di gennaio 1861, nella quale si raccontavano le imprese, di un certo Biondi patriota garibaldino che in pochi giorni, ebbe a commettere 27 omicidi, sopra i più agitati proprietari terrieri di quella cittadina, ancora fedeli al Re di Napoli, il rimanente dei quali, circa 50 persone, furono costretti ad indossare indumenti di villici per salvarsi la vita, dal furore di quella gente. A Trecastagni, a San Filippo D’Agira, a Castiglione e a Noto, ci sono state stragi di decine di siciliani fedeli alla casa di Borbone.

Stragi ovunque: a Palermo, nelle campagne di Messina, ad Agrigento, a Santa Margherita Belìce, a Resuttano

Un certo La Porta e Santi Meli di Ventimiglia, erano al comando di brigate fiancheggianti le camice rosse, conosciuti da molti Siciliani come feroci assassini: i quali con molti seguaci, in nome del re d’Italia, portavano seco la morte a tanti civili. A Palermo si temette una reazione, durante il protettorato del Depretis, dove vi furono indirizzati alcuni battaglioni garibaldini in fretta e furia, provenienti dalle campagne vicino a Messina.
Il 9 marzo del 1861, una banda di 80 assassini, mette la città di Santa Margherita a sangue e a fuoco, massacrando 34 persone. Mentre, nello stesso giorno ad Agrigento, una massa di popolani armati, inneggiando al Re d’Italia, assaltarono le prigioni del Castello, ivi strappandone 36 persone, rinchiusi in quella galera senza processo, in quanto fedeli al Re di Borbone; i quali trascinati nel Vescovado li massacrarono. Giorno 11 marzo, a Resuttana, presso la terra di Caltanissetta, fecero strage nel paese, lasciando sulle pubbliche vie 14 morti. Il 13 marzo un gruppo di banditi presso Palermo, nel nome del Regno d’Italia fa 30 vittime. Il 16 marzo del 1861, nell’agro di Palermo, in pieno giorno, una banda di ex galeotti liberati dai garibaldini, massacrarono 5 fratelli De Caro. Nella stessa sera presso Palermo, 16 fedeli del Re Borbonico, vennero assaliti da bande patriottiche e ferocemente scannati.

Il 13 Marzo del 1861, a Mascalucia, si rinnova la strage di Bronte

In quei giorni nelle campagne di Brancaccio e Ciavelli (si dovrebbe trattare della contrada Belmonte Chiavelli ndr), vicino Palermo, vi si uccidono in nome della Italia tutta, la Guardia Civica e il curato, incendiando la chiesa parrocchiale e le case dei villaggi vicini. Il 13 marzo 1861 a Mascalucia, si rinnovano gli eccidi di Bronte per la rivoluzione, rovesciando i muri, minacciando i contadini, si ammazzano gli oppositori. Il 14 marzo le stesse scene di massacro, saccheggio ed oltraggio, si rinnovano nel nome del Re D’Italia ad: Aci sant’Antonio, Paternò, e Riposto dove le famiglie nobili, e quelle che si ritenevano fedeli ai Regi, furono assassinate e mutilate.

Alessandro Fumia UNA MEMORIA PERDUTA NELLA VITA DEL PAESE
Estratti da documenti parlamentari d’Italia 1863 (qui il testo integrale)

Tratto da Regno delle Due Sicilie.eu

Foto tratta da Il Sicilia

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